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BLOG DI VIAGGI

Bolivia: dalle imperdibili lagune colorate al deserto di Dalì

Immagina di salire su una 4×4 e cominciare una sorprendente avventura tra lagune colorate, formazioni rocciose uniche al mondo, distese gigantesche di sale, canyons, praterie, deserti, hotels nel nulla e paesaggi che ti tolgono il fiato.

Benvenuto in BOLIVIA!

Il mio avventuroso viaggio parte da San Pedro de Atacama in Cile in un van, per poi continuare su un fuoristrada verso la Bolivia.

 

Sulle Ande Boliviane non esistono strade, che si possano definire tali. I fuoristrada seguono tracciati sterrati, già percorsi da altri prima di loro. Non c’è una segnaletica stradale. I locali conoscono ogni angolo di questo territorio come le proprie tasche e lo amano e rispettano come fosse un parente.

E’ la ragione per cui bisogna prendere un tour organizzato.

Un mini van ci viene a prendere in hotel a San Pedro de Atacama alle 5.30 del mattino. Siamo diretti al confine boliviano.

 

 

Percorriamo una strada tra le Ande, senza mai incontrare una casa. Per tutto il tragitto mi accompagna la vista del Vulcano Licancabur, che svetta imponente con i suoi 5920 metri. E’ lui la mia buona stella.

E’ giunto il momento di salutare il Cile e dare il benvenuto alla Bolivia. E’ la prima volta che attraverso un confine di Stato via terra.

 

 

Arriviamo davanti ad un grande capannone su cui campeggia la scritta Chile. Siamo alla frontiera cilena di Hito Cajon. Si scende dal van per entrare in una struttura organizzata ad effettuare le formalità di uscita dal Paese.

Risaliamo sul mezzo e percorriamo quella che io ho definito la terra di nessuno. In pochi minuti giungiamo alla frontiera successiva, quella boliviana. La situazione è diversa e c’è un “ridimensionamento”: ci ritroviamo di fronte ad una piccola costruzione, in cui si entra in fila.

 

 

Compiliamo tutti un foglio di entrata e mi aspetto di dover pagare 25 bolivianos di tassa.  Si entra in una stanzetta con due tavoli, dove le autorità locali pongono un timbro sul passaporto e rilasciano una parte del foglio compilato. L’autista che ci accompagna mi dice di conservarlo scrupolosamente sino all’uscita dal Paese, se non si vuole essere trattenuti in Bolivia.

Lasciato il caseggiato della frontiera, ci sono tanti van come il nostro. Tutti hanno attrezzato un tavolo all’aperto per la colazione e l’aria profuma di caffè caldo e pane al burro. La temperatura è ancora sotto zero. E’ difficile mangiare con i guanti, ma quasi impossibile farlo senza.

Dopo la colazione, avviene il trasbordo su un fuoristrada, che sarà il nostro mezzo di trasporto per i giorni successivi.

Il fuoristrada è per 6 passeggeri più l’autista: siamo italiani, inglesi e brasiliani. Potremmo essere i soggetti di una barzelletta del tipo “c’erano due italiani, due inglesi e due brasiliani”, invece no, è tutto vero e ci ritroviamo da perfetti sconosciuti a condividere spazi angusti, scarpinate, avventure e tanti racconti.

La nostra guida/autista/tuttofare si chiama Josè Luis e vuole essere chiamato con entrambi i nomi. Viene da Uyuni e non parla una parola d’inglese, di noi 6 viaggiatori due non intendono lo spagnolo ed è così che ci ritroviamo a tradurre tutto in inglese.

La mia prima immagine di Josè Luis è con la tuta sul tetto della macchina, mentre carica i nostri zaini, che praticamente gli lanciamo a catena di montaggio. Li ha coperti con un telone e legati. Siamo ormai pronti per partire.

Un viaggio del genere richiede uno zaino e non un trolley. Sono stata combattuta fino all’ultimo se portare o meno lo zaino, ma lì ho capito che è la scelta più sensata.

Ci muoviamo verso la prima meta: la Riserva Nazionale di fauna andina “Eduardo Avaroa”.

Siamo nel distretto di Potosí e per la precisione nel sud Lipez.

Questa riserva è situata ad oltre 4000 metri di altezza, sull’altipiano centrale delle Ande ed è circondata da vulcani, tra cui svetta conico il Licancabur.

Ci attende una parte spettacolare del viaggio: le Lagune colorate, il Deserto di Dalì, i geyser ed i fenicotteri.

 

LAGUNA BIANCA 

 

E’ la prima laguna che si incontra lungo il percorso della Riserva.

Deve il suo colore bianco alla presenza di magnesio e di manganese nell’acqua.

Ho visitato la Riserva Eduardo Avaroa ad agosto, in pieno inverno australe. Davanti agli occhi mi si è prospettata una laguna ghiacciata e sono riuscita solo parzialmente a vedere ciò per cui la laguna è famosa, ossia il riflesso della montagna nel lago.

 

 

Garantisco però che lo spettacolo della Laguna ghiacciata è stato ancora più sorprendente. Una lastra di ghiaccio bianca su cui tutti siamo tornati bambini ed abbiamo cominciato a volteggiare e saltare. Indimenticabile!

 

LAGUNA VERDE 

Risaliamo sul fuoristrada e cominciamo a guadare l’acqua, che ricopre il lembo di terra che separa la Laguna Blanca da quella Verde. Giungiamo ad un Mirador, da cui si ha una visuale delle due Lagune.

Siamo a 4300 metri di altezza e fa un freddo allucinante. Sferza un vento che taglia la faccia.

La Laguna Verde è un lago salato, ai piedi del vulcano Licancabur. È chiamata così per il suo riflesso verde, dovuto alla presenza di arsenico nell’acqua. Dalle 11 del mattino si assiste ad una metamorfosi di colore, dal verde tenue a quello smeraldo. Noi siamo arrivati prima di quest’orario e, complice anche il vento, la Laguna non ha un colore verde intenso.

 

 

Nonostante ciò, è bellissima e la sensazione di quiete che si percepisce è rassicurante come un abbraccio.

 

DESIERTO SALVADOR DALÍ

 

Ripartiamo verso il Desierto Salvador Dali, intitolato al celebre pittore spagnolo, che però non venne mai qui.

Il paesaggio della montagna multicolore è così surreale da ricordare il suo celebre quadro “La persistenza della memoria”.

 

TERMAS DE POLQUE 

 

A circa mezzora di distanza dal Desierto Salvador Dalì, si trovano le Terme di Polque.

Sono piscine di acqua naturale termale la cui temperatura va dai 30 ai 40°, mentre la temperatura esterna è poco più alta dello zero.

L’immersione in queste acque è così piacevole da farti dimenticare tutto il freddo provato prima. Meglio però che io non menzioni il freddo uscendo dall’acqua!

In una delle piscine ho conosciuto un ragazzo uruguaiano di origine italiana, per l’esattezza dalla Calabria. Abbiamo riflettuto sul fatto che gli italiani sono emigrati realmente in tutto il mondo e che personalmente li ho incontrati ovunque. L’ho ritrovato in tutti i luoghi successivi, dandomi la conferma che qualsiasi agenzia si scelga per il Tour, ti propone lo stesso giro, allo stesso orario.

 

GEISERES SOL DE LA MANANA 

Giungiamo nel punto più alto del Tour di questa giornata. Siamo a 4900 metri di altitudine.  Il mal di montagna è molto forte qui, consiglio vivamente di assumere qualcosa per attutirlo.

Questi geyser si estendono per 2 km quadrati ed emettono vapore ed acqua. A differenza del Geyser del Tatio, visitato pochi giorni prima in Cile, qui si vedono dei piccoli crateri.

 

 

Ad un’altitudine in cui il freddo penetra nelle ossa, lì c’è un’aria calda, dovuta all’intensa attività vulcanica, ma anche pesante, a causa dell’altitudine, che rende difficile camminare e persino respirare.

Si riparte per l’ultima destinazione della giornata.

 

LAGUNA COLORADA

 

Siamo giunti in una delle Lagune più belle del mondo.

La laguna colorada è un grande lago salato, con una superficie di 60 chilometri quadrati ed una profondità media bassissima, di circa 35 cm.

La sua straordinaria bellezza è data dal colore rossiccio delle acque, la cui intensità e tonalità muta a seconda dell’ora del giorno, e che crea un contrasto con il cielo blu delle Ande.

Il colore rosso della laguna è dovuto alla dunaliella salina, ovvero una microalga, che produce un’alta quantità di beta-carotene per proteggersi dalle alte radiazioni a cui è esposta a questa altitudine.

 

 

Il colore rosso è alternato al bianco dei banchi di borace, scaturiti dall’evaporazione dell’acqua altamente salina del lago.

La Laguna è popolata dal fenicottero andino, che si contraddistingue per un colore rosa pallido nella parte superiore e rosa molto intenso sul busto, e dal fenicottero di James, rosa chiaro con ali di colore nero.

E’ un paesaggio stupefacente, di quelli che si imprimono nella tua mente e li porti nel cuore.

Faccio il giro della Laguna, percorrendo prima la parte alta, da cui si ha una panoramica totale. Qui ho un incontro ravvicinato con una colonia di lama in libertà.

 

 

Discendo verso il Lago e vedo i fenicotteri rosa, di cui ammiro l’eleganza dei movimenti. Non ne sono tantissimi, è inverno ed i fenicotteri presenti sono  un centinaio, mentre d’estate possono arrivare a circa 20.000.

 

 

L’unico suono che odo è quello del silenzio. Sono lontana anni luce dal ritmo frenetico ed alienante della metropoli, qui mi godo una ritrovata sintonia con la natura.

E’ senza dubbio la Laguna più bella ed emozionante tra quelle visitate nella Riserva “Eduardo Avaroa”.

È trascorsa ormai la giornata e ci dirigiamo verso il rifugio. Ci aspetta quella che forse sarà la notte più difficile, in un luogo sperduto nel nulla.

 

 

Con una temperatura rigidissima, arriviamo a Villa Mar nel Governo autonomo di Colcha K, in un alloggio di cui non scoprirò mai il nome.

E’ una casa con piccole stanze condivise e qualcuna lasciata per uso privato, come nel mio caso. Ci viene subito detto che abbiamo 5 minuti di autonomia per l’acqua calda, ma non ci viene riferito che vale solo per la sera. Io ovviamente scelgo la mattina per la doccia, che fortuna!

 

 

E’ tutto spartano, c’è una luce fredda in stanza, un comodino, letti singoli e coperte non sufficienti. Ho patito il freddo tutta la notte, tanto da soffrire di un incubo ricorrente: scappavo da lì e mi rincorrevano.

 

La mattina il mondo ti appare sempre più luminoso e Villa Mar è un piccolo paesino con una piazzetta principale, qualche negozietto, per la maggior parte chiuso, ed una scuola su cui campeggia un murales che recita “Aule amiche, maestre che ispirano, studenti che brillano”. Mi guardo attorno e vedo solo bambini che giocano e gente dedita alla pastorizia. Si riparte per la Valle de Las Rocas!

 

CONSIGLI ED INFORMAZIONI DI VIAGGIO:

COME ARRIVARE: 

  • Dalla Bolivia:
    • Aeroporto Joya Andina di Uyuni. Dista pochi km da Uyuni, è servito dalle compagnie aeree Amaszonas, Tam e Santa Cruz de la Sierra.
    • Bus turistico: consiglio la compagnia Todo Turismo  e di prendere il posto cama, se possibile.
  • Dal Cile: Aeroporto di El Loa a Calama. Questo aeroporto è la soluzione per chi volesse prima visitare il Deserto di Atacama in Cile e poi attraversare la frontiera con la Bolivia da San Pedro de Atacama, cominciando il tour dalle Lagunas Coloradas della Riserva “Eduardo Avaroa”.

MONETA UFFICIALE: Boliviano.

TEMPERATURA: forte escursione termica giornaliera. Inverni molto rigidi.

VACCINAZIONI: E’ richiesta la vaccinazione contro la Febbre Gialla. E’ consigliata la vaccinazione contro il tetano, la febbre tifoidea e per l’epatite A e B.

Informarsi sempre presso il sito del Ministero della Sanità qualora ci fossero vaccinazioni obbligatorie.

P.S: Io ho fatto il vaccino contro la Febbre Gialla, ma non mi è stato richiesto di esibire il certificato di vaccinazione.

ASSICURAZIONE DI VIAGGIO: che copra spese mediche, trasporti e necessità impellenti.

DOVE ALLOGGIARE: Qui arrivi con la guida ed i Tour organizzati. Non c’è una vera via di mezzo come alloggio. Può essere basico o molto costoso. E’ importante sapere che non c’è mai riscaldamento e che l’acqua calda è a tratti.

COME MUOVERSI:

  • prenotare un tour online: ce ne sono tanti ed a prezzi diversi. Occorre ricercare i tour del Salar de Uyuni Il costo varia a seconda che il tour sia privato o condiviso. Io ho preso quello condiviso e mi sono trovata benissimo. Il numero di persone è comunque limitato a 6.
  • Prenotare un tour in loco presso le agenzie: si può fare benissimo in qualsiasi località della Bolivia o in Cile a San Pedro de Atacama.

DOVE MANGIARE: Ogni tour prevede vitto ed alloggio, dalla colazione alla cena, per cui non ci si deve preoccupare-

ABBIGLIAMENTO ED ACCESSORI

  • scarpe da trekking o che almeno siano molto comode. Questo è il primo consiglio.
  • Occhiali da sole
  • Protezione solare 50+. Nel deserto del Sale il sole riflette e ustiona, in inverno ed estate.
  • Protezione per le labbra, mani e viso.
  • Abbigliamento caldo e fresco:l’escursione termica è presente tutto l’anno. Vestirsi a strati. Soprattutto abbigliamento molto comodo, pratico, che tenga caldo d’inverno e che non faccia sudare d’estate. Nell’inverno australe le temperature notturne calano sotto lo zero, per cui occorre un abbigliamento da montagna, mentre di giorno salgono vistosamente.

Non dimenticare di portare guanti, cappello di lana  e cappello leggero.

COSA PORTARE:

  • Medicine: per il mal di montagna, come Diamox, aspirina, antidolorifico, antibiotico, per problemi intestinali come vomito, diarrea, costipazione e mal di stomaco, pomata antibiotica, per irritazioni e punture di insetti, cerotti, salviettine medicali e qualsiasi altra medicina si ritenga necessaria.
  • Zaino: uno capiente da utilizzare al posto del trolley. Un viaggio sulle Ande prevede spostamenti su Jeep, Van, autobus e risulta più gestibile ogni spostamento.
  • Zainetto:per le escursione diurne, in cui portarsi dietro l’essenziale.
  • Borraccia d’acqua: ho notato che avevamo quasi tutti quella di Decathlon da 0,80 l. Io ne avevo due. Sono essenziali.
  • Antizanzare con protezione alta
  • Torcia: può essere sempre utile.
  • Tovaglietta da bagno: per le piscine termiche, qualora si volesse fare il bagno nelle acque calde
  • Portare sempre contanti con sé. Mi riferisco alle mance ed alle piccole spese locali. I ristoranti o le agenzie accettano le carte di credito.
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