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BLOG DI VIAGGI

New York: dove i sogni diventano realtà

New York, giungla di cemento dove i sogni diventano realtà” canta Alicia Keys in Empire State of Mind.

New York è il sogno americano!

Probabilmente nel mio primo viaggio a New York non avrei mai intitolato così questo mio scritto.  Poi avvengono cose che riscrivono la tua concezione e percezione di questa città. Nel mio caso è la storia di Valeria.

Valeria non è un essere leggendario, una stilista o  una cantante famosa.  E’ una di noi, con una marcia in più. E’ una ragazza italiana, europea, venuta qui con il suo fidanzato, le sue speranze, i suoi occhioni scuri che brillano quando si emoziona.

New York è sempre stata il suo sogno, quando si appassionava alle storie di Serena e Blair di Gossip Girl ed alla loro vita “pettegola” newyorkese.

E’ arrivata qui con la certezza di un contratto di lavoro e l’incertezza di un futuro.

Prima di trasferirsi nella “città che non dorme mai”, viveva e lavorava a Roma. Faceva i suoi conti con le bollette e con la spesa e passava la giornata al lavoro in ufficio.

Proprio come si usa in Italia, non tornava mai a casa prima delle 10 di sera. Probabilmente, in Italia è il lavoratore che non dorme mai!

A New York ha dovuto affrontare quelle  difficoltà che ogni straniero si trova a combattere ogni giorno, ovunque si trovi nel mondo, dalla lingua non propria ad una mentalità diversa, dalla ricerca della casa a capire dove si è. Per non parlare poi dei costi proibitivi che fanno sì che ad esempio pagare la babysitter lì sia come pagare un dirigente pubblico in Italia.

Oggi Valeria è una moglie e mamma felice di due fantastici gemelli, lavoratrice a tempo pieno in un ufficio a Times Square e blogger. Mi parla a telefono mentre corre in bicicletta sul  lungo fiume per arrivare a lavoro.  Corre poiché ha dovuto sistemare i bambini, la casa, se stessa, ha perso il bus ed ha preso un bike sharing. Corre dicendo “è bellissima questa città!”. Sì, perché nonostante siano passati anni, New York riesce sempre a sorprenderla.

Il suo sogno è diventato realtà, come il sogno dei suoi migliori amici, dei colleghi e di tutti quelli che di New York ne hanno fatto la loro casa.

New York è questa! New York è il posto dove i sogni diventano realtà, dove non c’è nulla che tu non possa fare, proprio come canta Alicia Keys.

E’ forse uno dei posti più inclusivi del mondo.

New York è la Grande Mela, succosa e succulenta, da cui tutti possono attingere.

Una grande mela era il compenso dei musicisti di jazz ad Harlem e Manhattan negli anni ’20 del novecento, fu così che per tutti divenne la Grande Mela.

Il mio primo viaggio a New York è stato dopo essermi licenziata da un lavoro da suicidio, con un capo donna cinese dai denti da coniglio ed una passione per il mobbing nei miei confronti. Insomma il lavoro sempre sognato!

Mentre preparavo la lettera di dimissioni, ho scritto la parola liberty ed ho comprato il biglietto per New York.

Ho preso un volo per  l’aeroporto di Newark, decisamente più economico degli altri due aeroporti, JFK e La Guardia, ma ovviamente chiediti sempre perché lo sia! Atterro nel New Jersey, che, a parte essere la terra di Buddy Valastro, il mitico “boss delle torte” della Carlo’s  Bakery, non so neanche cosa abbia.

Mentre stiamo per atterrare, mi cade l’Ipod. Quando mi chino, noto una moneta americana e mi colpisce la scritta Liberty, alzo gli occhi e vedo ancora scritto “Liberty International Airport”. Capisco che è destino ed è lì che devo essere.

Il poliziotto al controllo passaporti ed Esta con un sorriso a 32 denti mi dice: “welcome to the United States of America. Welcome home”.  Io mi sono sciolta, avrei potuto camminare sulle acque o sulle nuvole.

Leggo su internet che, a meno che non voglia lasciare mezzo stipendio al tassista, mi conviene prendere l’Air Train, che porta a Penn Station, nel midtown di Manhattan, dove c’è il mitico Madison Square Garden e non so se mi spiego, un tempio in cui  si sono da sempre esibite le maestà della musica.

Appena metti piedi a Manhattan, ti rendi conto di quanto la tua vita sia influenzata dai film e serie tv americane, ti sembra di aver già vissuto lì, di essere già stato immerso in quella “giungla di cemento”.

Come tutti sanno,  Manhattan è tutta un’intersezione di vie numeriche tra streets ed avenues. Così, qui ad esempio incontri un amico tra la 34th e la 5th Avenue piuttosto che come a Roma davanti al Caffè Sant’Eustachio o davanti alla Galleria a Milano.

La mia seconda esperienza di trasporti è in un’icona della città, il taxi giallo. La mia mente va al mitico film di Scorsese “Taxi driver” ed a Robert De Niro. Va anche però al nostrano Alberto Sordi  in “Un tassinaro a New York”.

Ecco la magia del cinema: certi film possono colpire l’imaginario collettivo in modo così forte da creare  un’emozione anche salire su un taxi!

L’hotel si trova a Park Avenue, mai follia più grande! E va bene! L’ho scelta poiché mi ha ricordato  il telefilm Arnold, il mitico ragazzino di Harlem che con suo fratello Willis viene adottato da un ricco signore di Manhattan, la cui abitazione è a Park Avenue.

Il prezzo è stratosferico, ma la stanza è microscopica, così tanto da entrarci un letto alla francese, e siamo in due, e le valigie sospese sul letto. Meglio che non penso a quante notti sarei potuta stare al Lebua at the State Tower di Bangkok con quel prezzo al giorno! L’hotel è indegno, o meglio, indecente. E’ il prezzo da pagare per vivere un luogo mitico!

Terza esperienza di trasporti è la metropolitana di New York, antica, piuttosto sporca, ma super efficiente.

Adesso vi racconto i luoghi in cui ho sognato a New York.

COSA VEDERE A NEW YORK

TIMES SQUARE

Times Square è l’attrazione turistica più visitata al mondo.  Si estende dalla 42nd alla 47th del lato ovest e dalla Broadway alla 7th Avenue.

Nel 1904 la famosa testata giornalistica The New York Times decide di spostare il suo quartiere generale in Longacre Square, ribattezzata così Times Square.

Ci sono arrivata con la metropolitana, fermata  42nd Street.  Per me, abituata alla voce pacata e flemmatica dello speaker  della metropolitana di Londra, la voce squillante, dallo spiccato accento americano, che annuncia Times Square è una carica di adrenalina,  mi fa impazzire.

Times Square è New York! Che meraviglia!

Mi viene in mente  il  film “Vanilla Sky”, la scena in cui Tom Cruise arriva a Times Square e scende dalla macchina con una faccia attonita. Terrorizzato, comincia a correre in una Times Square completamente deserta, ma totalmente illuminata. Arriva sotto la scritta Nasdaq e JVC ed urla.

Insomma,  la realtà è incredibilmente diversa. Difficilmente sentiresti le sue urla in quel traffico di veicoli e di pedoni, che a migliaia invadono Times Square di notte e di giorno, h24.  Quei cartelloni pubblicitari sono bellissimi di giorno e grandiosi di notte, sempre illuminati ed in movimento. Times Square non è mai uguale a se stessa!

Subito mi attrae la U.S Armed Forces Recruiting Station, il celebre centro reclutamento forze militari.  Ovviamente scattano subito delle foto accanto a “I want you”,  il famoso manifesto di Zio Sam del 1917 di James Montgomery Flagg .

Tutto ti galvanizza, cartelloni giganteschi che pubblicizzano ogni genere di articolo, banche, spettacoli di Broadway, serie tv, negozi e tanto altro.

Ci sono diverse catene internazionali, ma ciò che mi attira immediatamente è il meraviglioso store di M&M’S, in cui ritorni bambino goloso e vorresti affondarti a bocca aperta sotto i grandi tubi trasparenti di M&M’S,  divisi per colori. E’ il paese dei balocchi!

Giacché mi sono già calata nella parte della bimba, ovviamente non può mancare il Disney Store, mi compro subito Topolino grande e Topolino piccolo versione statua della Libertà, stupendo! I miei occhi sono a cuoricino ancora adesso che scrivo.

Per me che sono appassionata di fotografia, Times Square significa anche la mitica foto del Marinaio che bacia l’infermiera, scattata nel 1945 da Eisenstaedt. Mi sono ritrovata a New York con la loro statua gigante, altra emozione! A quando pare, capita ogni 5 anni che mettano questa statua in piazza.

BROADWAY

La Broadway è la strada più lunga ed antica di New York. Già ai tempi degli olandesi veniva chiamata la strada principale.

Broadway è il mitico Distretto dei Teatri di New York, c’è una concentrazione pazzesca in questa area.

Pare che il primo musical sia stato The Black Crook, nel 1886, e che durasse 5 ore e mezzo!

Io ho avuto la fortuna di vedere molti spettacoli teatrali nel West End a Londra, l’unico capace di competere con Broadway. Purtroppo quelli più importanti di Broadway li avevo già visti, ma consiglio a tutti di assistere ad uno spettacolo,  anche se non afferrate ciò che dicono, sarà comunque indimenticabile!

5TH AVENUE

Chi dimenticherà mai la scena iniziale di Colazione da Tiffany? Sulle note di Moon River un taxi giallo avanza lungo la 5th Avenue.  Si ferma davanti al palazzo in cui ha sede la gioielleria Tiffany e scende lei, un mito di tutti i tempi, Audrey Hepburn, sofisticatissima in un tubino nero Givenchy. Un tocco  magistrale di eleganza e leggerezza.

La 5th Avenue è l’iconica strada che attraversa Manhattan e la divide in East e West.

Parte da Washington Square nella lower Manhattan per risalire lungo 10 km ad Upper Manhattan, Harlem.

E’ sulla 5th Avenue, che sorge il primo grattacielo di Manhattan, The FlatIron. Nel 1931 viene costruito l’Empire State Building, all’incrocio con la 34th.

Tra la 49th e la 59th impera il lusso, tutto è chic.  Tiffany si trova all’altezza della 57th.  Louis Vuitton, Versace, Armani, Jimmy Choo, Michael Kors, Gucci, Prada, sono solo alcuni dei prestigiosissimi brands presenti lungo la 5th Avenue. Per non dimenticare il grande magazzino Saks Fifth Avenue.

Le grandi firme si alternano a quelle più commerciali, ma non meno note.

Da menzionare i palazzi dei magnati americani come il  Rockfeller Center, la Trump Tower, l’Olympic Tower di Onassis, la casa di Carnegie, ora museo.

Tra la 5th e la 6th Avenue c’è il MOMA, ovvero il Museum of Modern Art.

EMPIRE STATE BUILDING

L’Empire State Building è un altro luogo mitico associato a classici della cinematografia e serie tv americane.

Nella scena finale, King Kong  con la sua amata Ann in mano, scala l’Empire State Building come fosse un albero della foresta pluviale del Borneo. Arrivato in cima, viene attaccato dagli aerei dell’aviazione e colpito a morte.

Un film storico di Hollywood “Un amore splendido” con Cary Grant ha fatto sognare dal 1957 in poi tutte le generazioni americane e non ed ha influenzato diversi film e serie tv successive. I due protagonisti principali si incontrano ed innamorano su una nave e si danno appuntamento 6 mesi dopo alle 5 del pomeriggio sulla terrazza dell’Empire State Building al 102simo piano. Non si incontreranno!

Si ripete il tutto nel film “Insonnia d’amore”, in cui Tom Hanks e Meg Ryan hanno un appuntamento nel giorno di San Valentino sulla terrazza. Ma qui finalmente si incontrano!

Nella celebre serie tv “Gossip Girl”,  Chuck Bass sulle orme di “Un amore splendido”  dà appuntamento a Blair Waldorf per chiederle di sposarlo, ma Blair non arriva in tempo.

Che dire? Io non darei appuntamento a nessuno sull’Empire State Building per coronare sogni d’amore, ma sicuramente per godere della vista più bella di New York!

Situato tra la 5th Avenue e la 34th, fu costruito nel 1931 in stile Art Deco ed è alto 443 metri.

All’86simo piano c’è la terrazza panoramica ed al 102simo l’osservatorio, che si trova a 381 metri di altezza. Gli ascensori ne sono tanti e vanno a velocità supersonica

CENTRAL PARK

E’ il parco più grande di New York e si estende dalla 59th  alla 110th, sono ben 340 ettari. E’ il polmone verde della città e risale alla metà dell’800, quando i newyorkesi sentirono la necessità di un’area verde, proprio dove si stava espandendo la città.

Forse è il parco più fotografato del mondo, di sicuro sarà il parco più utilizzato nei film americani. Non c’è film o serie tv che non riporti Central Park.

Ci puoi trascorrere una giornata e terminare con la certezza di non averlo visitato tutto.

Date le dimensioni del parco, ci sono diverse entrate, quella più famosa è ubicata sulla 59th street al Grand Army Plaza.

Qui troviamo il the Pond, il famoso laghetto piccolo, da cui si vedono stagliarsi dal verde del parco i grattacieli di Manhattan.

C’è il Wildlife Center, ossia lo zoo, con ingresso a pagamento, che ospita oltre 130 specie di animali ed una piscina con i leoni marini.

Ammetto che dopo aver visto il film con Jodie Foster “Il buio nell’anima”, andrei a Central Park solo di giorno. La protagonista viene aggredita brutalmente di sera, mentre porta a spasso il cane nel parco e passa sotto ad uno degli archi, credo sia il driprock, che di giorno è molto frequentato.

Man mano che si avanza verso nord, si incontra lo Sheep Meadow, ossia il campo dove una volta pascolavano le pecore.

Lo Strawberry Field è all’altezza della 72th West, in onore di John Lennon che qui fu ammazzato nel 1980.

The Loeb Boathouse è un ristorante che si affaccia su The Lake, una location da sogno tra il verde ed il lago: qui in “Sex and the City” la protagonista Carrie si incontra con Mr. Big. Mentre lui tenta di abbracciarla davanti alla balaustra del ristorante, cadono entrambi nel lago.

Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir è un grande bacino d’acqua, attorno al quale è piacevole passeggiare, io ci sono andata al tramonto, quando i palazzi in lontananza si sono colorati di un rosa delicato.

CHRYSLER BUILDING

E’ forse il grattacielo più interessante della città, io l’ho trovato sorprendente.

In stile Art Deco, fu terminato il giorno prima del crollo di Wall Street nel 1929. Con i suoi 320 metri di altezza,  fu il grattacielo più alto del mondo fino alla costruzione dell’Empire State Building nel 1931.

Chrysler all’epoca era il terzo industriale dell’auto in America e volle che fosse realizzato qualcosa di grandioso e ci riuscì.

Sulla sua sommità si vede la caratteristica cuspide in metallo, alta 38 metri, e fatta di acciaio inossidabile cromato, che la rende luminosa. Spiccano 30 finestre triangolari a raggiera.

Qui hanno girato una scena di “Men in Black 3” in cui Will Smith compie un salto fisico e temporale gettandosi proprio dal Chrysler Building.

STATUA DELLA LIBERTA’

La Statua della Libertà è il simbolo di New York e dell’America intera.

Nel catastrofico film “The day after tomorrow”, si abbatte su New York un gigantesco Tsunami. Quando quest’onda colpisce la Statua della Libertà, lei resiste! Si vede ancora la testa e la sua torcia sollevata ad indicare la speranza di una nazione, che resiste a tutto, si piega, ma non si spezza.

La Statua della Libertà è visibile da 40 km ed è sicuramente stata la prima cosa vista dai milioni di migranti, che sono giunti qui con le navi, dopo mesi di navigazioni e con un carico di speranze. Lady Liberty è li ad accoglierli. Lady Liberty è l’America.

Souvenirs, statue, soprammobili, costumi, coroncine, persino il mitico Mickey Mouse è vestito con la toga e sorregge la fiamma.

Si raggiunge con il traghetto da Battery Park. Ho fatto una lunga attesa per poterlo prendere, ma l’arrivo a Liberty Island ti ripaga del tempo perso.

L’avevo vista qualche anno prima nella sua versione più piccola a Parigi. E’ infatti il simbolo dell’amicizia franco-americana durante la Rivoluzione americana ed i Francesi di Rivoluzione ne sanno qualcosa!

E’ opera dei francesi Frederic Auguste Bartholdi e di Gustave Eiffel. . Alta 93 metri, incluso il basamento, raffigura la Dea Ragione ed ha le sembianze di una donna con la toga ed una corona a 7 punte a rappresentare i 7 mare ed i 7 continenti.

Con il braccio destro in alto sorregge la torcia. La fiamma è di ispirazione massonica e simboleggia il sapere. Il braccio sinistro sorregge una tavola con su scritto il giorno dell’Indipendenza americana.

MOMA: MUSEUM OF MODERN ART

Sul Moma non voglio spendere molte parole, poiché qui parlano le emozioni infinite che ho provato.

Ci sono opere che molti di noi avranno come posters appesi ai muri di casa e che ogni volta che li guardiamo, ci danno gioia. Dove sono? Al Museum of Modern Art!

Il MOMA è uno dei musei di Arte Moderna più importanti del mondo, si trova tra la 5th e la 6th avenue, non mancatelo nel vostro giro a New York se siete amanti dell’arte. Ci sono capolavori assoluti, che vi daranno attimi di bellezza estatica.

Troviamo il Cielo Stellato di Van Gogh, Gli amanti di Magritte, La persistenza della Memoria di Dalì, il Ponte  giapponese di Monet, Canto d’amore di De Chirico ed ancora Klimt, Pollock, Matisse, Modigliani e tanto tanto altro.

Io vi ho passato ore indimenticabili.

PONTE DI BROOKLYN

Da bambina il Ponte di Brooklyn per me era l’involucro delle chewing gum “Brooklyn”. Tutti masticavamo “Brooklyn, la gomma del ponte”. La compagnia che la produsse, la Perfetti Van Melle, riuscì a creare nel nostro immaginario un binomio vincente: un  simbolo del consumismo americano con un’icona stessa dell’America, il Ponte di Brooklyn. Associazione vincente!

Nessun viaggio a New York può prescindere dall’attraversamento del ponte di Brooklyn, rigorosamente a piedi.

Fu il primo ponte costruito in acciaio, ha sei corsie, 3 in andata verso Brooklyn e 3 di ritorno verso Manhattan.

Parlando dell’Empire State Building, ho scritto che molti film hanno scelto la sua terrazza come punto d’incontro tra due innamorati. Il Ponte di Brooklyn invece è stato scelto nel film “Sex and the City” come punto d’incontro per Miranda e Steve, dopo un periodo in cui si erano separati ed erano andati in terapia di coppia. E’ così che sulle note di “How can you mend a broken heart” di Al Green, assistiamo all’incontro dei due a metà del ponte.

DUMBO

Dumbo, che è l’acronimo di “Down Under the Manhattan Bridge Overpass”.

Si trova a Brooklyn, in un’area compresa tra il Ponte di Brooklyn e quello di Manhattan. Ti regala quella visione di Manhattan, che ritroviamo in una infinità di film e serie tv americane.

C’è una via, Washington Street, in cui si staglia di fronte a te il Manhattan Bridge, con i suoi tiranti e sotto, attraverso i pilastri, si intravede in lontananza l’Empire State Building. Questa via è stata la locandina di “C’era una volta in America”, il capolavoro di Sergio Leone.

Nella celebre serie tv “Gossip Girl”, che ha fatto sognare New York a milioni di fans, Dan Humphrey “the lonely boy” abita con l’affascinante padre Rufus e la ribelle sorella Jenny in un loft al 97 di Plymouth Street, direttamente sotto il Manhattan Bridge.

In “Vanilla sky” Penelope Cruz vive in un loft di Dumbo, ad angolo con Water Street.

Dumbo è anche il posto dove sedersi a godere della vista dello skyline newyorkese di sera dopo aver cenato in uno dei suoi ristoranti.

WEST VILLAGE

West Village è la parte occidentale del Greenwich Village. Per 6 Stagioni il West Village è entrato nelle nostre case attraverso la fortunatissima e pluripremiata serie tv “Sex and the City”.

Carrie Bradshaw, la sua protagonista principale e voce narrante, è una donna intelligente, arguta e spiritosa, amante della moda e con una passione sfrenata per le scarpe. Abita al 66 di Perry Street, nel West Village, ed è da qui che scrive i suoi articoli per la rubrica Sex and the City.

Nel West Village ritroviamo un caratteristico stile di case, chiamato Federale. E’ ricco  di ristoranti e negozi trendy.

GREENWICH VILLAGE

Chiamato THE VILLAGE, Greenwich Village ha quello stile che nell’immaginario di molti film fa tanto New York.

E’ lo stile Federale, che fu usato dal  1785 al 1830 e fu un riadattamento dello stile Georgiano inglese. Si notano i tipici mattoni rossi ed all’entrata troviamo le scale con i corrimano in ferro battuto.

E’ il quartiere amato dagli artisti, nei suoi locali hanno suonato le leggende della musica. Ma è anche il quartiere in cui nasce nel 1969 il Movimento per i diritti dei gay.

C’è una grande vita notturna, locali e ristoranti in cui trascorrere la serata. Segnalo il Cafe Wha, più che un locale, è un tempio sacro, in cui si sono esibiti giovani artisti, divenuti mostri sacri, come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Jimi Hendrix, Woody Allen, per citarne alcuni.

Per tutti coloro che dal 1994 al 2004 sono stati praticamente incollati al televisore a ridere e piangere alle avventure di Rachel, Monica ed a quella dei loro Friends, al numero 90 di Bedford Street c’è il mitico appartamento. Tutto ruota in questo quartiere.

LITTLE ITALY

Per un’italiana come me, vissuta di ricordi di parenti italoamericani di amici e conoscenti, che erano venuti qui con valigie piene di sogni e vuote di tutto il resto, Little Italy rappresenta simbolicamente la rivalsa di un popolo, che ha saputo rialzarsi dalla povertà e ricostruirsi una vita.

Al giorno d’oggi fronteggi la realtà e noti che Little Italy è una via, Mulberry Street con poche vie laterali, in cui la bandiera dell’Italia è rappresentata ovunque, ma ha un sapore squisitamente turistico e non sa di sudore e lacrime dei migranti. I figli di quei migranti hanno fatto fortuna, sono americani ed occupano posizioni di tutto rispetto.

Nel censimento del 2010, non risultava più nessuno nato in Italia ad abitare a Little Italy. Se ne sono andati nel New Jersey o nel Queens, vendendo ai cinesi.

In pratica Little Italy è stata fagocitata da Chinatown.

CHINATOWN

I cinesi, a differenza degli italiani ad esempio, continuano per generazioni a mantenere viva la loro cultura, lingua e tradizione.

Chinatown a New York è come nel resto del globo, ossia è la Cina con i suoi sapori, odori, i  negozi con scritte cinesi ed i tipici souvenir e prodotto loro locali.

Puoi mangiare l’anatra laccata pechinese, i dumplings o fare un giro al mercato di Mott Street.

WALL STREET

Anche se la Borsa e suoi andamenti non sono nelle tue corde, non può mancare una visita a Wall Street, la Borsa più famosa del mondo e la Federal Reserve.

Situata in Lower Manhattan, fu chiamata così per l’esistenza di un muro altro 3,5 metri, risalente all’epoca coloniale olandese e poi smantellato dagli inglesi nel 1699.

Ciò che vedrai è l’esterno di questo palazzo di stile neoclassico, progettato da George B. Post ed inaugurato nel 1903. Ha sontuose colonne ed è sormontato da un frontone con figure allegoriche. Dopo l’11 settembre 2001, una grande bandiera americana è stata posta in alto.

Lì vicino non può mancare una foto alla famosa statua del toro,  Charging Bull, realizzata da Alberto Di Modica ed installata nel 1989.

A New York ci sono tornata più volte ed ogni volta è una scoperta, è un vederla con occhi nuovi e non so se sia io a cambiare o lei, forse lo siamo entrambe, chi lo sa?

Come cantava Michael Stipe “leaving New York never easy”, andarsene da New York non è mai facile, ma la lasci con una certezza: ci tornerai!

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