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BLOG DI VIAGGI

L’isola di Amantanì: dove il tempo si è fermato

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Potresti mai credere che nel XXI secolo esistano ancora popolazioni senza internet, cellulari, elettrodomestici, illuminazione stradale e macchine?

Ebbene sì! Vieni in Perù ad Amantanì e trascorri due giorni con una famiglia locale.

Scoprirai da te cosa significhi non guardare whatsapp, controllare Facebook, postare su Instagram e non vedere un programma televisivo. E cosa dire di tutto a piedi, incluso il trasporto merci? Lo so, i salutisti della camminata staranno dicendo, ma che meraviglia! Sì, eccitante, ma prova a farlo a 4000 metri di altezza, con il fiato reso corto dalla compressione dei polmoni e con un vento che ti porta via.

Benvenuto dove il tempo si è fermato, dove la modernità entra ancora in punta di piedi e la tecnologia è rimasta fuori della porta di casa.

Amantanì non è un’isola fluttuante, ma una vera e propria isola peruviana sul Lago Titicaca, in cui la popolazione nasce, cresce e ci vive stabilmente.

Qui trascorro una delle esperienze più intense e più belle dell’intero viaggio, di quelle che ricorderò per la vita: vivere una giornata con una famiglia del luogo, mangiare e dormire a casa loro.

L’Isola di Amantanì dista 3 ore di navigazione da Puno. La raggiungiamo a bordo di una piccola imbarcazione, ad un ritmo molto lento, passando tra le isole fluttuanti ed i banchi di canne di totora, in cui vedi gironzolare maiali selvatici e papere, in un paesaggio che sembra incantato.

All’attracco del piccolo porto, ci raggiungono le famiglie locali che ci ospiteranno. La “mia” famiglia di Amantanì è composta da Blanca e Pepe e le loro 3 figlie.

Pepe è lì ad attenderci al molo, siamo in 3 ad essere stati assegnati a lui e ci chiede di seguirlo.

Comincia una bella scarpinata, con il fiato corto ed un signor raffreddore preso in Bolivia.

Non vedo l’ora di arrivare e conoscere il resto della famiglia, non so neanche cosa dovrei aspettarmi o cosa realmente mi aspetti, ma sento che sarà sorprendente tutto.

La casa ha un pollaio ed un terreno su cui pascolano le pecore. Un piccolo cancello introduce ad un altrettanto piccolo cortile, che dà accesso ai locali a pianterreno e tramite una scala si sale sopra alle camere da letto.

Siamo giunti ad ora di pranzo. Blanca, la padrona di casa, è una donna taciturna, parla pochissimo. Non ha grande familiarità con lo spagnolo e spesso tra noi diventa un comunicare a gesti. Blanca è la regina della casa, senza scettro e corona, ma solo pentole antiquate, con una sottospecie di cucina a gas, patate da pelare ed una montagna di panni da lavare a mano.

Non c’è un frigorifero per tenere al fresco il cibo; non c’è la lavatrice per lavare vestiti, lenzuola e tovaglie; non c’è un televisore, un computer o uno radio, neanche per tenersi informati sulle news; nella stanza non ci sono prese per la corrente; non c’è internet e ricezione per il telefono.

E’ pronto il pranzo e la traghettata ci ha messo fame. Blanca passa a Pepe tre piccole scodelle, riempite di zuppa calda. Pepe parla discretamente lo spagnolo, sicuramente è andato a scuola, almeno i primi anni. Ci dice che tutto ciò che mangiano è preparato con quello che loro producono direttamente.

La “sopa” è fatta con patate, carote e quinoa ed è buonissima. Non me lo aspettavo. La quinoa è la pietanza principale della loro dieta e ci fanno anche i dolci con la farina, che ottengono in casa con la macinatura a pietra.

Come secondo piatto arrivano dei tuberi irriconoscibili, bolliti, a cui Blanca ha aggiunto una fetta riscaldata di formaggio locale di mucca. Il formaggio è squisito, i tuberi dal sapore e dall’aspetto incerto sono un po’ secchi, faticano a scendere in gola. Scopriamo che questi tuberi non sono altro che differenti varietà di patate con la forma della carota. L’acqua non è stata neanche messa a tavola.

Servono noi tre, ma loro mangiano in un angolo. Cerco di convincerli ad unirsi a noi, ma è dura, solo Pepe accetta e comincia a chiacchierare.

Le tre figlie hanno un’età compresa tra i 7 ed i 17 anni. Le ragazze parlano lo spagnolo, anzi, vengono rimproverate dai genitori poiché non comunicano tra loro in lingua quechua.

Blanca nel frattempo arrostisce le fave, le chiedo se sono per cena e mi risponde che sono per Pachamama e Pachatata, ovvero Madre Terra e Padre Terra, venerati sui due picchi più alti dell’isola. E pensa un po’? E’ esattamente dove andremo nel pomeriggio!

Il pranzo finisce velocemente e ci mostrano le stanze, che sono spartane, ma pulite.

Il bagno è a pianterreno e mi già prefiguro la notte a scendere al buio. Apriamo la porta ed ecco la sorpresa. Ha solo il gabinetto, senza lavandino nè una doccia. Scopriamo che fuori c’è un tubo e ci si lava con quello. E’ inverno, a 4000 metri e fa un gran freddo!

Alle 3 andiamo al ritrovo comune del paese, dove ci aspettano i locali per mostrarci come e soprattutto di cosa vivono.

E’ un popolo taciturno e riservato, ma sono grandi lavoratori con regole rigide.

Ad Amantanì abitano 4000 abitanti, divisi in gruppi. Si conoscono tutti e si riuniscono tra famiglie. Le maggiori occupazioni sono l’agricoltura e la pastorizia, ma sono famosi inoltre per la tessitura, rigorosamente fatta a mano.

La tessitura è un’attività da donne, mentre ci tengono a dire che nell’altra isola, a Taquile, è un’attività prettamente maschile, insegnata ai bambini maschi dall’età di 5-7 anni.

La tessitura richiede settimane di lavoro, ad esempio per fare un cappello occorrono 2 settimane dedicandosi tutti i giorni. Non è certamente un lavoro facile, lo fanno a terra, con la schiena curva, costrette a sostenere una posizione scorretta per lavorare, che provoca però problemi di postura.

Per colorare i tessuti utilizzano sempre colori naturali, estratti da piante o dalla cocciniglia.

Siamo tutti seduti a terra ad assistere ad una dimostrazione di tessitura e macinazione della quinoa con l’antica tecnica delle pietre. Hanno chiamato anche me a macinarla, dicendomi scherzosamente “guadagnati il tuo pancake domattina!”.

Ci mostrano come una pianta sia più efficace della candeggina, si chiama radice di saqta. La dimostrazione viene fatta con la lana sporchissima dell’alpaca. Si prende questa radice, la si immerge in acqua e scuotendola, si ottiene una schiuma.

Si ricava un sapone e quando si immerge la lana sporca, ne esce bianca. Viene usato anche come shampoo, dicono che renda i capelli forti.

Per ciò che riguarda l’agricoltura, in Perù ci sono oltre 3000 tipi di patate, è un alimento principe. Amantanì non è da meno in questo.

Dopo la raccolta, le famiglie scelgono le patate e le mettono fuori ad asciugare. Così si ottiene la chuno, ossia la patata disidratata. Occorrono due giorni di ammollo prima di cucinarla nella zuppa. Disidratare le patate è un modo di conservarla a lungo.

Producono inoltre mais e quinoa, che esportano in Europa, USA ed Asia.

Ci fanno amaramente notare come, alcuni anni fa, il costo della quinoa era 1$ al kg, attualmente è arrivato ad 8$. Il consumo della quinoa da parte degli occidentali ha reso proibitivo il prezzo di un alimento base dai tempi Inka.

Per altri beni primari per loro, quali frutta, verdura, zucchero, foglie di coca, si recano una volta al mese a Puno, la città principale a 3 ore di distanza di navigazione.

Ad Amantanì ci sono tre scuole primarie ed una secondaria posta su un lato dell’isola e coloro che vivono dall’altro lato dell’isola devono farsi un’ora e mezza di strada a piedi per raggiungere la scuola.

C’è una chiesa ed un centro medico con un dottore e due infermieri, ma i locali preferiscono usare le piante per curarsi.

Una cerimonia molto importante è il matrimonio, che viene necessariamente preceduto da un periodo di convivenza, poiché nella cultura locale non è concepito il divorzio.

Nell’isola di Amantani, il futuro sposo prima del matrimonio, si reca con la propria famiglia a trovare la famiglia della fidanzata, ma non ci va con le mani in mano.

Deve spendere circa 500$ per un cesto contenente cibo di ogni genere.

Il giorno del matrimonio ogni famiglia porta con sé, per celebrare insieme, almeno una scatola di birra. Considerando quante famiglie vivono lì, gli sposi riceveranno almeno un migliaio di scatole di birra! Una piccola Oktoberfest!

Paese che vai, cultura che trovi!

Dopo le spiegazioni sull’isola e sulla loro cultura, c’è la scalata al monte per onorare Pachamama. E’ un’ora di cammino per i comuni mortali di città, come noi turisti, per i locali 10 minuti con passo veloce. Il ritorno è previsto dopo il tramonto, al buio.

La sera si cena alle 7, con la solita zuppa di quinoa e verdure. Una luce fioca ci permette a stento di vedere il piatto.

La sera ti rendi conto di come sia difficile per noi, abituati ad avere ogni tipo di comodità, vivere senza corrente elettrica, una radio, un televisore, il cellulare funzionante, internet, un bagno con i confort, un lavandino ed una doccia. Realizzi quanto sia dura dormire in una stanza che non ha mai visto un termosifone in vita sua, con delle finestre che non hanno perfetta aderenza; quanto sia “illiberale” farsi piacere tutto quello ti danno da mangiare senza proferire parola; quanto ormai sia obsoleto giocare con gli altri bambini a rincorrersi in piazza e ridere; quanto sia faticoso non avere una macchina, una moto, una bici o i mezzi pubblici.

A cena ho chiesto a Pepe e Blanca se loro fossero felici di vivere così. Sono brillati ad entrambi gli occhi e la risposta immediata è stata sì!

Se mi ci fermo a pensare, mi chiedo cosa sia andato storto se vedo più persone infelici nel nostro benessere estremo ed assoluto che in questo piccolo mondo antico.

Alle 7:45 Blanca e Pepe danno un taglio alle chiacchiere con un “ora andiamo a dormire!”.

Si va a letto prestissimo. Nell’isola la gente comincia ad uscire tra le 4 e mezza e le 5 del mattino per lavorare.

Il cielo brilla di stelle ed alle 8 di sera odo solo il suono delle onde che si infrangono a riva.

Si dorme e, come disse qualcuna più famosa di me, domani è un altro giorno!

La colazione offerta da Blanca è alle 6.30 con pancakes fatti con la farina di quinoa, marmellata comprata appositamente per noi, caffè o tè. Si rompe il Thermos e Blanca si irrita e dispiace, come se a noi si fosse rotto l’Iphone o il Samsung.

E’ ora di vestirci con i loro abiti locali per la classica foto tradizionale.

La gonna che mi presta è pesantissima, mi da una camicia, un giacchino ed un cappello, tutto cucito da lei.

Prende il mio zaino e la macchina fotografica e li inserisce nella classica mantella multicolore che indossano le donne e con cui portano tutto. La avvolge e me la pone sulle spalle per farmi arrivare giù al porto. Scopro che è meno faticoso di portare lo zaino.

Lasciamo casa per dirigerci al porto, dove ogni mercoledì mattina si tiene il mercato locale. Qui avviene il baratto tra i locali che vivono sull’isola e quelli dalla terraferma,

Facciamo le foto con il resto dei viaggiatori che erano con me, tutti rigorosamente vestiti come i locali, ma la foto che ancora oggi riguardo con un sorriso è quella con Blanca, che finalmente ha iniziato a sciogliersi ed è diventata più affabile.

Termina al porto la mia esperienza ad Amantanì, un’isola che mi resterà sempre nel cuore.

 

CONSIGLI ED INFORMAZIONI DI VIAGGIO

DOCUMENTI NECESSARI PER IL SOGGIORNO: Per un viaggio turistico controllare se occorra o meno fare il visto turistico prima di entrare. Dipende dalla propria nazionalità. Come europea, ho fatto la classica Visa on arrival.

COME ARRIVARE: L’aeroporto di Juliaca è l’aeroporto più vicino al Lago Titicaca. Da qui con un taxi o un bus di linea si raggiunge Puno.

Puno è raggiungibile anche via terra dalle principali località del Perù ed anche dalla Bolivia.

MONETA UFFICIALE: Nuevo Sol Peruviano (più comunemente soles).

TEMPERATURA: Forte escursione termica tra il giorno e la notte.Estate calda ed inverno rigido.

VACCINAZIONI: non richiesti vaccini specifici. Il mio consiglio di viaggio è quello di farsi la vaccinazione contro il tetano, la febbre tifoidea e per l’epatite A e B.

Informarsi sempre presso il sito del Ministero della Sanità qualora ci fossero vaccinazioni obbligatorie.

ASSICURAZIONE DI VIAGGIO: che copra spese mediche, trasporti e necessità impellenti.

DOVE ALLOGGIARE: Per alloggiare ad Amantanì presso una famiglia, occorre prendere un tour che includa una notte sull’isola. L’assegnazione ad una famiglia è precedentemente organizzata dalle compagnie turistiche o agenzie locali. Si pagano 17$ a persona, che includono vitto ed alloggio.

COME MUOVERSI:Il Tour prevede spostamenti in barca per le isole. 3 ore di navigazione da Puno per Amantanì e viceversa.

DOVE MANGIARE: Non hai altra scelta che consumare i pasti con la famiglia, se scegli la soluzione del Tour ad Amantanì con alloggio.

ABBIGLIAMENTO ED ACCESSORI

  • scarpe da trekking o che almeno siano molto comode. Questo è il primo consiglio.
  • Occhiali da sole
  • Protezione solare 50+.
  • Abbigliamento caldo e fresco: l’escursione termica è presente tutto l’anno. Vestirsi a strati. Soprattutto abbigliamento molto comodo, pratico, che tenga caldo d’inverno e che non faccia sudare d’estate. Nell’inverno australe sulle Ande le temperature notturne calano sotto lo zero, per cui occorre un abbigliamento da montagna, mentre di giorno stanno sui 30 gradi. Non dimenticare di includere guanti, cappello di lana e cappello leggero.

COSA PORTARE

  • Medicine: per il mal di montagna, come Diamox, aspirina, antidolorifico, antibiotico, per problemi intestinali come vomito, diarrea, costipazione e mal di stomaco, pomata antibiotica, per irritazioni e punture di insetti, cerotti, salviettine medicali e qualsiasi altra medicina si ritenga necessaria.
  • Zaino: uno capiente da utilizzare al posto del trolley.
  • Zainetto: per le escursione diurne, in cui portarsi dietro l’essenziale.
  • Borraccia d’acqua.
  • Antizanzare con protezione alta
  • Torcia: utile di notte.
  • Tovaglietta da bagno: non viene fornita dalla famiglia locale
  • Portare sempre contanti con sé. Il pagamento alla famiglia si fa in loco ed in contanti.
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