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La Sardegna è universalmente riconosciuta come uno dei luoghi più belli del mondo, con un mare spettacolare ed una natura incontaminata, ma la Sardegna è decisamente molto di più.

E’ storia millenaria di tradizioni radicate nel vivere quotidiano, di riti pagani ancora esistenti, di una cultura frutto di dominazioni antiche e differenti, che si sono fuse in un incontro/scontro straordinario di popoli, usi, costumi, architetture, che hanno dato luogo ad un’isola unica nel suo genere.

La Sardegna ha un qualcosa di misterioso e magico: un sincretismo tra credenze lontane di fantasmi, fate, esoterismo, malocchio e la religione cristiana, che non è mai riuscita ad estirpare completamente la tradizione pagana e che in parte ha finito per integrarla e farla propria.

Come mi ha detto un ragazzo sardo gentile ed estremamente colto, per comprendere la Sardegna e le sue tradizioni che si perdono nella notte dei tempi, dovremmo venire il 16-17 di gennaio durante le celebrazioni in onore di Sant’Antonio a Mamoiada, la città delle maschere sarde celebri nel mondo, i Mamuthones.

In uno spettacolo folcloristico unico, vengono appiccati 50 fuochi giganteschi e si assiste alla processione rituale intorno al paese dei Mamuthones, che indossano una maschera scura, la “sa visera”, e portano la “sa carriga”, ovvero 25 kg di campanacci addosso, e dei Issohadores, con una maschera bianca, la “sa visera e santu” ed una fune, la “sa soha”, con cui catturano le persone. Danzano in maniera ritmica al suono di questi campanacci. E’ il paganesimo che convive con il cattolicesimo, il sacro con il profano, è la tradizione che continua a vivere nell’orgoglio della sua meravigliosa gente.

Nel viaggio alla scoperta della Sardegna, ho deciso di partire dal suo capoluogo, Cagliari. Mi sono resa conto che la paradisiaca costa dell’isola le ruba la scena e non tutti si prendono una giornata per godersela.

Cagliari è una città moderna, viva culturalmente, con festival di letteratura ed arti sceniche noti, un teatro lirico molto forte e dei monumenti che raccontano oltre 3000 di storia.

Aggiungo a ciò che c’è movida e si mangia divinamente praticamente ovunque con una varietà di piatti tipici impressionante.

La città potresti girarla a piedi in una giornata, ma consiglio di sostare  e calarti tra le stradine di Castello, entrare nella sua bellissima cattedrale o semplicemente fermarti a sorseggiare un aperitivo da una delle sue splendide vedute panoramiche e cenare alla Marina o al Poetto.

Partiamo da qualche brevissimo cenno storico e poi andiamo in giro per la città, con una straordinaria deviazione finale: Villasimius!

BREVI CENNI STORICI

Dare qualche cenno storico di una città è un po’ come parlare della famiglia di qualcuno, le origini creano chi siamo ed allora vediamo da dove viene Cagliari.

Venne fondata dai Fenici circa 3000 anni fa, quando in Sardegna vivevano i nuragici, che si distinsero per la costruzione di torri difensive, fatte solo in pietra e senza malta cementizia, con un sistema di scarico a tholos che ha permesso di innalzare queste torri senza che crollassero. La tecnica costruttiva è molto simile a quella dei Trulli di Alberobello ed è così perfetta che molti architetti ancora oggi cercano di studiare il livello di scarico e staticità delle torri, di cui è difficile la riproduzione. Molti li chiamano castelli, perché ne hanno una vaga somiglianza.

La Sardegna è una delle zone più antiche del Mediterraneo, con terre emerse più di 360 milioni di anni fa ed è per questo che ha una stabilità importante.  Non ci sono episodi sismici molto gravi e questo ha permesso la conservazione di architetture di 3500 anni fa.  Questo ha permesso anche di essere una delle isole con il più alto numero di cattedrali romaniche ancora in piedi.

A partire dal 238 avanti Cristo, la Sardegna diviene una colonia romana, che i romani organizzano in maniera efficiente. La forza e grandezza dei romani stava anche nel mantenere la cultura locale ed integrarla alla propria.

Se consideriamo Piazza Yenne come una sorta di centro su cui orientarci, il vero centro della città romana era sul lato ovest di Cagliari, in cui troviamo il Foro, le abitazioni romane, l’anfiteatro. Non è rimasto molto, sicuramente perché nei secoli successivi gli edifici sono stati riutilizzati per edificare degli altri.

La Sardegna dopo la caduta dell’Impero Romano ed il suo spostamento a Costantinopoli, rimane nei possedimenti bizantini, ma la distanza è troppo ampia per gestirla appropriatamente, per cui si formano 4 regni autonomi all’interno dell’isola ed inizia l’epoca dei Giudicati, chiamata così perché i regni erano presieduti da Giudici, dei re con il controllo del territorio e del commercio, in quel periodo fervente con le Repubbliche Marinare di Pisa e Genova, che finiscono per insediarsi sull’isola: Genova nel nord dell’isola e Pisa dal centro sino al sud della Sardegna.

Al sorgere di lotte intestine per le successioni dei giudicati, Pisa avanza a Cagliari e la rade al suolo.

I Pisani prendono possesso della città e costruiscono la loro cittadella fortificata in uno dei 7 colli, quello di Castello, all’epoca disabitato.

Dopo circa un secolo avviene l’espansione dei Catalani, che sbarcano prima in Sicilia con grandi rivolte locali, tanto che il Papa interviene con i catalani, chiedendo loro di lasciare la Sicilia ai Normanni e con una bolla nel 1298 concede loro la Sardegna e la Corsica. Nel 1324 comincia la conquista catalana da Iglesias e risalgono fino a Cagliari. Avviene uno scontro nel 1326, i Catalani cacciano i Pisani e prendono possesso dell’isola.

Vi sono prima i catalani e poi gli spagnoli, quando le due corti di Aragona e Castiglia si uniscono. Vi rimarranno per 400 anni sino al 1700 e lasceranno alla città il loro stile gotico-catalano.

Nel 1718 il Regno di Sardegna viene ceduto alla casata dei Savoia e dal 1861, dopo l’unità d’Italia, diviene parte del Regno d’Italia, e dal 2 giugno 1946 della Repubblica Italiana.

PIAZZA YENNE

Cominciamo la visita di Cagliari, avendo come punto di riferimento Piazza Yenne, storica piazza della città, in cui campeggia la statua bronzea di Carlo Felice, rappresentato come un antico romano con elmo e corazza. Vuole essere un omaggio al sovrano che commissionò la costruzione della ancora oggi chiamata “Carlo Felice”, ovvero la statale 131 tra Cagliari e Porto Torres.

E’ una piazza movimentata di giorno e di notte, con i suoi negozi e bar e da qui sul lato ovest abbiamo Corso Vittorio Emanuele con la sua vita notturna e sul lato est si va verso Via Manno, la più rinomata via dello shopping di Cagliari, e verso il Quartiere Marina.

QUARTIERE MARINA

Marina è uno dei quartieri storici di Cagliari, formatosi a partire dal X-XI secolo e che ha mantenuto la sua origine storica. E’ nato come un quartiere di porto, i cui abitanti erano i portolani e si occupavano di attività marittime, di carico e scarico merci o viaggiavano nelle imbarcazioni.

In una delle chiese del quartiere Marina sono stati fatti ritrovamenti, che hanno permesso agli archeologi di pensare che qui ci fosse una sorta di Via sacra, dedicata a qualche divinità.

Nel corso dei secoli, ha avuto la sua evoluzione e soprattutto riqualificazione. Attualmente il tipo di popolazione che la abita è cambiata, mantenendo però una radice multiculturale.

Marina è popolarissima la sera per i suoi ristoranti di pesce e di cucina tipica sarda, su Via Sardegna e lungo le vie intorno troverai i tavoli per strada, profumi di pietanze e gente che gode la sua cena e serata. E’ molto frequentata dai locali, ma è anche il posto in cui un turista non può mancare la sera.

CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO

Questo edificio è stato costruito sopra una zona cristiana molto più antica dell’edificio, la cui datazione risulta difficile e viene dedotta dalla volta stellata costolonata nell’altare maggiore di stile gotico-catalano.

L’entrata in realtà è quella laterale, poiché dove ci sarebbe la vera entrata principale, è stato costruito il convento dei Frati Minori, conosciuto anche per essere stato la sede del primo ospedale di Cagliari. Sui Frati si favoleggia molto e pare che somministrassero ai pazienti in fin di vita il “brodo di mezzanotte”, che sarà stato così paradisiaco che la mattina seguente i pazienti erano già dal Signore.

La parte più importante di questa chiesa è la sua cripta, ovvero un vecchio cimitero.

Nel 1600 arrivano a Cagliari le confraternite da Roma e qui si stabilì la Confraternita del Sacro culto della Morte e della Croce, che si occupava di beneficenza e soprattutto dei poveri che decedevano per strada, dando loro degna sepoltura.

Fecero arrivare la terra sacra da Gerulasemme e costruirono un cimitero sotterraneo, di cui si ha memoria sino al 1804, quando con l’Editto napoleonico di Saint Claude fu vietata la presenza di cimiteri all’interno della città.

Questa chiesa fu abbondonata sino a quando nel 1990 vengono trovati i fondi per il restauro e durante i lavori, i restauratori notano un buco sotto una piastrella, si calano e trovano una montagna di ossa.

Scendiamo nella cripta, per vedere come fosse questo cimitero. La cripta viene scavata nella pietra arenaria ed alle sue pareti sono dipinti dei tendaggi di color nero vite, chiamato così proprio perché si usava la vite bruciata per ottenerlo, e troviamo la regina di questo spazio, ovvero la Morte, dipinta con un ermellino e nella mano sinistra una clessidra ad indicare il tempo che fugge e nella destra una falce, su cui campeggia la scritta “nemini parco”, ossia “non risparmio nessuno”.

Scavando si è visto che c’è un’altra pavimentazione al di sotto, frutto di un riempimento successivo settecentesco, quindi con molta probabilità ci sono più strati.

Vi è un’altra particolarità nella Chiesa, il Cristo Nero, una statua di legno che, durante la sua permanenza provvisoria presso un’altra Chiesa, venne bruciata da un fuoco appiccato da uno squilibrato.

L’altare è conosciuto come il Cappellone della Pietà, costruito nella seconda metà del 1600, ed è particolarissimo per la quantità di icone presenti, in quanto questa Chiesa presta lo spazio alla Chiesa Ortodossa di Cagliari. Quindi è sia Chiesa Cattolica che Ortodossa, un segno meraviglio di convivenza di religioni.

Usciamo fuori e saliamo la scalinata, che costeggia il convento per percorrere la via dello shopping cagliaritano.

VIA MANNO

Via Manno è la via principale del quartiere dello shopping, in cui le grandi firme non hanno messo ancora le radici, ma dove è possibile incontrare gioiellieri e negozi di un tempo, insieme a famosi e moderni brand.

Non si può non percorrerla, sia per la posizione strategica che per il fatto di essere un punto di incontro e di ritrovo locale.

Da Via Manno raggiungiamo uno dei luoghi più famosi di Cagliari, un simbolo della città più moderna.

BASTIONE DI SAINT REMY

Siamo a Piazza Costituzione, dove abbiamo anche il più antico caffè di Cagliari, una volta Caffè dei Genovesi.

Il bastione di Saint Remy viene chiamato così in onore di Filippo Pallavicini di Saint Remy, il primo vicerè della corona dei Savoia, a cui la Sardegna appartiene dal 1718.

Il Bastione risale alla fine dell’800, quando Cagliari vince una causa legale con il governo italiano e richiede tutta una serie di dazi, impropriamente riscossi qualche anno prima.

Cagliari riceve pertanto un’ingente somma di denaro, che il sindaco decide di reinvestire per rendere la città moderna e lo fa creando qualcosa di nuovo dove fino a quel momento c’erano le mura di contenimento spagnole, alte 20 metri.

La forma di questo monumento vuole essere come un abbraccio verso l’antico quartiere dei pisani e verso chi arriva a Cagliari, poiché questo è uno dei primi monumenti che si riesce a scorgere arrivando via nave o via aereo.

Quando fu inaugurata nel 1896, divenne la piazza dei cagliaritani, dove si organizzavano feste ed eventi. Nel 1943 Cagliari subì pesanti bombardamenti e molti monumenti furono colpiti, incluso i bastioni di Saint Remy.

Attraverso le due imponenti scalinate si giunge alla parte alta, dove si può ammirare uno splendido panorama di Cagliari: si vede la Torretta del Prezzemolo, che fa parte di una serie di torri di controllo, costruite dagli spagnoli per rinforzare il sistema difensivo delle coste, teatro di scorribande saracene. Si osserva ancora il Faro di Calamosca.

Proseguendo con lo sguardo, si intravede il Fortino di Sant’Ignazio, una fortificazione realizzata dai francesi alla fine del ‘700, quando Cagliari diviene teatro di uno scontro particolare, l’esercito rivoluzionario francese giunge per conquistare l’isola, la mettono a ferro e fuoco, ma non riescono a conquistarla.

La leggenda qui richiama Sant’Efisio, patrono di Cagliari e protettore di tutta la Sardegna, a cui i sardi fanno ricorso durante tutte le calamità, incluso il recente Covid.

Sant’Efisio viene prelevato dalla Chiesa e portato nel bosco, la gente chiede la sua intercessione per essere liberata dai francesi e miracolosamente questi vanno via la mattina seguente.

Sant’Efisio viene invocato ancora nel ‘600 durante la peste, giunta sull’isola nel 1652 ed a Cagliari nel 1655 a causa dell’arcivescovo de La Cabra. Si fece arrivare un ermellino con un’imbarcazione da Genova, che portava il bacillo della peste. Fu così che Cagliari chiese l’intercessione di Sant’Efisio e si liberò dalla peste nel 1657.

E’ da allora che ogni 1 maggio si organizza la Festa di Sant’Efisio e vi accorrono da tutta l’isola in abito tradizionale e si fa una processione a piedi da Cagliari a Pula, che distano 45 km.

Dalla sommità di Saint Remy si può scorgere uno dei colli più famosi di Cagliari, la sella del diavolo, di cui parlerò poco più avanti al Poetto.

QUARTIERE CASTELLO

E’ il quartiere più antico della città, quello edificato dai Pisani.

Dal Bastione di Saint Remy, ci incamminiamo su Via Università verso la Torre dell’Elefante. Sul lato sinistro di questa via abbiamo le mura spagnole e la sede dell’attuale Biblioteca dell’Università di Cagliari, inaugurata nel 1763, e del Seminario Tridentino, che invece sono un’opera sabauda, che rientrava nel piano di ristrutturazione della città da parte dei Savoia.

Notiamo la bandiera sarda con le 4 teste, che indica i 4 Mori, ovvero 4 sovrani saraceni, che in una battaglia al confine con la Spagna, avvenuta alla fine del 1100, vengono sconfitti dai Catalani. I sovrani saraceni furono decapitati e da lì venne creata un’effigie con le 4 teste come monito verso i nemici.

Sul versante destro di Via dell’Università, troviamo le mura più antiche, risalente ai pisani, che, con la Torre dell’Elefante, segnavano il termine del quartiere pisano.

TORRE DELL’ELEFANTE

La Torre dell’Elefante è una delle Torre difensive più belle della città, costruita nel 1305, progettata da un architetto locale, Giovanni Capula, che su un’epigrafe viene indicato come “maestro di muro”, che è proprio il modo sardo di chiamare il muratore. Io l’ho trovata un’espressione fantastica, che nobilita questa preziosa categoria!

Le porte della Torre sono originali ed era organizzata con tre livelli di accesso. Dalla Torre dell’Elefante a mezzanotte suonavano le campane e si chiudevano le porte, qualora fossero stati trovati dei non residenti oltre la chiusura, venivano buttati dalla Torre o dai Bastioni di Santa Croce e pare che mentre li gettassero giù, dicessero “stai in pace”, da qui il nome Stampace del quartiere di fronte.

Attraverso la porta della Torre, entriamo nel quartiere antico della città, in cui le vie mantengono le loro caratteristiche, divenendo sempre più strette, e si sente moltissimo l’impronta spagnola, che in un certo qual modo ricorda il centro di Napoli.

Il quartiere di Castello ha subito pesanti bombardamenti si vedono ancora gli sventramenti. Non sono quasi più visibili quelle abitazioni, che facevano da trait d’union tra due palazzi con sovrappassi, ciò accadeva specialmente quando due famiglie contraevano matrimonio e si univano le abitazioni.

Percorriamo Via Stretta, chiamata così perché è la via più stretta della città, ma è molto caratteristica per la presenza di piante che la adornano, da vedere!

BASILICA DI SANTA CROCE

Giungiamo lateralmente alla Chiesa di Santa Croce, costruita intorno al XVI secolo ed è interessante capire dove sia stata costruita. Fino al 1492 in questa zona del Quartiere di Castello era attestata la presenza della comunità ebraica, quando i sovrani cattolicissimi in accordo con il Papa decidono di emanare un editto, con il quale cacciano dai loro territori gli ebrei, i musulmani e chiunque non professasse la religione cristiana e, come si può immaginare, parte vanno via e parte si convertono forzosamente.

Al di sotto della Chiesa Cristiana c’era la Sinagoga e lateralmente alla Chiesa sono visibili un arco e dei pilastri di una ipotetica porta, di cui non è rimasto nulla in quanto era in legno.

Dopo l’editto, arrivano qui i Gesuiti per evangelizzare ed imporre la fede cattolica e come lo fanno? Con un simbolo che gli ebrei non hanno mai accettato, la croce, pertanto edificano proprio sul luogo della Sinagoga la Chiesa di Santa Croce.

L’interno è di stile barocco, nell’altare troviamo degli affreschi, che simulano delle sculture, e rappresentato i Santi Maurizio e Lazzaro, facenti parte dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, che presero in mano la chiesa dopo i gesuiti.

Uscendo fuori dalla chiesa, vi sono i Bastioni di Santa Croce da cui si ha una delle viste più belle di Cagliari.

Mentre risaliamo verso la cattedrale, si nota come gran parte degli edifici di Castello non sono mai stati completamente ristrutturati dopo il bombardamento.

CATTEDRALE DI SANTA MARIA DI CASTELLO

La chiesa di Santa Maria è un gioiello architettonico, che ricalca la storia di Cagliari e delle sue dominazioni. Quando i Pisani conquistano la città agli inizi del 1200 e si stabiliscono in questo quartiere, cominciano proprio con la costruzione della chiesa, ma con un edificio più piccolo, adatto alle esigenze dell’epoca.

Nel 1326 i Catalani cacciano i Pisani, s’impossessano anche della chiesa e ne ampliano l’edificio. 

Con l’arrivo degli Aragonesi, ci fu un ampliamento della Cattedrale e nel ‘600 cominciarono dei lavori di ristrutturazione, che spazzarono via parte della vecchia chiesa romanica e fu eretta la facciata barocca.

Alla fine del 1500 tra il vescovo di Cagliari Ezquivel e quello di Sassari Manca nasce una disputa, poiché il Vaticano deve decidere quale tra le due città, Cagliari o Sassari, debba avere il Patriarcato di Sardegna, la sede arcivescovile.

Per stabilirlo, occorreva determinare quale delle due fosse più antica a livello cristiano e si fece ciò, andando nei cimiteri a fare la computa dei santi martiri. Come stabilire chi fosse santo martire?  Sulla tomba doveva esserci una lapide con il nome del defunto e con la sigla “BM”, ovvero beatus martires, in assenza di tale iscrizione, nella tomba si trovavano delle ampolle con un liquido rosso, ritenuto essere sangue appartenuto sicuramente ad un martire. In realtà, non era sangue, ma unguento profumato per evitare i cattivi odori della putrefazione. A Cagliari furono rinvenuti più martiri di Sassari, 179 martiri e così divenne sede arcivescovile.

Nel 1618 si decide di costruire una cripta nella cattedrale, dedicata ai santi martiri.

Viene sopraelevato l’altare principale e si scava al di sotto per creare una cripta. Prendono il pulpito originale, che ora è diviso in due elementi addossati alla controfacciata, e lo smembrano. Alla base aveva 4 leoni stilofori, che furono utilizzare per innalzare il nuovo altare. Essi sono originali del periodo Pisano e furono un dono di Pisa alla Chiesa di Cagliari.

La cripta ha 3 ambienti con volta a botte, quello più grande al centro è dedicato alla Vergine Maria, infatti c’è la statua della Vergine con il Bambino, e gli ambienti laterali sono dedicati ai santi titolari dei cimiteri più antichi; San Lucifero e San Saturnino.

La cripta di San Lucifero è dedicata al vescovo Lucifero, nativo di Cagliari, ma che nel II secolo venne inviato a Vercelli e martirizzato. Le pareti sono spettacolari, adornate dai marmi policromi provenienti da Genova. Ogni formella ha un nome e contiene all’interno in nicchie i resti dei martiri trovati agli inizi del 1600. Vi sono stati martiri posti successivamente, come ad esempio Sant’Elia, di cui trovarono un teschio nel Tempio di Astarte sulla sella del Diavolo e trassero le conclusioni che fosse lui, ritirato lì sul colle come eremita.

Una curiosità da notare, sulla parete dietro ad un monumento funerario vi sono i resti di un sarcofago romano, poiché il cimitero di San Lucifero era un ex cimitero romano.

La cripta di San Saturnino è dedicata a Saturnino, che era un bambino, nonostante la sua statua ha la fisionomia di un adulto, con dimensioni non realistiche. Anche qui si scorgono elementi di sarcofago con trionfo di putti, non di certo assimilabili al rito cattolico. Troviamo il monumento del piccolo Carlo Emanuele di Savoia, erede al trono, morto di vaiolo a tre anni.

Risalendo sopra, poniamo l’attenzione Monumento funebre di Martino il Giovane, che era il figlio di Giacomo II d’Aragona, il quale cercò di gestire i territori di conquista del padre, ovvero Sicilia e Sardegna. Siamo agli inizi del 1400, Martino voleva riunificare tutta la Sardegna sotto l’egida della corona d’Aragona, attraverso una serie di battaglie. Ad ucciderlo non fu una battaglia, ma sicuramente il vizio delle donne ed uno gli trasmise una malattia sessuale, morendo di febbre.

Questo monumento funebre in realtà fu realizzato alla fine del 1600 ed i resti di Martino il Giovane furono ritrovati solo recentemente in un sacchetto, durante i lavori di restauro, si pensa sia lui, data l’età di circa 30-40 anni stabilita dallo studio al radio-carbonio.

Notare i pulpiti all’entrata, opera dello scultore Guglielmo, noto per aver realizzato gran parte degli elementi decorativi della Cattedrale di Santa Maria dei Miracoli di Pisa. Pisa ne fa omaggio a Cagliari, in quanto nel 1258 viene realizzato nella Cattedrale di Pisa il nuovo pulpito da Giovanni Pisano.

Notare l’affresco sulla navata principale, è un omaggio alla fede sarda con in basso il popolo vestito in abiti tradizionali, di fronte a loro i miliziani, salendo più su c’è il Vescovo, abbiamo sugli scalini i Santi, quali Sant’Efisio, Santa Giusta, San Saturnino, dall’altro lato gli Ordini mendicanti, come i Gesuiti, fino ad arrivare alle sfere angeliche.

Uscendo dalla chiesa, ci ritroviamo l’ex Palazzo della Municipalità di Cagliari, costruito dagli Aragonesi, successivamente abbellito secondo lo stile barocchetto piemontese, che è quello attuale. Alla fine dell’800 viene abbandonato, perché viene costruito il bellissimo nuovo PALAZZO CIVICO DI VIA ROMA.

PIAZZA PALAZZO

Fuori della Cattedrale, abbiamo questa ampia Piazza su cui si affacciavano  il PALAZZO DELL’ARCIVESCOVATO ed  il PALAZZO REGIO , ovvero la dimora dei rappresentanti del Re. Qui hanno dimorato anche i Savoia, attualmente è la sede della Prefettura di Cagliari

Questa zona fu fortemente bombardata, ricordiamo che Cagliari conobbe il dramma degli sfollati e la ricostruzione fu lenta ed ad oggi si notano ancora i segni.

PALAZZO CIVICO

E’ il meraviglioso Palazzo in stile Liberty con elementi gotico-catalani, costruito in pietra calcarea bianca tra il 1899 ed il 1913, quando cominciarono le opere di ristrutturazione della città di Cagliari, volute dal sindaco Baccaredda, il medesimo a cui si deve la costruzione del Bastione di Saint Remy, la riqualificazione del porto e di via Roma.

L’edificio fu bombardato pesantemente nel 1943, ma venne ricostruito per fortuna nostra seguendo i piani originali.

CHIESA DI SANTA BONARIA

La prima cosa che ti colpisce è la grande scalinata, posta davanti un edificio bianco. Sei di fronte a Santa Bonaria, una chiesa imponente, composta da un edificio più piccolo, che è originale catalano ed è il primo edificio che i catalani costruiscono, arrivando in Sardegna.  La chiesa più grande è stata costruita tra il 1700 e gli anni ’50 del ‘900, ci sono voluti oltre 250 anni per costruirla, ma a  Cagliari, come a Roma, la costruzione delle chiese ha richiesto un tempo infinito, si dice ad esempio “sei come la Fabbrica di Sant’Anna”, ovvero per la costruzione della Chiesa di Sant’Anna ci sono voluti 350 anni.

ANFITEATRO ROMANO

Edificato tra il I sec a.C. ed il I d.C., aveva una capienza di circa 20.000 spettatori ed è l’unico anfiteatro in Italia costruito direttamente sulla roccia. Pensando a questo Anfiteatro, dobbiamo immaginare una sorta di Colosseo incastonato nella collina. Manca la parte frontale d’accesso, che è stata smembrata nel medioevo, quando non si dava importanza ad i resti romani, ma venivano utilizzati come materiali da costruzione.

Durante il bombardamento del 1943 divenne un rifugio e poi i cunicoli interni, gli spogliatoi e le gabbie degli animali divennero sede di piccole abitazioni familiari.

POETTO

Il Poetto è la spiaggia di Cagliari, ovvero 9 km di spiaggia con le cosiddette fermate,  Si tratta di spiaggia con sabbia finissima ed un mare cristallino condiviso tra Cagliari ed il comune di Quarto. Ci sono sia gli stabilimenti che la spiaggia libera, le prime fermate sono piuttosto affollate, poi man mano vanno diradando e la spiaggia diviene sempre più larga.

Il Poetto è perfetto di giorno per godere del mare e di sera per andare a cena e passeggiare.

SELLA DEL DIAVOLO

Come già accennato ai Bastioni di Saint Remy, Cagliari è costruita su 7 colli ed il colle di Sant’Elia è conosciuto come la SELLA DEL DIAVOLO. Ha una forma che vagamente ricorda una sella di un cavallo, ma capiamo perché è chiamata sella del Diavolo.

Come posizione geografica, è contrapposta al Golfo degli Angeli e la leggenda dice che quando Dio decise di Scacciare dal Paradiso Lucifero, quest’ultimo scoprì che Dio aveva dato una parte della terra anche agli altri angeli e quando vide il Golfo degli Angeli, lo volle tutto per sé. Ci fu qui una lotta tra Angeli e Demoni, Lucifero venne disarcionato dal suo cavallo e cadde sul Promontorio di Sant’Elia, dandogli la forma di una sella.

La Sella del Diavolo è visitabile, percorrendo 4 km a piedi, ed è così che scopri un Tempio dedicato alla dea Astarte, divinità fenicia, adorata per il culto della prostituzione sacra. C’erano delle sacerdotesse che facevano le sacre abluzioni nelle vasche ed accoglievano i frequentatori per pratiche sessuali. Con l’arrivo del cristianesimo, occorreva porre fine a questi atti considerati osceni e si decise di convincere la popolazione che sul colle di Sant’Elia ci fosse il diavolo.

Il colle di Sant’Elia prende il nome dal martire Elia che, sulla sommità della Sella del Diavolo, si ritirò e di cui fu ritrovato un cranio, ed i suoi resti giacciono nella Cattedrale.

Avendo un giorno a disposizione in più, consiglio di affittare una macchina ed andare in quella che è considerata una delle spiagge più belle della Sardegna.

VILLASIMIUS

A 45 minuti di macchina da Cagliari, andando verso nord est, si trova la Costa Rei con la meravigliosa spiaggia di Villasimius, acqua limpidissima dai colori cangianti, che vanno dal trasparente allo smeraldo.

45 minuti di una litoranea strepitosa, fatta da tante calette, una più bella dell’altra, in cui sostare e godere di un’acqua fresca e di un mare degno di questo nome. E’ anche il posto giusto per mangiare pietanze squisite a base di pesce.

La parola d’ordine è relax!

La Sardegna è un luogo dalla bellezza straordinaria e dai paesaggi mozzafiato. La Sardegna è il suo popolo, fiero ed orgoglioso, che ti conquisterà con la sua cultura, le sue tradizioni, la simpatia, la sua arte culinaria e lascerai questa terra come me con il solo desiderio di tornare prestissimo.

Un mio grazie speciale al popolo sardo ed a te che sei giunto a leggermi sin qui.

Marpi