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Chi ha mai detto che per vedere un canyon si debba per forza prendere un volo intercontinentale?

Nella “provincia bella”, non lontano da Urbino, la splendida città di Raffaello, esiste un luogo leggendario,  una meraviglia della natura dal nome fiabesco e che fa sognare: le Marmitte dei Giganti.

Siamo nella Forra di San Lazzaro, ovvero una profonda gola erosa dall’acqua, e diamo solo qualche numero per far comprendere l’entità: l’altezza delle pareti della forra, e quindi dello strapiombo, è di 30 metri. Le Marmitte dei Giganti sono una formazione dovuta al fiume Metauro, il più lungo delle Marche. In questo punto, per un tratto di 600 metri, il fiume Metauro si fa spazio tra le rocce calcaree in una strettoia, che arriva ad una larghezza minima di 1,40 m e con una profondità di 17,50m.

Pensi sia difficile arrivarci? Direi proprio di no!

In meno di mezz’ora di auto, passerai dalla città ad un paesaggio in cui non ti sembrerà quasi più di stare in Italia, ma ti sentirai in un canyon americano. Se la temperatura fosse ancora accettabile, potrai sederti in una di quelle piccolissime piscine con mini cascata e farti massaggiare dall’acqua.

Le Marmitte dei Giganti si trovano nel cuore dell’Appennino Marchigiano, in un lembo di terra che propende verso l’Umbria.

Per chi provenga dalla ben nota autostrada A14, l’uscita è Fano e da questa bella località si percorre una comodissima superstrada, la SS73 bis, ed in meno di mezzora si giunge a destinazione.

Lo svincolo stradale è quello di Fossombrone Ovest e ciò che si scorge è l’omonimo borgo medievale, arroccato sulle pendici di un colle, una vera chicca anche lui. Non ti aspetti però la meraviglia che sta per prospettarsi davanti ai tuoi occhi, per me è stata un’incredibile sorpresa ed emozione.

Si giunge sul Ponte di Diocleziano, ovvero un ponte ad arco unico, fatto costruire sotto il regno di Diocleziano alla fine del 200 d.C. nell’antica città romana di Forum Sempronii. Io lo ripeterò a vita che i nostri predecessori erano geniali ed ingegnosi. I Romani conoscevano bene le Marmitte dei Giganti e da questo ponte si ha tutta la visione e l’idea della straordinarietà geomorfologica del luogo.

Perché si chiamano Marmitte dei Giganti?

Me lo sono chiesto anch’io e mi sono subito tolta la curiosità.

Esiste una leggenda su questo luogo, secondo la quale, in tempi remoti, questo angolo d’Italia era abitato da esseri giganteschi, che si erano stabiliti tra queste profonde gole. La leggenda narra che i Giganti  nelle notti di luna piena fossero soliti cucinare dentro queste pentole enormi naturali, ovvero le Marmitte.

Ma saranno mai esistiti in passato degli uomini altissimi, una sorta di Polifemo, magari con due occhi, alti 6 o 7 metri, per cui una marmitta  era per loro una pentola? Chissà!

La mitologia è piena di questi racconti non verificabili ed il web è pieno di storie di ritrovamenti nel mondo di ossa gigantesche. A me piace immaginarli lì, intenti a cucinare e magari il loro spirito aleggia e continua a guardarci come piccole formiche…da cucinare.

Se vogliamo invece dare una spiegazione “seria”, quando si parla di “marmitte”, si intende una forma circolare e profonda, simile ad una pentola, formatasi dall’erosione millenaria dell’acqua.

Per chiamarsi “marmitta” deve avere delle condizioni particolari: l’acqua giunge in un punto della roccia più tenera e già erosa, forma dei mulinelli che, insieme ad i detriti portati dal fiume, vanno ad erodere inesorabilmente e più profondamente la roccia. Quando queste condizioni non sussistono più, si parla di “marmitta morta”, il cui nome mi ha fatto un po’ strano, data l’assonanza con l’animale, per capirsi meglio, diviene una sorta di “pozza d’acqua”.

 

Attualmente, quello straordinario processo naturale, che per millenni ha donato questa caratteristica e spettacolare forma alla zona, è stato rallentato dalla costruzione di una diga idroelettrica, che ha reso il corso delle acque più quieto.

Se decidi di visitarle nella bella stagione, oltre alla vista spettacolare il caldo permette il bagno nel fiume e l’acqua non è neanche molto fredda.

Quindi, se il tempo ancora lo permettesse, consiglierei di munirsi di costume da bagno, ma soprattutto di scarpe chiuse, possibilmente da trekking, poiché il percorso iniziale di discesa deve essere fatto con grandissima attenzione.

Su questo punto, mi auguro che l’amministrazione locale faccia qualcosa per renderlo più agibile, è un patrimonio naturale che deve essere fruibile.

Ci siamo lamentati tutti della prima discesa, dandoci l’un l’altro la mano, pur senza conoscersi, per poter affrontare la prima discesa, il resto a confronto è molto più scorrevole. Nei tratti successivi, quando si giunge vicino al corso del fiume, occorre tanta attenzione, poiché la superficie può divenire scivolosa a causa dell’acqua.

Quando si giunge alle “rapide” ed alle piccole cascate, la difficoltà scompare ed è meraviglioso.

Come ho già detto per la Gola del Furlo, lì vicino, è possibile anche prendere parte ad uno dei gruppi organizzati in canoa e vivere un’esperienza singolare nel canyon, ma bisogna programmarla in anticipo.

La gita alle Marmitte dei Giganti si sposa perfettamente con quella alla splendida Gola del Furlo. Leggi qui per saperne di più https://www.mappimondo.it/viaggi/alla-scoperta-dei-canyon-ditalia-la-gola-del-furlo/

Non ti resta altro che avviarti a Fossombrone e vederlo con i tuoi occhi!

Grazie per aver letto il post e ti aspetto alla prossima destinazione.

Maria Pia Maghernino