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Istanbul: l’Oriente che incontra l’Occidente

Quando l’Oriente incontra l’Occidente, ne nasce un capolavoro, Istanbul. 

E’ una metropoli di 15 milioni di abitanti, affollatissima ed affascinante, vivace, cosmopolita, caotica, ma a suo modo ordinata.

Tre ponti la legano a due continenti, Asia ed Europa, a  due culture opposte e complementari, che la rendono un unicum nel mondo.

Vive un imponente passato ed una fresca modernità. E’ evidente il retaggio di gloriosa capitale dell’Impero Romano d’Oriente prima e di quello Ottomano poi, ma è anche la città in grado di riscrivere sé stessa, di sfidare il futuro con l’apertura del più grande aeroporto del mondo, con ponti ed infrastrutture assimilabili alle più evolute capitali.

Il mio personale “ispiratore di viaggi e fonte di idee”, Franco Battiato, cantava “Venezia ricorda istintivamente Istanbul, stessi palazzi addosso al mare, rossi tramonti che si perdono nel nulla”, una comparazione che ci riporta alla magia dell’antica Costantinopoli e dell’attuale Istanbul. Io ho avvertito un senso di familiarità rivedendo quello stile, che rivive ancora oggi, prevalentemente nel Sud Italia, a testimonianza di antiche dominazioni e contaminazioni culturali.

Istanbul è la sua gente, generosa, ospitale, profondamente religiosa, ma rispettosa delle idee altrui. Riflettevo di quanti stereotipi e modi di dire abbiamo sui turchi, si dice “fumi come un turco”, bestemmi come un turco” o “fai cose turche”. Sul primo stereotipo confermo che fumano tantissimo, sul resto è leggenda!

Ogni stagione è buona per visitarla, si dice che il Bosforo cambi il suo colore a seconda delle stagioni, del tempo atmosferico e dell’ora del giorno e che l’immagine che ne avrai non sarà mai uguale.

Istanbul è la città dalle circa 3000 Moschee ed i loro Minareti definiscono la skyline della città. Ovunque tu sia, udirai per 5 volte al giorno il canto dei Muezzin, che chiama i fedeli alla preghiera, namaz. Non viene imposto alle donne l’uso del velo, ma lo fanno seguendo i dettami della propria coscienza religiosa. Ricordiamo che il grande statista Mustafà Kemal, detto Ataturk, ha avuto il merito di laicizzare ed  occidentalizzare la Turchia, con parità di diritti alle donne, incluso il diritto al voto.

Per capire Istanbul, devi immergerti nel loro caos e vivere la loro quotidianità. Anche da turista, bisogna prendersi il tempo per sedersi in uno dei loro innumerevoli caffè e sorseggiare la bevanda nazionale, il tè alla turca. E’ un tè molto forte, preparato con due speciali bollitori, impilati l’uno sull’altro. Ne vanno molto orgogliosi e viene servito in bicchieri di vetro, che ne esaltano il colore ambrato, e con tanto zucchero.

L’altra bevanda molto utilizzata è il caffè alla turca, nulla a che fare con il nostro, ma ricordiamo che il caffè è arrivato a noi attraverso i turchi e che la parola Moka, che per noi è sia la caffettiera che la qualità di caffè, deriva da Mokha, una città dello Yemen, ex territorio Ottomano, in cui si produceva l’arabica.

D’inverno si può godere del Sahlep, bevanda calda a base di bulbi di orchidee e latte, con una spruzzata di cannella. Buonissima! Trova il suo corrispettivo in altri Paesi Arabi, con il nome di Sahlab, io l’ho gustato in Egitto con  sopra  il cocco grattugiato o il pistacchio.

Non può mancare la baklava, il dolce tipico turco, fatto di sfoglie con frutta secca e miele. Va preso in piccole quantità, poiché è dolcissimo, io l’ho provato in una catena di ristoranti-bar servito con la clotted cream, una crema alla panna. Semplicemente divino!

Ci sono poi le Turkish Delights o Lokum, dei dolcetti gelatinosi a vari colori e  gusti, quali pistacchio, datteri, nocciole, serviti in piccoli quadretti. Uno tira l’altro!

DOVE DORMIRE AD ISTANBUL:

Istanbul per dimensione e popolazione è la città più grande d’Europa, per cui la scelta della location dell’Hotel deve essere mirata, se non vuoi passare ore nel traffico.

Hai una vastissima scelta di Hotel ed appartamenti, finemente decorati, unica pecca è che nel cuore storico della città non hanno quasi mai l’ascensore.

I MIEI SUGGERIMENTI:

  • SULTANHAMET: è la punta della storica penisola, la vecchia Costantinopoli. E’ il cuore antico della città ed a mio avviso anche il quartiere più affascinante, nel distretto di Fatih, lungo la parte Europea della città. La presenza della Moschea Blu ne dà una connotazione profondamente religiosa, il canto del Muezzin scandirà le tue ore, ma è occidentale abbastanza da non sentirsi mai fuori dal contesto. Qui vi sono anche Palazzo di Topkapi, Basilica si Santa Sofia, la Cisterna-Basilica ed il Grande Bazar. Basterebbe questo per eleggerla come zona ideale per trovare un hotel, la scelta è vastissima, con prezzi modici ed accessibili, inclusa la notte di capodanno.
  • BEYOGLU: è arroccata su una collina e che fatica! A partire dalla famosa Piazza Taksim lungo tutta la Istiklal Caddesi, la via pedonale più lunga della città sino ad arrivare alla famosa Torre di Galata, si susseguono una serie di palazzi Liberty, che ospitano alberghi, ristoranti, caffè e negozi, che danno a questa parte di Istanbul una connotazione fortemente europea.

I prezzi degli hotel sono leggermente più alti di quelli di Sultanhamet, ma è qui che la notte si confonde con il giorno, che al chiasso dei ristoranti e dei locali sino a tarda notte, si succede quello dei caffè e dei negozi durante il giorno.

  • BESIKTAS: l’area elegante che si affaccia sul Bosforo, sede di ambasciate e palazzi di un certo livello, molto occidentale nei costumi.

E’ collegata a Piazza Taksim con una funicolare e da qui ci si muove con la metropolitana e ed è possibile raggiungere i maggiori luoghi di interesse.

Qui ci sono alberghi lussuosi, che si affacciano sul Bosforo, ma puoi trovare anche bellissimi appartamenti per sentirsi un po’ come a casa propria.

 

WEEKEND AD ISTANBUL

Programmare un weekend ad Istanbul è fattibile ed economico. Per visitare la città, occorre ben più che un weekend, c’è tantissimo da vedere, ma spesso non abbiamo tanti giorni a disposizione e bisogna concentrare le cose da vedere e fare.

Come precedentemente detto, è la più grande città d’Europa, per cui gli spostamenti possono essere lunghi e richiedere tempo, comunque  ogni spostamento vi permetterà di vedere la città sotto altri punti di vista.

Vi indico di seguito cosa proprio non perdere e soprattutto cosa si può fare in un venerdì, sabato e domenica.

Cominciamo dal primo consiglio, i monumenti principali vedono sempre tanta fila e si rischia di entrare e non riuscire a vederli, quindi sarebbe meglio riservarli alle mattine, potendo.

Ho pensato ad un weekend  di tre giorni, venerdì, sabato e domenica così suddivisi:

GIORNO 1:

– BASILICA DI SANTA SOFIA

In turco è AYA SOFYA e significa divina saggezza, poi divenuta Santa Sofia.

Già da fuori vedi la sua imponenza, che ne ha fatto essere per un millennio, sino alla costruzione della Basilica di San Pietro, la chiesa cristiana più grande del mondo, ma subito ti cade l’occhio su qualcosa che non ti aspetteresti mai da noi da uno costruzione bizantina, ossia i 4 imponenti Minareti.

Prima di entrare, ti avviso che la fila è corposa, ma esiste un sistema di Fast Track, infatti pagando qualcosa di più, ci sarà il venditore del biglietto che ti farà entrare immediatamente, ne vale la pena! L’ho benedetto.

Nei suoi 1500 anni di storia è passata dall’essere una Basilica Ortodossa a Cattolica Romana, per poi divenire una Moschea sino ad essere trasformata a Museo durante la laicizzazione dello Stato Turco.

Fu edificata dall’imperatore Giustiniano a sostituzione dei precedenti edifici, quello di Costanzo II prima e di Teodosio II in seguito, andati entrambi in fumo.

Il progetto fu grandioso, si diceva che Giustiniano lo avesse ricevuto in sogno da un angelo, in realtà voleva rivaleggiare con il Tempio di Gerusalemme.

Alla conclusione dei lavori sembra che abbia detto “oh Salomone, ti ho superato”.

Diciamo che non ha badato a spese e tempo!

Infatti ci misero soli 5 anni, 10 mesi e 10 giorni per edificarla, con una cupola alta 56 metri e 32 metri di diametro, navata centrale di 70 metri,  marmi e materiali preziosi provenienti da tutto l’Impero, marmo verde, marmo rosso, porfido, lastre d’oro e d’argento.

Immaginiamo quanto fastosa dovesse essere, infatti facciamoci aiutare dall’immaginazione!

L’altare d’oro tempestato di diamanti, gli affreschi, buona parte dei mosaici, l’iconostasi d’argento non ci sono più.

Ad oggi è visibile il mosaico della Madonna seduta su un trono di pietre preziose.

Nella parte superiore si può vedere la Deisis, o almeno quello che è ancora visibile dello splendido mosaico a rappresentazione di Cristo tra la Madonna e San Giovanni Battista.

Occorre visitare la Colonna Sudante, io ci ho messo un po’ per trovarla, ma pare porti fortuna ed esaudisca i desideri, vogliamo sfidare la dea bendata? Direi di no! Facciamo la fila anche qui, sì, perché in pratica devi infilare il pollice destro in un buco e devi far ruotare la mano di 360° senza staccare il palmo. Sembra facile, ma tutti fanno un po’ di contorsionismo!

Il tempo passa, le situazioni cambiano ed anche le destinazioni d’uso. Con la caduta di Costantinopoli, il sultano Mehmet II la trasforma in Moschea. Vernicia i mosaici bizantini, il solo scriverlo mi fa venire i brividi.

Compaiono giganteschi lampadari. Nell’Ottocento vengono appesi al muro 8 medaglioni recanti i nomi di Allah, del Profeta, dei 4 califfi e dei due nipoti di Maometto.

Grazie ad Ataturk, l’edificio divenne nel 1935 un Museo e sono iniziati dei lavori di ripristino dell’antica struttura, facendo riaffiorare l’antico pavimento ed i  mosaici, di cui rimane poco a causa del deterioramento del tempo.

Comunque, rimane imperdibile ed è per questo che l’ho messo come prima tappa assoluta.

A questo punto direi che se sei giunto in mattinata, ti sei sistemato e subito andato alla Basilica di Santa Sofia, direi  che ormai siamo nel pomeriggio inoltrato  e si va verso la sera.

La mia scelta per un benvenuto ad Istanbul è:


Cena sul barcone
: partenza da Karakoy, hai 3 ore e mezzo di cena con spettacolo e soprattutto navigazione sul Bosforo. C’è il servizio di pick-up e drop-off. Bisogna prenotare online. Il costo non è eccessivo, circa 27 euro a persona, ma dalla barca hai una visione della città diversa, più ampia e che difficilmente puoi avere anche solo girando a piedi. Consigliato!

 

GIORNO 2:

– MOSCHEA BLU

Ovvero SULTANHAMET CAMII, è la più importante Moschea di Istanbul.

Faccio 3 premesse o raccomandazioni:

1) Attenzione agli orari! Ricordiamo che anzitutto è un luogo di culto ed esercita la chiusura ai visitatori durante le funzioni religiose, 5 preghiere al giorno, più quella extra il Venerdì.

2) Attenzione all’abbigliamento! Che sia consono al luogo, niente shorts, minigonne, scollature.

3) Attenzione alle effusioni! Evitiamo i mano nella mano, abbracci e baci, non sono visti di buon occhio.

Facciamo la nostra bella fila, qui non ci sono Fast Track salta fila, non si paga l’ingresso, ma bisogna attendere pazientemente. Le attese vengono ripagate.

La Moschea Blu fu fatta costruire dal Sultano Ahmet I e terminata in 6 anni nel 1616, questo tecnicamente la rende più antica di San Pietro, terminata nel 1626, ma sappiamo bene che per finire San Pietro ci misero poco meno di due secoli.

Ahmet I voleva costruire qualcosa di imponente,  che riaffermasse il potere ottomano dopo la guerra con la Persia, e che superasse anche la vicina Aya Sofya.

E’ chiamata Moschea Blu, poiché il blu è il colore predominante nelle meravigliose  21.043 maioliche in ceramica di Iznik, che decorano le pareti di questa incredibile Moschea e sono illuminate da 260 finestre. Che dire, un capolavoro! Bisogna entrare per ammirare le volte e le pareti, incantevoli.

L’altra particolarità è la presenza di 6 Minareti, potrete leggere ovunque che il tutto pare sia nato da una confusione linguistica. Il Sultano Ahmet per creare un qualcosa di unico e mirabiliante e che si differisse dalla vicina Aya Sofya,  voleva i Minareti in oro. La parola oro “altin” differisce per una sola lettera dalla parola sei “alti”  e l’architetto intese il numero sei et voila! E’ qui che sorse il problema. Non poteva avere 6 Minareti come la Moschea del Profeta a Mecca, per cui decise di offrire un settimo Minareto proprio alla Moschea del Profeta.

– CISTERNA-BASILICA 

Dopo la Moschea Blu, consiglio vivamente la visita alla Cisterna- Basilica, ovvero YEREBATAN SARAYI

Anche qui si fa la fila per entrare e si paga un biglietto.

Vi si accede scendendo delle scale e ti appare un mondo sommerso, fatto di luci soffuse gialle ad illuminare 336 colonne, 143 metri di lunghezza e 65 di larghezza.

Io l’ho trovato un posto dalla magica atmosfera, molto umido e ti deve guardare bene nel camminare, ma ti dà l’idea di una città e di un mondo che non esiste più. Vi è stata girata una scena del film  “Dalla Russia con amore” di James Bond.

E’ una cisterna bizantina, costruita da Costantino, e si trovava all’interno di una Basilica. Forniva l’acqua al Gran Palazzo, in cui vivevano gli imperatori bizantini.

Le sue caratteristiche colonne provengono da palazzi diversi e bisogna soffermarsi in fondo sulle due colonne che hanno alla loro base due teste di Medusa, una è capovolta, l’altra è di profilo. La Medusa era il mostro della mitologia greca, con i capelli di serpente ed uno sguardo capace di pietrificare chiunque la guardasse.

E’ notevole anche la Colonna Piangente.

Usciamo dalla Basilica-Cisterna per dirigerci al Grand Bazar. Da Sultanhamet si prende il Tram.

GRAND BAZAR

L’aggettivo Grande  non rende l’idea di come ci si possa perdere lì dentro,  di come tu sia entrato da una porta e con matematica certezza ne uscirai da un’altra, senza sapere neanche dove tu sia!

Il suo nome in turco è Kapalicarsi, ossia mercato coperto, e come tale è uno dei più antichi  e grandi al mondo con oltre 4000 negozi.

Entrare nel Bazar è un viaggio sensoriale, gli occhi si perdono tra i coloratissimi vetri delle lampade di mosaici di vetro e delle splendide maioliche. Il palato viene soddisfatto dai piccoli assaggi di Lokum, o Turkish Delights, che ti offriranno, spiegandotene il gusto e avrai solo l’imbarazzo della scelta tra i colori ed i sapori. L’orecchio sarà distratto dal costante vociare del Bazar, dal richiamo dei venditori, che ti vorranno dare di tutto, dai gioielli preziosi, ai vestiti, le borse “griffate”, profumi, improbabili bicchieri da tè con perle sopra, insomma, quello che vuoi trovare, lo troverai, ma soprattutto lo prenderai, non c’è scampo!

Ora direi che è il caso di andare nella città nuova, a BEYOGLU e visitare Piazza Taksim.

PIAZZA TAKSIM

A parte il Monumento nazionale, scolpito da Pietro Canonica, non ho trovato nulla che mi abbia colpito, ma per i turchi è la piazza! Quindi bisogna andarci.

ISTIKLAL CADDESI

Vuol dire Viale Indipendenza. In teoria inizia dalla Torre di Galata e termina a  Piazza Taksim, ma un lato vale l’altro. E’ una  lunga via pedonale, su cui si riversa un numero incredibile di persone, tra locali e turisti, specialmente nel weekend.  E’ ricca di bei palazzi di stile Liberty, Neoclassico, Neogotico in cui vi sono una infinità di negozi, ristoranti, caffè, cinema, librerie. Nelle vie laterali dipartono una serie di vie più strette in cui troverai uno dopo l’altro ristoranti e ristoratori pronti ad accattivarti con le loro offerte.

E qui lascio a te, mio lettore, continuare il tuo giro, sceglierti il ristorante o andare in un locale. Buona serata!

 

GIORNO 2

Cominciamo sempre presto il nostro tour, ricordiamo le file ovunque.

PALAZZO DI TOPKAPI

Consiglio Topkapi a prima mattina, la fila è enorme come sempre e parte da fuori, non è solo limitata all’acquisto del biglietto, ma anche alle visite interne.

Fu costruito da Mehmet II a seguito della caduta di Costantinopoli e conquista della città. Parliamo della residenza dei Sultani per circa 4 secoli ed ogni Sultano ne ha apportato migliorie ed ampliamenti. Quasi tutti i Sultani dell’Impero Ottomano hanno vissuto qui.

Non immaginiamolo come il Castello di Versailles e le sue ampie e sontuosissime stanze, come il Salone degli Specchi. Togliamoci questa idea.

Topkapi rispetta la concezione di vita di questo popolo di origine nomade, è costituito da chioschi e cortili, come fossero tende di marmo.

Si accede dalla Porta Imperiale e ci si ritrova subito alla Corte dei Giannizzeri, un corpo scelto costituito da prigionieri cristiani, convertiti all’Islam. ad esclusivo uso del Sultano. Fu un corpo che vide nel tempo accrescere il suo numero ed anche il suo potere.

Qui si affaccia la chiesa di Sant’Irene, ma non sono riuscita a vederla.

La Seconda Corte è chiamata delle Cerimonie, in cui il Divan, il Consiglio Imperiale, si riuniva per trattare gli affari di Stato, in particolare le tasse sulle merci. Da Divan nasce il termine dogana, poiché rappresentava sia l’atto amministrativo dello Stato che il mobile da cui il visir operava la sua contabilità. Da  Diwan deriva la parola divano.

A sinistra della Corte delle Cerimonie, c’è l’Harem,

Curiosità sull’Harem:

La guida che ho consultato dice che nell’Harem vivevano le mogli e le concubine ed accoglieva la bellezza di un migliaio di donne, le bianche rimanevano circa 9 anni, le nere 5. Erano sorvegliate dai famosi eunuchi, uomini castrati,  gli unici ad essere ammessi. Gli eunuchi neri erano all’interno del Palazzo a sorvegliare le donne, mentre quelli bianchi erano all’esterno.

Ho subito pensato a come facessero a vivere assieme tante donne, un detto italiano dice che troppi galli non fanno mai giorno! Ma chi erano le concubine?

La cosa mi ha incuriosito e sono andata a leggere qualcosa di più sull’argomento.

Le donne erano sia asiatiche che nere, ma la preferenza cadeva sulle Circassiane e prima di adesso non sapevo neanche chi fossero. Sono donne caucasiche, provenienti dalla Circassia, territorio della attuale Federazione Russa che si affaccia sul Mar Nero.

Venivano prese piccole e cresciute. Ovviamente non era la colonia estiva o il viaggio-studio all’estero, queste ragazzine si guadagnavano il pane ed il letto lavorando, ma veniva a loro garantita la medesima istruzione data ai maschi del Palazzo e dovevano imparare la lingua turca.

Alle più belle e dotate venivano insegnati arti quali la danza, la musica, la scrittura, il ricamo e venivano chiamate Kadin, ovvero Signora. Erano le favorite e coloro che davano un figlio al Sultano divenivano mogli.

Il Sultano ne sceglieva una a notte e le concubine si esibivano nel Salone del Sultano in danze per essere scelte.

Nella Terza Corte soffermati nel Padiglione delle Reliquie, c’è il bastone usato da Mosè e poi le reliquie del Profeta, un dente, la barba e qualcos’altro, che ho provato a capire. Devo dire che in quella calca la guardia è stata gentile a farmi chinare e notare le reliquie, in quel momento di confusione non avrei capito molto.

Si possono vedere le cucine, l’hammam, ma soprattutto bisogna dirigersi al Tesoro.

Il Tesoro è il pezzo forte del Palazzo. E’ il “vedere per credere” senza poter toccare con mano come San Tommaso.

C’è un trono ricoperto d’oro e pietre preziose, il mitico pugnale, Hancer, con la guaina d’oro e diamanti. Se la guaina è così, l’impugnatura non può essere da meno con gli smeraldi incastonati ed un orologio. Ed ancora i candelabri d’oro con 6666 diamanti dal peso di un piccolo adulto, ben 48 kg! C’è uno dei diamanti più grandi del mondo, il kasikci, da 86 carati, circondato da 49 brillanti. E’ il diamante del  mercante di cucchiai, poiché si dice che nel XVII secolo un uomo lo abbia trovato tra la spazzatura e lo abbia venduto ad un rigattiere per soli 3 cucchiai di legno.

Ovviamente c’è molto altro, da posti del genere esci con una sola certezza, quello che non avrai mai!

Direi che dopo essersi rifatti gli occhi con tante bellezza, bisogna rifarseli nuovamente con la vista panoramica della citta. Prendi il tram ed arriva a Karakoy, da li fatti forza che una mitica salita ti attende.

TORRE DI GALATA

Ovvero Galata Kulesi, io adoro le torri medievali e da questa torre si ha la vista più incredibile di Istanbul.

Armati dell’ingrediente che ad Istanbul non può mancare, la pazienza! Ho fatto una fila incredibile per salire, ma questo è dovuto al fatto che si salga in ascensore in un numero limitato di persone e che sopra sulla terrazza circolare lo spazio sia strettissimo.

Galata era un’enclave genovese, qui avevano stabilito i loro traffici marittimi con il Mediterraneo ed il Mar Nero.

Venne costruita da Rosso Doria nel 1348, il nome originario era “Christea Turris”, la Torre di Cristo.

Sotto gli Ottomani divenne un punto di osservazione, con i suoi 66 metri di altezza era il punto più alto della città.

Non ti resta altro che salire e goderti il panorama mozzafiato di una città in cui il moderno si è fuso all’antico, il cui il ponte Ataturk non ruba la scena alle Moschee di Sultanhamet.

DERVISCI ROTANTI

Visto che sei a Galata, non puoi perderti lo spettacolo dei Dervisci Rotanti al Galata Mevlevi Museum. Controllare gli orari, lo spettacolo in questa sede è di domenica, ma è possibile vederli altrove tutti i giorni. Leggi il mio approfondimento!

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