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Musei Vaticani Parte I: un meraviglioso scrigno di capolavori mondiali

Musei Vaticani Parte I: un meraviglioso scrigno di capolavori mondiali

Sei qui perché sei interessato ai Musei Vaticani e ai loro capolavori. Potrai girare tutto il mondo, ma solo a Roma ti potrà mai accadere nel centro città di varcare un portone di una cinta muraria ed essere nello Stato più piccolo del mondo, lo Stato della città del Vaticano, con a capo l’uomo religioso più celebre del Pianeta, il Santo Padre, e con un patrimonio artistico dal valore inestimabile.

Musei Vaticani Parte I: un meraviglioso scrigno di capolavori mondiali

 

Ovunque si vada al suo interno e dovunque si vada a posare lo sguardo, rimarrai abbacinato da questo scrigno di capolavori dell’arte mondiale, se non addirittura sarai colpito dalla famosa “sindrome di Stendhal”.

E’ conosciuto semplicemente come Vaticano e le statistiche aggiornate al 2019 ci riferiscono che ha soli 618 cittadini, di cui 246 vivono entro le mura.

E’ così piccolo che lo puoi osservare in un plastico esposto nei Musei Vaticani e riflettere che della sua superficie di circa 44 ettari la metà è occupata dai meravigliosi Giardini Vaticani, che una preziosissima guida ti mostrerà in due ore di percorso a piedi, dandoti la possibilità di sentirti per due ore anche tu un po’ “Papa” per una volta nel mondo.

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Lo Stato è circondato da mura costruite dopo il Sacco di Roma del 1527 e che sono opera di Antonio da Sangallo il Giovane e non di Michelangelo, come viene spesso detto.

Nel Vaticano c’è tutto, ma proprio tutto quello che uno Stato deve avere, coniano una loro moneta ed hanno targhe particolarissime, SCV per le auto dello Stato e e CV per i privati cittadino. Il mezzo del Santo Padre è SCV 1.

Dal plastico si possono vedere e riconoscere strutture famose come l’Aula Nervi, dove hanno sede le udienze del Pontefice, e dietro c’è il Convento di Santa Marta, dove risiede Papa Francesco e dove vengono ospitati cardinali, quando c’è il Conclave.

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Nella parte alta si può vedere una stazione con i binari che attraversano la collina, su cui passa un treno che collega lo Stato del Vaticano a Castel Gandolfo.

Da notare l’antenna di Palazzo Marconi, dove ha sede Radio Vaticana, progettata dal grande Guglielmo Marconi ed inaugurata da Papa Pio XI nel 1931.

C’è la splendida Basilica di San Pietro con la sua monumentale piazza, inclusa nello Stato del Vaticano e sulla destra della Piazza c’è l’intero complesso del Palazzo Pontificio, ma siamo tutti cresciuti guardando le immagini della domenica con il Papa che impartisce la sua benedizione da una di quelle finestre.

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In fondo si vede un edificio rettangolare con un tetto a spiovente, che è proprio la Cappella Sistina, che si trova sul fianco destro della Basilica, in quanto la Cappella era la Cappella del Papa.

Il Palazzo Pontificio continua attraverso tutta la serie di gallerie, che si visitano durante il percorso dei Musei Vaticani.

L’edificio con le merlature è la parte più antica, chiamata il Belvedere.

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L’entrata e l’uscita per i Musei Vaticani sono state diversificate per volere del Santo Padre Giovanni Paolo II per il Giubileo del 2000.

L’attuale uscita un tempo era anche l’entrata e si utilizzava una doppia rampa, un capolavoro dell’architetto Giuseppe Momo, colui che progetto per Papa Pio XI la “città nella città”.

MUSEI VATICANI
SCALA ELICOIDALE DI MOMO

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Questa scala dei Musei Vaticani a doppia rampa elicoidale venne inaugurata il 7 dicembre del 1931. E’ un capolavoro dell’architettura mondiale, da cui hanno tratto ispirazione celebri architetti, come Frank Lloyd Wright per il Museo Guggenheim di New York.

Osserva la scala da sopra, ma non dimenticare di farlo anche appena scese le scale, è strabiliante la visuale da sotto.

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MUSEI VATICANI
BREVE STORIA DEL VATICANO

Lo Stato del Vaticano viene costituito l’11 febbraio 1929 grazie alla firma dei Patti Lateranensi tra il Re d’Italia ed il Papa.

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Ricordiamo che subito dopo la Breccia di Porta, avvenuta il 20 settembre 1870, il Papa Pio IX, che risiedeva al Quirinale, si ritira all’interno del Vaticano nel Palazzo Pontificio.

Il Papa emana nel 1874 il Non Expedit, una bolla per cui gli italiani cattolici erano invitati a non partecipare alla vita politica del Regno d’Italia.

Gli Italiani seguono le indicazioni papali, tanto che occorre trovare un compromesso, che porta alla firma dei già citati Patti Lateranensi, con cui si sancisce la nascita dello Stato della città del Vaticano e di tutta una serie di privilegi, di cui ancora adesso godono, a compensazione della perdita subita.

Al tempo dell’Impero Romano, questo territorio, posto sulla riva destra del Tevere ed un tempo Etrusco, era chiamato Ager o Mons Vaticanus e su questo nome si fanno due ipotesi: esiste una prima teoria secondo cui il nome derivasse dal Dio Vaticano, che aiutava i bambini ad emettere il primo vagito, la seconda invece pare facesse riferimento ad un insediamento etrusco, Vaticum, in cui si praticava l’arte del vaticinio, ovvero di predire il futuro.

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Era una vasta area bonificata all’esterno dell’Urbe, in cui Agrippina, madre dell’Imperatore Caligola, aveva la sua villa ed i giardini.

Proprio in questi giardini, Caligola fece costruire un Circo, in cui si allenavano gli aurighi, ma successivamente con Nerone divenne il luogo di martirio dei cristiani.

E’ nel Circo di Nerone che nel 64 d.C. San Pietro venne crocifisso a testa in giù e venne seppellito appena fuori da quel Circo in una necropoli, che era fuori della città.

A ridosso della tomba di Pietro l’Imperatore Costantino fece costruire la prima Basilica di San Pietro, facendo in modo che l’altare fosse in corrispondenza del primo Papa.

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Il potere materiale della Chiesa si venne a formare grazie a Costantino, primo Imperatore cristiano, il quale, prima di trasferire la capitale dell’Impero a Costantinopoli, l’odierna Istanbul, decise di donare la città di Roma a Papa Silvestro I, e ricordiamo che prima di quella donazione il Papa non possedeva nulla.

Costantino fece costruire il Patriarchio Lateranense, il Palazzo Pontificio, l’edificio dove risiedeva il Papa e fu costruito accanto alla prima chiesa del Mondo, San Giovanni in Laterano, Mater Ecclesiae ovvero la madre di tutte le chiese, nonché la cattedrale di Roma.

Quando nel 1300 ci fu la Cattività Avignonese ed i papi si spostarono per circa un secolo ad Avignone, tutto venne abbandonato.

Al ritorno dei Papi a Roma, gli edifici del Laterano erano ormai andati in malora. Decisero, pertanto, di stabilirsi nell’attuale zona di San Pietro, che nel corso dei secoli fu ampliata fino a divenire ciò che è adesso.

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La Basilica non è più quella iniziale, in quanto Papa Giulio II della Rovere nel 1506 ebbe il coraggio di andare ad abbattere la millenaria Basilica Costantiniana per avviare l’attuale Basilica, per cui occorreranno 120 anni per terminarla.

Giulio II si era dato il nome Giulio da Giulio Cesare, poiché voleva dare un nuovo rinascimento alla città in un periodo successivo a quello di crisi della cattività avignonese.

Sarà proprio Papa Giulio II ad avviare la raccolta delle sculture dei Musei Vaticani, di cui parliamo al plurale in quanto vi sono ben 13 Musei all’interno.

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Attualmente abbiamo due Papi, Benedetto XVI e Francesco, che vivono nella città del Vaticano. Un analogo episodio avvenne in precedenza con Bonifacio VIII e Celestino V.

Non abitano assieme, Papa Francesco, da francescano che ha fatto voto di povertà ed umiltà risiede a Santa Marta, mentre il Papa Emerito Benedetto XVI abita in un convento restaurato.

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Appena entrati nell’area dei Musei Vaticani, il primo capolavoro che si incontra nella visita è la CUPOLA DI SAN PIETRO, progetto di MICHELANGELO BUONARROTI, che il Maestro non vide mai completato.

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Giulio II diede a Michelangelo l’opportunità di lavorare dentro la Basilica di San Pietro ed a lui affidò l’opera imponente della sua tomba, il Mosè, che possiamo ammirare a San Pietro in Vincoli.

Giulio II ad un certo punto chiese a Michelangelo di andare a lavorare nella Cappella Sistina.

La Cupola è uno dei suoi ultimi progetti, Michelangelo muore nel 1564 ad 89 anni. Alla sua morte la Cupola non era stata ancora completata, c’era solo il tamburo, la parte in basso, mentre la parte alta verrà completata 20 anni dopo la sua morte nel 1587 da Giacomo Della Porta, uno dei suoi allievi.

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Della Porta riprese il progetto di Michelangelo ed utilizzò la navata centrale della Basilica di San Paolo Fuori le Mura per stendere tutti i fogli e creare un progetto in scala 1:1 dei disegni di Michelangelo.

Modificò leggermente il progetto, innalzando leggermente la Cupola per renderla più stabile.

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Michelangelo progettò la Cupola, studiando sia la Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze, facendo quindi una cupola a doppia calotta, ovvero una cupola dentro l’altra, e sia quella del Pantheon.

Quando gli viene commissionata la Cupola di San Pietro, gli viene chiesto di creare la Cupola più grande di Roma, che all’epoca era quella del Pantheon.

Michelangelo studia il Pantheon approfonditamente e comprende la grandezza dei Romani nella costruzione di quell’opera tanto da decidere di non volerla fare più grande e che la sua Cupola sarebbe stata di un metro più piccola di quella del Pantheon.

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Avviamoci verso il cortile della Pigna.

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CORTILE DELLA PIGNA

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Si chiama Cortile della Pigna per la presenza di una PIGNA DI BRONZO di 2000 anni, alta oltre 4 metri, che venne ritrovata nel Medioevo nel rione Pigna, nel cuore di Roma vicino al Pantheon, dove Agrippa, braccio destro di Augusto, aveva fatto costruire le Terme e la pigna doveva essere una delle fontane poste all’interno.

PIGNA DI BRONZO

Era stata creata per un bagno pubblico, poiché i bagni privati erano solo nelle case dei ricchi ed il resto della popolazione utilizzava i bagni pubblici.

Viene recuperata nel Medioevo e messa inizialmente nel quadriportico antistante la Basilica, dove viene utilizzata per i battesimi. Successivamente, quando il Papa fa ricostruire la nuova Basilica di San Pietro, viene collocata in questo cortile.

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La base della Pigna è un capitello con la scena di un atleta incoronato e probabilmente viene anch’esso dalle Terme di Agrippa.

A destra e sinistra si possono vedere due pavoni di bronzo, copie i cui originali vengono custoditi all’interno. Provengono da Castel Sant’Angelo, ovvero il Mausoleo di Adriano, ed erano poste sul cancello che dava accesso al Mausoleo.

Il pavone per gli antichi era simbolo di eternità e questo lo si doveva al fatto che la sua carne non andava mai a male.

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Il Leone egizio sottostante ha 2300 anni, è di granito ed ha nel suo basamento i geroglifici. Venne portato a Roma al tempo di Ottaviano Augusto, quando nell’Urbe si era diffuso il gusto per l’Egitto. Venne recuperato nella zona di Campo Marzio e poi portato qui per decorare questa nicchia grande, che va a coprire la Palazzina del Belvedere.

SFERA NELLA SFERA

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Al centro del Cortile si può ammirare la “SFERA NELLA SFERA”, l’opera che l’artista Arnaldo Pomodoro donò a Papa Giovanni Paolo II.

Viene collocata proprio al centro del cortile, poiché questa grande sfera dialoga con la sfera posta sulla Cupola di San Pietro, su cui un tempo si entrava, in quanto ha un diametro di 5 metri

La “Palla” di Pomodoro è una sfera perfetta, che rappresenta l’Universo con una frattura, che mette in evidenza una serie di ingranaggi a rappresentazione delle difficoltà della vita dell’uomo.

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Si può vedere sulla collinetta la Palazzina del Belvedere, che fu costruita prima di Sisto IV e che fu utilizzata dai Papi durante il periodo estivo, perché rispetto al Palazzo si trovava in una posizione più alta.

Giulio II fece unire la Palazzina del Belvedere con il Palazzo Pontificio, se ne occupò il Bramante creando due lunghe strutture ed un unico grande cortile lungo 600 metri, che collegava i due Palazzi.

Il cortile era uno spazio per le feste, per i tornei, un luogo di divertimento.

Si sa che da qualche parte è sepolto un elefante bianco, che venne regalato da un ambasciatore al successore di Giulio II, Leone X. Era chiamato Annone e veniva utilizzato quando c’erano gli spettacoli, visse 5 anni ed alla sua morte venne seppellito in questo cortile.

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GALLERIA CHIARAMONTI

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Lasciato il Cortile della Pigna, si accede alla Galleria Chiaramonti, che prende il nome da Papa Pio VII Chiaramonti e venne allestita dal celebre ANTONIO CANOVA per conservare sculture, fregi e sarcofagi di età imperiale.

Canova era diventato il Sovrintendente alle Arti per Pio VII e lui dedica questa Galleria alle tre arti principali: Scultura, Pittura ed Architettura.

Notiamo le mensole in basso, sono tutte differenti, in quanto pezzi di antiche trabeazioni romane, che il Canova aveva recuperato e riutilizzato come mensole.

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I busti delle donne sono dei capolavori con quelle loro ricercatissime acconciature, che consentono le identificazioni delle varie epoche, erano le imperatrici e le donne influenti a dettare la moda.

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Anche i busti degli imperatori in base al dettaglio della barba ci dicono in che secolo siamo: l’Imperatore Adriano, uomo colto ed appassionato di cultura greca, fu il primo imperatore a farsi crescere la barba e da allora in poi si faranno tutti crescere la barba.

Dirigiamoci verso il lato opposto, salendo le scale.

APOXYOMENOS

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A Trastevere c’è un vicolo chiamato dell’Atleta, dovuto proprio al ritrovamento di questa statua di un Atleta a riposo, l’Apoxyomenos.

E’ rappresentato a riposo, mentre si sta passando sul braccio lo strigile, un attrezzo che serviva per togliere gli strati di polvere, che si accumulavano durante gli allenamenti o le gare.

E’ la copia di una statua di Lisippo, datata V secolo a.C., le copie romane si riconoscono da quelle greche in quanto non sono di bronzo. Quando i Romani conquistarono la Grecia e ritrovarono queste statue in bronzo, ne fecero la copia in marmo per recuperare il bronzo dell’originale. Devono però mettere un perno per evitare che la statua si sbilanci ed è qui che abbiamo il tronco dietro l’Apoxyomenos.

MUSEO PIO CLEMENTINO

Fu fondato nel 1771 dal Papa Clemente XIV per aprire questi spazi agli studiosi, affinché potessero analizzare dal vivo e studiare le opere.

Venne creato questo Cortile Ottagono per ospitare, statue, rilievi, sarcofagi.

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E’ il luogo dove nascono i Musei Vaticani, grazie a Giulio II della Rovere, che all’interno di questo Museo collocò una piccola collezione d’arte, che decise di aprire a tutti.

I papi successivi ne ingrandirono la collezione e si chiamano Musei poiché ci sono diverse collezioni.

APOLLO DEL BELVEDERE

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La STATUA DI APOLLO DEL BELVEDERE venne ritrovata nel 1489 sul Viminale e già faceva parte della collezione di Giuliano della Rovere, divenuto poi Papa Giulio II.

Originariamente la statua di Apollo aveva un piccolo ramoscello di alloro, la pianta preferita di Apollo, poiché era la rappresentazione di Dafne.

Il mito di Apollo e Dafne narra di Apollo che si innamora di una ninfa bellissima, Dafne. Il giorno in cui Apollo si dichiara a Dafne, lei chiede a Giove di preservare la sua verginità. Giove la esaudisce trasformandola in un albero d’alloro.

Apollo si ferma davanti l’albero d’alloro e chiede a Dafne perché si sia fatta trasformare in alloro, il suo è un amore vero e per dimostrarglielo, le dice che da quel momento in poi tutti gli uomini gloriosi avrebbero indossato una corona di alloro.

Tutti gli imperatori romani indossarono una corona di alloro come tributo all’antico mito di Apollo e Dafne. Questo è il motivo per cui alla laurea indossiamo la corona d’alloro.

DIVINITA’ FLUVIALE

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Vi è poi la DIVINITA’ FLUVIALE, che ci indica proprio il modo in cui i Romani rappresentavano i fiumi, ovvero come un uomo possente, con una lunga barba e sdraiato, la cui posizione allude al letto del fiume.

Nel 1700 questa statua venne recuperata e restaurata, per il volto il restauratore si ispirò a Michelangelo emulando il volto di Dio Padre della Cappella Sistina.

Poiché il Papa era Leone X De Medici, venne rappresentato il fiume Arno. Da cosa lo comprendiamo? Da un dettaglio: nell’anfora tenuta dalla divinità vi è un’immagine di leone, che è il simbolo della famiglia Medici

Le grandi vasche di granito grigio e di granito rosa provengono da Castel Sant’Angelo.

LAOCOONTE

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Il LAOCOONTE è una statua ritrovata nel 1506 davanti al Colosseo, proveniente dal Palazzo dell’Imperatore Tito.

Viene ritenuta un originale greco, in quanto attribuita a tre scultori provenienti da Rodi e che avrebbero realizzato questa copia da un originale greco di bronzo per l’Imperatore Tito, utilizzando un unico blocco di marmo.

Quando il Laocoonte viene rinvenuto scavando all’interno della vigna di un cardinale, Michelangelo era a Roma ed iniziava a scolpire le statue per la Tomba di Giulio II, così venne chiamato per giudicare l’opera. La statua venne acquistata da Giulio II e posta nel cortile del Belvedere-

Il Laocoonte per Michelangelo sarà una figura fondamentale per le opere che realizzerà successivamente sulla volta della Cappella Sistina.

Laocoonte è l’antico mito di questo sacerdote di Troia, che fu punito dalla dea Atena per aver detto ai Troiani di non portare all’interno della città il famoso cavallo di legno.

L’intenzione di Atena era distruggere Troia, così la dea inviò dei serpenti marini ad uccidere Laocoonte ed i suoi figli.

I serpenti si attorcigliano intorno al corpo di Laocoonte e dei suoi due figli, che, disperati, guardano il padre in cerca di aiuto, mentre Laocoonte ha lo sguardo verso l’alto e cerca di divincolarsi dal serpente che lo morde sul fianco.

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E’ un momento di pathos, di tensione, le vene ci fanno capire lo sforzo che sta compiendo, le rughe del volto danno il senso del dramma che sta vivendo.

Il braccio che si vede non c’era durante il ritrovamento, nei primi anni del 1900 l’archeologo Pollack, andando in giro per Roma, trovò nella bottega di un rigattiere il braccio che attualmente vediamo e che identificò subito come il braccio del Laocoonte, in quanto la bottega si trovava proprio vicino al Colosseo.

SALA DEGLI ANIMALI

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Ci sono due ambienti contenenti statue rappresentanti animali, una specie di zoo di marmo con in fondo il Papa Pio VI Braschi, grande appassionato di animali, che chiese ad uno scultore di recuperare pezzi antichi, che ha raccolto qui in queste sale.

C’è ad esempio un pezzo preziosissimo, un granchio di porfido verde, materiale rarissimo.

Da notare il pavimento a mosaico del II secolo, proveniente da una domus romana.

SALA DELLE MUSE

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LE MUSE DI APOLLO

Alle pareti laterali Di questa sala ottagonale troviamo rappresentate le nove dee delle Arti, le Muse di Apollo che vivevano sul Monte Parnaso.

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Vennero ritrovate a Tivoli nella villa di Cassio e subirono delle modifiche durante i restauri settecenteschi.

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I dettagli ci stanno ad indicare davanti a quale Musa ci troviamo di fronte, ad esempio a destra incontriamo Melpomene, Musa della tragedia, e la identifichiamo grazie alla maschera che porta in mano oppure Urania, Musa dell’Astronomia, che reca con sé un globo ed una verga.

TORSO DEL BELVEDERE

Al centro della sala troviamo il TORSO DEL BELVEDERE, una statua che venne studiata a fondo da Michelangelo e che andò ad influenzare il busto del Gesù nel Giudizio Universale.

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Michelangelo rivoluziona la pittura, poiché fa qualcosa che nessuno aveva fatto prima, ossia parte dalla scultura per creare i suoi corpi, creando le sue figure monumentali.

Questa statua porta la firma in greco, che ci testimonia che è una statua originale greca datata I secolo a.C.: venne scolpita da Apollonio, figlio di Nestore, proveniente da Atene.

Secondo alcuni critici, la statua rappresenta Ercole, secondo altri è Aiace Telamonio, uno di quelli che combatte con Ulisse per la conquista di Troia. Ad un certo punto. Aiace si impazzisce e si scontra contro un gregge di pecore, pensando che fossero nemici. Tornato in sé, si suicida per quell’atto vile.

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Viene qui rappresentato in posizione meditativa, mentre riflette sul suo suicidio.

Ci resta solo questo frammento, Giulio II chiese a Michelangelo di terminarla, ma per lui era una statua perfetta così com’era.

SALA ROTONDA

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Cosa vi ritroviamo?

STATUA DI ERCOLE

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Una colossale STATUA DI ERCOLE ed è di bronzo, cosa assolutamente rarissima. I bronzi venivano riutilizzati per le armi, ma questa statua si salva.

Venne ritrovata nel 1864 sotto il Palazzo Pio Righetti a Campo dei Fiori, racchiusa in una cassa di legno, che riporta un’iscrizione, attraverso cui gli archeologi hanno dedotto che la statua fosse stata colpita da un fulmine, che era legato a Giove, così questa statua fu dedicata a Giove, tanto che ci fu una cerimonia testimoniata dai resti di un agnello sacrificato per l’occasione.

VASCA DI PORFIDO ROSSO

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Al centro della sala c’è una magnifica VASCA DI PORFIDO ROSSO, che proviene dal centro termale della Domus Aurea di Nerone, la base però non è più originale.

Poggia su uno splendido mosaico, che ha una parte originale ed un’altra fatta appositamente nel 1700.

Questo mosaico venne rinvenuto vicino Terni, smontato e ricomposto qui in questa sala con le aggiunte di parti mancanti.

STATUA DI ANTINOO

Antinoo era un giovane greco, divenuto il preferito dell’Imperatore Adriano, con cui intratteneva una relazione amorosa.

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Antinoo era un giovane bellissimo di 18 anni e stava con l’Imperatore Adriano da 3 anni. Nonostante che la differenza d’età tra di loro fosse molto alta, la sua bellezza aveva conquistato l’Imperatore e ne era estremamente geloso, si ipotizza, infatti, che Antinoo sia stato ucciso dallo stesso Adriano per gelosia.

Le circostanze della sua morte non sono chiare, si sa solo che durante una traversata del Nilo, cadde in acqua e morì annegato.

Adriano, che era amante della cultura greca, ma anche egizia, decise di trasformarlo in una divinità dei morti, mischiando Antinoo ed Osiride.

Proseguiamo verso i due splendidi sarcofagi in porfido rosso, chiamato il marmo degli imperatori, poiché proveniva dall’Egitto ed era costosissimo il trasporto.

SALA A CROCE GRECA

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SARCOFAGO DI SANTA DI SANTA ELENA

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Ci troviamo davanti a due sarcofagi imperiali: a destra vi è il SARCOFAGO DI SANT’ELENA, proveniente dal Mausoleo di Sant’Elena sulla Casilina. E’ però un sarcofago maschile, con scene di battaglia, probabilmente era stato preparato o per il figlio o per il marito di Elena, ma lei muore prima di loro e viene comunque utilizzato.

SARCOFAGO DI SANTA COSTANZA 

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Totalmente diverso è quello dall’altro lato, il SARCOFAGO DI SANTA COSTANZA, costruito per accogliere Costanza, la figlia dell’Imperatore Costantino, che testimonia ormai la piena epoca cristiana con simboli come l’agnello, i pavoni.

GALLERIA DEI CANDELABRI

Era una loggia rivolta verso il cortile, che verrà sistemata alla fine del 1800 per volontà del Papa Leone XIII.

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Vengono portate le statue e fatte decorazioni, che rappresentano momenti importanti del pontificato di Leone XIII.

C’è una scena dove c’è l’immagine della religione, una figura di donna illuminata con la croce e che sta benedicendo delle donne con in mano una tavolozza, un capitello, un busto a rappresentazione delle tre Arti, pittura, l’architettura e la scultura, ma soffermiamoci sui personaggi sotto la nuvoletta, c’è un bambino che sorregge una scatola con la lente, è la prima rappresentazione della fotografia, di cui Leone XIII era un appassionato.

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STATUA DI ARTEMIDE EFESINA

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Spicca la STATUA DI ARTEMIDE EFESINA, che era la dea della fertilità, quando, infatti, le donne volevano rimanere incinte, portavano in offerta ad Artemide gli scroti dei tori, che la dea portava sempre dietro con sé e che sono rappresentati qui.

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GALLERIA DEGLI ARAZZI

Gli arazzi più importanti sono da osservare sulla sinistra e furono realizzati nelle Fiandre. I disegni di questi arazzi furono disegnati dagli allievi di Raffaello e mandati a Bruxelles, dove vennero realizzati con preziosi fili di seta ed intrecci con fili di argento.

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Le scene raccontano le STORIE DI GESÙ,  cito solo le celebri Ascensione di Gesù e la Resurrezione, di quest’ultimo occorre passarci davanti muovendosi piano e fissando lo sguardo su tre elementi, la mano della benedizione, gli occhi e la lastra su cui poggia il piede, per un gioco di prospettive, sembra seguirci.

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Sono preziosissimi ed anche le cornici risultano piene di dettagli, di una manifattura eccelsa.

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SALA DELLE CARTE GEOGRAFICHE

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E’ una straordinaria Galleria lunga 120 metri, aperta nel 1583 e contiene ben 40 Carte Geografiche, che rappresentano tutti i territori in cui era divisa l’Italia all’epoca di Papa Gregorio XIII e considerano l’Italia divisa dall’Appennino nel suo versante Tirrenico ed in quello Adriatico.

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Papa Gregorio XIII Boncompagni era il Papa delle scienze, a lui si deve anche la riforma del calendario, il ben noto Calendario Gregoriano, usato ancora oggi. Il Papa aveva convocato a Roma un gruppo di scienziati, tra cui un frate, Ignazio Danti, che si fermò a Roma per realizzare queste carte geografiche, che vennero poi dipinte sulle pareti da un gruppo di artisti.

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Attualmente noi la percorriamo ad andare verso la Cappella Sistina, mentre il Papa la percorreva al contrario, provenendo dalla Cappella Sistina, quindi la posizione geografica è pensata per chi venisse da quel lato.

Soffermiamoci su Roma, era veramente piccola, delimitata dalle Mura Aureliane, contava circa 50.000.

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Le ultime quattro cartine rappresentano i 4 porti principali d’Italia, Ancona, Venezia, Genova e Civitavecchia, in quest’ultima si vede la scena del trasporto di un gigantesco obelisco, che è quello che ora si trova a Piazza Montecitorio, che era usato da Augusto come gnomone di una Meridiana, posta a Campo Marzio.

SALA SOBIESKI

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Vi è il grande ritratto ad opera del pittore polacco Matejko, che lo regalò a Papa Leone XII, e che rappresenta la vittoria dell’esercito cattolico, capeggiato dal re Sobieski, contro i turchi nella battaglia di Vienna.

Viene rappresentato vittorioso a cavallo, mentre consegna una lettera ad un messaggero, che dovrà portarla al Papa per comunicare la vittoria, che viene rappresentata da un grande arcobaleno.

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SALA DELL’IMMACOLATA

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Papa Pio IX nel 1854 proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione e nel 1858 commissionò al pittore Francesco Podesti la realizzazione di affreschi sul Dogma della Concezione.

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Il pavimento è in mosaico, ogni tessera viene da un Tempio pagano.

Il nostro tour continua con i grandi capolavori di Raffaello e Michelangelo nella seconda parte.

CLICCA QUI PER  LEGGERE LA PARTE II 
Musei Vaticani Parte II

 

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