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Si dice che le migliori storie d’amore nascano davanti ad un ottimo vino, ma quella che voglio raccontare è una storia d’amore e di vini inscindibile, in cui il protagonista è il Barolo,  il “re dei vini” , e la sua storia nasce da quella d’amore di due personaggi d’eccezione, Carlo Tancredi Falletti, Marchese di Barolo, e Juliette Colbert, contessa di Maulévrier.

Ai Marchesi di Barolo non si deve solo il nome dell’omonimo pregiatissimo vino, ma anche il metodo di produzione, che ancora oggi caratterizza un’eccellenza italiana.

Per apprenderne la storia ed osservare con i miei occhi le proprietà dei Marchesi di Barolo con loro magnifica cantina, mi sono immersa nella quiete mistica delle Langhe piemontesi, tra dolci declivi e verdi filari di uva nebbiolo.

Siamo nella pittoresca località di Barolo, dove grazie alla famiglia Abbona, attuale proprietaria, continua la lunga storia di un grande vino e di amore per una terra fertile e bellissima. Si può prenotare una visita alle storiche cantine, gustare prelibati vini ed acquistarli.

I MARCHESI ED IL BAROLO

La storia comincia nel 1806, quando Carlo Tancredi, erede di un’illustre e millenaria casata piemontese e paggio imperiale, viene invitato a Parigi a partecipare ad una festa a cui presenziava l’élite della nobiltà francese.

Il Marchese di Barolo viene introdotto alla giovane contessa Juliette, discendente di un personaggio cruciale per la storia francese, Jean-Baptiste Colbert, il ministro delle Finanze del Re Sole.

Galeotto fu Napoleone Bonaparte! E’ proprio lui, l’imperatore in persona, che combina questa unione, con la mediazione del Principe Camillo Borghese.

Poco ha a che fare Napoleone I con il dio dell’amore, ma ne ha molto di più con le trame politiche e le mire espansionistiche.

Può mai essere felicemente riuscita un’unione combinata?

Ebbene sì! Mai coppia fu più affine per cultura, estrazione sociale, interessi, fede religiosa.

Ne nasce una grande storia d’amore e di vini, vengono entrambi da terre rinomate per le loro vigne, Juliette proviene dalla Champagne e Carlo Tancredi dal Barolo.

La coppia si sposa a Parigi con dei testimoni di nozze d’eccezione: Napoleone con la sua Giuseppina!

Dopo alcuni anni trascorsi a Parigi, decidono di trasferirsi nel Palazzo Barolo a Torino, dove il Marchese diviene anche sindaco della città e frequentano l’élite e l’intellighenzia sabauda, tra questi menziono un personaggio che sarà cruciale per la storia del Barolo, il Conte di Cavour.

Juliette e Carlo Tancredi sono due carattere opposti, che si completano a vicenda e ben si armonizzano. Sono una coppia ammirata e stimata, ben voluta da tutti, dall’alta società, di cui sono personaggi di spicco, e dal popolo a cui fanno tantissima beneficenza, tanto che le loro figure sono state dichiarate venerabili.

La coppia è solita trascorrere diverso tempo nei loro possedimenti di campagna nelle Langhe ed è proprio qui che Juliette assaggia il vino prodotto localmente e non lo trova di suo gradimento.

Al tempo, il vino veniva fatto fermentare in vasche aperte e l’escursione termica andava ad alterare il processo di fermentazione, tanto che di giorno fermentava e di notte questo processo si fermava.

Ciò che si otteneva era un vino frizzantino, non completamente fermentato, che a Madame Colbert non piaceva. Il suo palato era abituato ai vini francesi, invecchiati in botti di legno.

IL BAROLO E’ IL VINO DEI RE, MA ANCHE IL RE DEI VINI

Juliette comprende il valore della qualità dell’uva e pensa bene di far venire nelle Langhe un enologo francese molto famoso, Oudar, di cui era venuta a conoscenza grazie al suo grande amico Camillo Benso, Conte di Cavour, che già utilizzava i servigi di Oudar come consulente nel castello della vicina Grinzane per la produzione del suo Barolo.

Fanno costruire delle botti, in cui viene fatto invecchiare il nebbiolo. Alla fine di un lungo e complesso processo di invecchiamento, Juliette ne rimane entusiasta del gusto più raffinato di questo vino e comincia ad offrirlo, ad omaggiare i conoscenti, per farlo conoscere, tanto che questo vino riscuote un grande successo.

Juliette è una donna bella, istruita ed intraprendente e fa una grande operazione di marketing: fa costruire delle apposite botti di piccole dimensioni così da poter essere trasportate sui carri. Ne manda a Torino una per ogni giorno dell’anno a Carlo Alberto, fatta eccezione per il periodo di quaresima.

Fu così che Carlo Alberto di Savoia comincia a farlo servire nei suoi ricevimenti ed a farne omaggio e da ciò nasce il detto che “il Barolo è il vino dei Re, ma anche il re dei vini”.

Muore prima Tancredi ed diversi anni dopo, nel 1864, la Marchesa Juliette, senza lascare eredi.

Juliette era profondamente religiosa e dedita alla beneficenza, alla sua morte viene creata l’Opera Pia Marchesi di Barolo per amministrare i loro immensi beni, per fare in modo che il lavoro della cantina svolto in precedenza venga tramandato.

L’Opera Pia se ne occupa fino al 1929, quando viene emanata una legge che vieta alle Fondazioni religiose di avere degli introiti.

Mantenere una cantina delle dimensioni della Cantina dei Marchesi di Barolo era oneroso senza un ritorno economico. 

La famiglia Abbona, originaria di Barolo e già proprietaria di una cantina, riesce ad acquistare la cantina ed il castello dei Marchesi di Barolo ed attualmente siamo alla IV generazione degli Abbona, che è riuscita egregiamente a tramandare una tradizione secolare sino ad oggi e ci consente di gustare uno dei più pregiati vini del mondo.

 

LA VISITA ALLE CANTINE MARCHESI DI BAROLO 

Sono nata e cresciuta in una terra di vini e per me il tempo della vendemmia è profumo acre di vino fermentato, quello dolce del mosto cotto e quello di uva fresca , è il ricordo delle cantine del nonno, dei suoi vini, dei trattori e di un mondo che viveva di quei momenti.

Visitando le Langhe, non potevo farmi sfuggire l’occasione di una visita ad una cantina storica ed ho scelto quella dei Marchesi di Barolo, perché da qui è cominciato tutto.

La meravigliosa visita alle Cantine dei Marchesi di Barolo parte nel cortile principale, dove ci accoglie la tramoggia, una macchina gigantesca ed essenziale per la vendemmia. Dopo la raccolta, l’uva viene trasportata qui e messa in questa macchina, che la fa scendere giù per le cantine, dove viene raspata, pigiata e preparata per il processo di fermentazione.

Il cortile principale è molto grande, qui inizia la visita delle cantine e sempre qui termina con la degustazione dei vini.

Scendere giù nelle cantine è un emozionante viaggio in circa duecento anni di storia del Barolo, passando attraverso un’area più recente per finire nella parte storica.

La visita delle cantine avviene con la sapiente guida del personale che ti illustra nei dettagli il processo di vinificazione, le botti, le loro caratteristiche, la differenza tra i vini ed ad ogni passo e parola puoi comprendere il grande lavoro che c’è dietro un grande vino e soprattutto la passione che anima gli Abbona. 

E’ un percorso interessantissimo, ricco di curiosità, che parte dalla parte più nuova delle cantine per poi giungere a quella più antica.

Nel primo locale visitato ci sono le botti progettate da un mastro bottaio milanese.

Qual è la particolarità delle botti?

E’ il legno! Sono di rovere di Slavonia, che è una regione boschiva della Croazia, dove gli alberi crescono più velocemente che in altre zone ed i loro pori sono più dilatati. Questa è un’ottima caratteristica per l’invecchiamento del vino in botti, grazie a questi pori avviene il passaggio dell’aria, l’ossigeno entra ed esce ed il vino invecchia meglio. Maggiore è l’ossigenazione, migliore è l’invecchiamento del vino.

Cosa caratterizza il Barolo?

Il Barolo subisce un processo di invecchiamento, che dura 38 mesi, ovvero i 3 anni più i due mesi tra la vendemmia e l’inizio dell’anno successivo. Dopo di che, se è stato invecchiato almeno 18 mesi in una botte di legno, il vino si può chiamare Barolo.

Per la Riserva invece il periodo di invecchiamento è di 62 mesi ed è importante sapere che viene prodotta solo nelle annate eccezionali.

Barolo può essere prodotto con uve 100% nebbiolo, con l’uva proveniente da 11 comuni specifici.

Il prezzo del Barolo dipende da tanti fattori, anzitutto se è una riserva, dall’annata, dalla raffinazione.

Anche per il Barbaresco vale lo stesso discorso dei comuni, ma sono tre quelli da cui è possibile produrre il Barbaresco ed i tempi di invecchiamento sono minori.

Barolo e Barbaresco si differenziano dalla provenienza delle uve, infatti il Barolo si fa con il nebbiolo proveniente da 11 comuni nella zona di Barolo, il Barbaresco lo si fa con il nebbiolo dall’altro lato del fiume Tanaro. Si differenziano inoltre per un diverso tempo di invecchiamento, un anno in meno per il Barbaresco.

Mi viene spiegato che la cura delle botti è fondamentale, esse vengono svuotate e pulite con la soda, al fine di preservare a lungo l’integrità e la funzione della botte stessa.

Ogni 10 anni i mastri bottai che entrano dentro la botte da un piccolo foro per raschiare e togliere i detriti dai pori del legno e permettere di nuovo una buona ossigenazione del legno.

A vedere il piccolo foro di ingresso nella botte ho immaginato che i mastri bottai fossero degli Hobbits e che probabilmente la Terra di Mezzo di Tolkien fosse qui.

Ci fanno notare che non ci sono sistemi di aria condizionata, ma la temperatura è mantenuta costante in maniera naturale da oltre duecento anni, grazie alle pietre laviche poste sotto le botti, che consentono di mantenere un grado di umidità costante.  

Dopo la fermentazione alcolica, vi sono dei tini in cemento pietrificato, dove avviene la seconda fermentazione, che è quella malolattica, ovvero gli acidi malici che vengono trasformati in acidi lattici, in pratica il grado acidità diviene più delicato. Sono concetti un pò complessi se non si è cresciuti come me in un luogo chiamato “il paese del pane e del vino”.

La particolarità di questi tini è quella di essere isolati tra una parete e l’altra con del sughero per far sì che il vino non subisca uno shock termico. Un abbassamento drastico della temperatura comporta il depositarsi verso il fondo di quelle proprietà del vino, che invece occorre preservare.

Prima di giungere nella parte più antica della cantina, si attraversa la zona con i tini in acciaio, che per me sono familiari: vini che adoro, quali il Moscato, il dolcetto ed i vini bianchi non vengono invecchiati nelle botti, ma in tini d’acciaio, che vengono refrigerati con delle serpentine, in quanto la fermentazione alcolica avviene a determinate temperature ed abbassando la temperatura la fermentazione alcolica si ferma.

Le cantine storiche

Nella parte finale del tour veniamo condotti nelle cantine storiche.

Juliette Colbert con l’aiuto di Cavour fa costruire delle botti ancora esistenti in cantina. Hanno oltre 150 anni, sono in rovere piemontese, ma soprattutto vengono utilizzate ancora oggi. In anni recenti hanno subito un importante restauro e sono il patrimonio storico della cantina.

Non si vedono bottiglie in giro, in quanto il reparto di imbottigliamento è presente in un altro edificio al fondo della collina, dove il vino giunge grazie a dei sistemi sotterranei, nonché alla forza di gravità e lì viene imbottigliato.

A sorpresa, c’è una bottiglia in cantina, ma è un reperto storico: è datata 1895 ed è stata pluripremiata. L’etichetta è originale e riporta le medaglie vinte.

Tutti ci siamo chiesti se fosse ancora bevibile, ovviamente no! E’ vero che il Barolo più invecchia e più è pregiato, ma qui andiamo oltre.

Alla fine del tour delle cantine comincia il piacere dei sensi. Largo al palato con la degustazione dei vini, stando lì, il mio consiglio è quello di lasciarsi sapientemente  consigliare.

Personalmente ho degustato sia un Barbaresco Riserva 2014 tradizionale, fatto in botte grande di rovere di Slavonia, che un Barolo Sarmassa, un vino cru, ovvero un vino proveniente da un singolo vigneto e quindi più pregiato, coltivato in un terreno molto roccioso e molto incrinato, quindi difficile per una pianta. Vi nasce un Barolo ricco di tannini e quando passa in barrique, ne prende gli aromi. Magnifici entrambi!

Ma non è finita qui: Barolo Riserva 2011.  Spettacolare!

Quale ho preferito? Ti dico solo che io sono da gusti forti e decisi e non ho avuto dubbi.

E tu quale preferisci?

Nel 2008 un articolo a nome di Eric Asimov, critico ufficiale di vini del New York Times, ha definito il Barolo il vino più seducente e sensuale del mondo “soprattutto quello che si ha il tempo, la pazienza e l’opportunità di far invecchiare per almeno dieci anni, perché solo così diventa austero, maturo e sensuale. Spesso si sente dire che il Barolo è un vino da intellettuali, e magari si può anche capire il perché in effetti qualcosa della sua tanninica austerità, specie quando è giovane, lascia pensare che sia un vino che ti tiene a distanza, che debba essere ponderato per essere compreso”.

Non ti resta che programmare un viaggio nelle Langhe del Piemonte, dove le nocciole ed il cioccolato accompagnano vini strepitosi e sarai circondato da una natura lussureggiante, che sa di antico e di vero, tra borghi incantati e castelli fiabeschi.

Non dimenticare di prenotare la tua visita alle Cantine Marchesi di Barolo, che personalmente ringrazio per avermi condotto nel loro magico mondo di sapienza e scienza dei vini, di storie e curiosità e per aver avvicinato il mio palato ad un gusto raffinato ed unico.

Ultimo consiglio: acquista le bottiglie di Barolo e lasciane invecchiare almeno una…potrebbe sempre arrivare la serata unica e speciale, in cui davanti ad un bicchiere di Barolo Cupido possa lasciare il suo segno!

Ti aspetto al prossimo post, brindando con un gusto tutto italiano.

Maria Pia Maghernino