fbpx
BLOG DI VIAGGI

Perù: il leggendario Lago Titicaca e le sue Isole Fluttuanti

Guarda la Foto Gallery

Il Titicaca è il lago sacro degli Inca per eccellenza.

Il suo nome è già una leggenda: in lingua Quechua, “Titi” vuol dire puma e “caca” pietra. Titicaca è il Puma di pietra.

Gli Inca narrarono di aver visto ergersi fiero su di una roccia scura un puma dagli occhi di fuoco. Da allora questo fiero animale è diventato lo spirito del lago.

Con i suoi 3800 metri di altitudine è il lago navigabile più alto del mondo e per gli inka è il lago da cui tutto trae la sua origine.

Esiste una leggenda, che è stata messa per iscritto dagli spagnoli e che la popolazione locale tramanda da secoli, come una favola da raccontare ai bambini prima di addormentarsi o semplicemente per un guizzo di orgoglio.

E’ la storia incredibile del dio sacro Inca Viracocha, il Sole del Lago, dalle forme di un uomo bianco con la barba. Fu il primo essere in assoluto, il creatore dell’universo.

Quando ancora le tenebre avvolgevano la terra, Viracocha giaceva da solo nell’oscurità dei fondali del lago Titicaca. Fu così che decise di rompere la sua solitudine e creare i primi essere umani con la forma di giganti, affinché lo adorassero.

Questi esseri ciclopici erano delle mine vaganti. Possedevano una forza spaventosa, erano belligeranti ed irrispettosi delle regole che aveva imposto loro ed erano dediti alla magia nera.

E qui apriti cielo! Viracocha diventa furibondo, una cosa da fare impallidire l’ira funesta del Pelide Achille.

Crea il sole, la luna e le stelle dalle acque. Comincia a far piovere fuoco sul mondo. Squarcia il cielo e inonda la terra.

Fu così che i giganti morirono bruciati o annegati, trasformandosi in rocce scure nelle steppe andine. Alcuni riuscirono però a sopravvivere ed appaiono in sogno agli stregoni per diffondere la magia nera.

Questa credenza dice che alla fine del mondo, nel suo ultimo giorno, i giganti torneranno sulla terra e divoreranno gli uomini.

E’ una visione catastrofica, ma non tanto dissimile dal nostro diluvio universale.

Dopo l’era dei giganti, nascono i primi due Inca, Manco Capac e Mama Ocllo. Sono i figli del dio Sole Inti e della dea Luna Quilla.

Il Dio Sole decide che è giunto il momento di civilizzare il mondo e che si debba fondare una capitale e così fa emergere dalle acque del Lago Titicaca Manco Capac e Mama Ocllo.

Consegna a Manco Capac un bastone d’oro, dicendogli che lo dovrà piantare nel suolo e qualora il bastone non incontrasse alcuna difficoltà, lì fonderà il suo impero.

Fu così che Cuzco diviene il pacha-sunqu, ossia il centro del mondo, dove avrebbe regnato giustizia e pace.

Il Titicaca è il secondo lago più grande del Sudamerica, il primo è quello di Maracaibo in Venezuela.

Tutta l’area è un altipiano, è una formazione tettonica glaciale, nata dalla collisione di due placche tettoniche.

Puoi decidere se vedere il lago Titicaca dal versante Boliviano o da quello Peruviano. Entrambi i lati meritano. Appartengono alla stessa etnia e parlano la medesima lingua.

IL MIO VIAGGIO LUNGO IL LAGO TITICACA E LE ISOLE FLUTTUANTI

Sono arrivata da La Paz in Bolivia con un autobus turistico.

Devo dire che, prima di partire dall’Italia, mi avevano fatto una specie di terrorismo psicologico riguardo gli spostamenti senza guida nei paesi andini.

Non sapevo realmente cosa attendermi, se essere rapita in un taxi o violentata e derubata in un autobus, se non morire per un incidente stradale causato da un autista ubriacone ed affaticato da una giornata e nottata intera di viaggio.

Se vuoi far diventare un posto leggendario, comincia a diffondere notizie allarmanti e vedi come diventerà mitologico.

Parto dalla stazione di bus di La Paz con mezzora di ritardo e subito penso “cominciamo bene”. Prima di partire ho comprato un biglietto online da La Paz a Puno con servizio diretto, prenotando il posto “cama”. E’ nella parte superiore del bus turistico, che è nuovo e pulito. Quando salgo, capisco cosa sia “cama”. Un posto gigante, largo e reclinabile, tanto da essermi anche addormentata con i piedi allungati. Comodissimo!

Partiti alle 8.30 del mattino, dopo circa due ore, abbiamo fatto sosta alla frontiera per gli obblighi doganali. Devi prendere tutti i bagagli, scenderli giù e portarli con te per compilare il modulo della dogana.

Attenzione! All’entrata in Bolivia, alla dogana ti danno parte del modulo compilato, che dovrai conservare gelosamente sino al momento in cui lascerai il Paese, per consegnarlo al doganiere. Due francesi con noi non lo trovavano ed il poliziotto non voleva far continuare loro il viaggio. Hanno discusso a lungo!

Non ho mai visto fino a quel momento una frontiera di due stati, in cui gli ufficiali dei due Paesi preposti al controllo sono gli uni vicini agli altri, nel senso che fai prima la fila al banco del Paese che stai lasciando e poi ti metti in coda per il banco accanto della nuova frontiera.

Si risale sull’autobus ed il viaggio continua senza alcun problema, viene anche servito un pasto con il riso.

Non mi hanno rubato nulla, eravamo tutti turisti. L’autista aveva perfettamente il controllo del mezzo e, rispettando i limiti di velocità, andava così piano che avrebbe potuto tranquillamente frenare in caso di pericolo.

E’ un viaggio attraverso l’altipiano delle Ande, a poco meno di 4000 metri. E’ un’esperienza visiva bellissima tra la steppa andina, con i suoi lama, alpaca e vicuna, le cime innevate, seppur scarsamente. Ti colpiscono questi paesini, con le case non intonacate, le chiese colorate e le piazze principali, dove incontri le cholitas con i loro cappelli e le mantelle per portare i pesi. Si attraversano piantagioni di patate, di cui vantano migliaia di tipi.

Le strade sono strette e lasciano a desiderare, direi che questa è una reale preoccupazione.

Come in tutti i luoghi del mondo la prudenza è fondamentale ed occorre scegliere sempre compagnie affidabili. Ricordiamo che con internet, si possono trovare le recensioni.

Finalmente a destinazione!

PUNO

Puno è la città più grande sul lago Titicaca sul versante peruviano, ha 200.000 abitanti con un’università, che accoglie 18.000 studenti provenienti da differenti parti della nazione.

Gli abitanti di Puno parlano tre lingue ufficiali: spagnolo, Quechua ed Aymara, una lingua pre-Inka. Puno ed il Lago Titicaca sono una specie di spartiacque linguistico: da Puno al nord, fino all’Ecuador, parlano il Quechua, che ritroviamo anche nelle isole di Taquile ed Amantani, ma da Puno sino al sud, a La Paz in  Bolivia, parlano la lingua Aymara.

Puno non ha un granché da vedere, è da considerarsi un punto di scalo per poter visitare il Lago Titicaca, le Isole Fluttuanti, Amantani e Taquile.

L’hotel che ho scelto è proprio dietro Plaza de Armas, che sfortunatamente era in ristrutturazione. E’ la Piazza principale in cui troviamo la Cattedrale, che fu costruita dai Gesuiti nel XVIII e rispecchia lo stile tipico della zona, ossia il barocco meticcio, dato dalla mescolanza della cultura religiosa cattolica con quella locale, in questo caso sia Aymara che Quechua. Troviamo ancora il Palazzo di Giustizia, da vedere la facciata. Da Plaza de Armas parte la via pedonale principale, calle Lima, per ristoranti e negozi di souvenir. Si può fare anche bella passeggiata verso il Lago.

Ho cenato da Hacienda, un ristorante su calle Lima, ed ho provato la carne di alpaca cotta al vino e miele, deliziosa! L’alpaca vive ad altezze elevate e mangia erba buona, che conferisce alla sua carne morbidezza ed un gusto delicato.

La mattina seguente la gita sul lago Titicaca comincia alle 7:30, quando un piccolo bus con perfetti sconosciuti è venuto a prenderci.

Saranno i miei compagni di viaggio per i due giorni successivi, trascorsi sulle due isole principali, Amantani e Taquile.

Il Lago Titicaca appare subito piuttosto grande. Davanti a Puno le acque non sono molto limpide, ma man mano che si lascia la città, risultano sempre più chiare.

In mezzora di navigazione giungiamo alla nostra meta. Si dice che il Lago cambi colore in base al tempo ed alle ore del giorno, in effetti è vero!

LAS ISLAS FLOTANTES

E’ forse la parte più turistica di questo viaggio lungo il lago Titicaca, ma è anche quella che ti rimane impressa per la sua particolarità ed i colori strepitosi dei vestiti dei locali. Te ne innamori.

Ci sono più di 100 isole fluttuanti ed ogni isola è di poche centinaia di metri quadrati. In esse vivono i discendenti degli Uros, un’antica popolazione pre-incaica, di lingua Aymara. Infatti, già nell’ottocento avanti Cristo si ha traccia degli Aymara, che furono poi spinti qui nell’isole fluttuanti dagli Inca.

In questo viaggio, sono stata accompagnata da una guida locale, un ragazzo nato e cresciuto sull’isola di Amantani. Non posso chiedere di meglio.

Le canne, che si vedono in acqua, si chiamano totora e sono quelle con cui gli Uros costruiscono le loro abitazioni, ma anche le imbarcazioni.

La prima isola su cui la guida ci fa fermare è considerata di tipo tradizionale, per avere un’idea di come sia fatta e di come i locali vivano.

Ci accoglie praticamente tutta la popolazione dell’isolotto, ovvero 17 persone, incluso il loro capo, chiamato il presidente.

Ci fanno accomodare al centro dell’isolotto, come fosse la piazza principale, attorno alla quale hanno costruito le loro mini abitazioni, costituite da una sola stanza. Il bagno è fuori.

Il presidente comincia a spiegarci come vivono, cosa fanno e come costruiscono le loro abitazioni e le barche.

Per costruire le loro abitazioni, gli Uros devono creare prima di tutto uno strato piuttosto spesso che fa da base, ed è chiamato khili, fatto con la totora più densa, che si trova a 2-3 km di distanza e quindi devono portarla con le loro imbarcazioni. Sopra questa base, vengono sovrapposti strati di totora, collocati a croce ed intrecciati. Questi strati vengono sostituiti ogni tre mesi. Lo spessore è di 3 metri.

La totora è fondamentale: viene usata per tutto, anche per mangiare. In essa c’è una parte bianca, che ha il sapore di un frutto e viene usata per le zuppe.

Con la totora si fanno anche le imbarcazioni, specialmente quelle piccole, che usano per tutti giorni. Vengono usate anche dai bambini per andare a scuola. Le imbarcazioni hanno un colore giallo e quella classica forma con la prua alta ed incavata.

La barca in realtà è stata la loro prima abitazione e quindi la loro prima isola fluttuante.

Le isole sono fluttuanti, ma non si muovono, poiché vengono ancorate. Nell’isola che ho visitato io, ci sono 11 ancore. Nonostante ciò, la sensazione è quella di galleggiare.

Queste isole hanno una durata di circa trent’anni e ricordiamo che ogni tre mesi sostituiscono gli strati di copertura di canne.

In quanti vivono?

In ogni isola ci sono circa 5-6 famiglie. Se non vanno d’accordo, possono tagliare letteralmente in due l’isola o semplicemente ritornare sulla terra ferma.

Ognuna delle 140 isole ha un suo leader, al di sopra dei quali c’è anche un sindaco, eletto ogni 4 anni.

Di cosa vivono?

Vivono in una riserva nazionale, in cui c’è il divieto di pesca. Nonostante ciò, hanno un permesso speciale per pescare e per cacciare. La pesca è la principale attività, insieme all’artigianato locale, che è stato anche riconosciuto dall’Unesco e quindi protetto.

Ci fanno entrare a piccoli gruppi nelle loro case, in cui c’è un letto e tessuti coloratissimi, fatti a mano da loro stessi.

Fuori hanno messo i banchetti del loro artigianato, ci sono piccoli souvenir, come mini imbarcazioni locali, maglie, coperte, copricuscini, tutti intessuti da loro.

Quando stiamo per imbarcarsi, ci onorano di un loro canto di saluto, ma poi viene la chicca. Per salutarci, ci intonano “Vamos a la playa” dei Righeira. Ma lo sapranno che i Righeira sono italiani ed era una famosa hit estiva anni ’80? Non lo so! La cantavano tutti in automatico, in ogni isolotto, per salutare gli ospiti.

A loro, alla loro estrema gentilezza ed ospitalità, all’esplosione di colori vivaci dei loro tessuti, alle loro mani consunte dal lavoro fisico, alla loro volontà di resistere ad un mondo globalizzato, va la mia totale stima.

Rimane comunque una bellissima, seppur breve, esperienza ed eccoci pronti a ripartire.

CONSIGLI ED INFORMAZIONI DI VIAGGIO:

DOCUMENTI NECESSARI PER IL SOGGIORNO: Per un viaggio turistico controllare se occorra o meno fare il visto turistico prima di entrare. Dipende dalla propria nazionalità. Come europea, ho fatto la classica Visa on arrival.

COME ARRIVARE: L’aeroporto di Juliaca è l’aeroporto più vicino al Lago Titicaca. Da qui con un taxi o un bus di linea si raggiunge Puno.

MONETA UFFICIALE: Nuevo Sol Peruviano (più comunemente soles).

TEMPERATURA: Forte escursione termica tra il giorno e la notte. Estate calda ed inverno rigido.

VACCINAZIONI: non richiesti vaccini specifici. Il mio consiglio di viaggio è quello di farsi la vaccinazione contro il tetano, la febbre tifoidea e per l’epatite A e B.

Informarsi sempre presso il sito del Ministero della Sanità qualora ci fossero vaccinazioni obbligatorie.

ASSICURAZIONE DI VIAGGIO: che copra spese mediche, trasporti e necessità impellenti.

DOVE ALLOGGIARE: Puno.

COME MUOVERSI:Il Prenotare un tour sul Lago Titicaca con le Isole fluttuanti.

DOVE MANGIARE: Puno, calle Lima e dintorni. Io ho scelto Hacienda.

ABBIGLIAMENTO ED ACCESSORI

  • scarpe da trekking o che almeno siano molto comode. Questo è il primo consiglio.
  • Occhiali da sole
  • Protezione solare 50+.
  • Abbigliamento caldo e fresco: l’escursione termica è presente tutto l’anno. Vestirsi a strati. Soprattutto abbigliamento molto comodo, pratico, che tenga caldo d’inverno e che non faccia sudare d’estate. Nell’inverno australe sulle Ande le temperature notturne calano sotto lo zero, per cui occorre un abbigliamento da montagna, mentre di giorno stanno sui 30 gradi. Non dimenticare di includere guanti, cappello di lana e cappello leggero.

COSA PORTARE:

  • Medicine: per il mal di montagna, come Diamox, aspirina, antidolorifico, antibiotico, per problemi intestinali come vomito, diarrea, costipazione e mal di stomaco, pomata antibiotica, per irritazioni e punture di insetti, cerotti, salviettine medicali e qualsiasi altra medicina si ritenga necessaria.
  • Zaino: uno capiente da utilizzare al posto del trolley.
  • Zainetto: per le escursione diurne, in cui portarsi dietro l’essenziale.
  • Borraccia d’acqua.
  • Antizanzare con protezione alta
  • Portare sempre contanti con sé.
Condividi su Facebook