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Nella località di Anacapri, quasi in vetta al Monte Solaro, si trova una delle proprietà private più belle di tutta Capri, Villa San Michele, ovvero un luogo in cui la perfezione della natura sposa la genialità di un uomo.

Vieni a scoprire una dimora in cui si respirano oltre 2000 anni di storia, innalzata sul suolo in cui si ergeva una delle ville di Tiberio. Vi hanno soggiornato celebrità del calibro di Oscar Wilde ed Henry James, ma anche reali, l’Imperatore di Prussia, l’inventore del dirigibile, il conte Zeppelin. Vieni qui per scoprire che il proprietario è lui stesso un personaggio controcorrente, la cui storia merita.

La Villa si raggiunge da Piazza Vittoria, una volta porta d’accesso di Anacapri, e si percorre una stradina tranquilla, che tutto ti lascia immaginare tranne la meraviglia che ti si sta per prospettare davanti agli occhi.

Nell’era social è una delle attrazioni più fotografate dell’isola ed appena giungi a Villa San Michele, ti innamori perdutamente del luogo e del suo ideatore.

Villa San Michele è un luogo magico e sai perché?

  • qui la leggenda vuole che sia apparso San Michele ad un pastorello e gli abbia fatto dono di una campanella portafortuna. Si narra di un giovane e povero pastore con una sola pecorella, che una sera scompare, lasciando il ragazzo nella disperazione più nera. Il pastorello ode il suono della campanella e, credendo sia la sua pecorella, lo segue, ma per poco non cade in un burrone. Ad andare in aiuto dello sventurato giunge San Michele, che gli appare su un cavallo bianco e con indosso una campanella, di cui fa dono al pastore. La campanella è miracolosa, ha il potere di proteggerlo ed è così che il giovane ritrova la sua pecorella. Questa è la storia di un celebre portafortuna, la campanella di Capri, che ha il potere di esaudire ogni desiderio.
  • Villa San Michele sorge sui resti di una delle 12 ville dell’Imperatore Tiberio, la scelta del luogo fu effettuata attraverso calcoli astrologici, e nel giardino si possono osservare i resti della villa romana, ben inseriti nel contesto più moderno.
  • Axel Munthe, il suo proprietario e costruttore, fu un personaggio straordinario, un pioniere in ogni campo, uno di quelli di cui leggi la storia e ne rimani affascinato.

CHI ERA AXEL MUNTHE?

Un uomo poliedrico e fuori da ogni schema, all’avanguardia, incredibilmente moderno per la sua epoca.

Era un medico svedese ed anche famoso, la sua paziente più celebre fu la Regina di Svezia, che si fece curare proprio a Capri. Considerava la professione medica come una vocazione sacra, per cui non amava farsi pagare. Le sue ricette curative erano passeggiate all’aperto, un animale domestico come antidepressivo ed affermava che fare del bene è una medicina per il benefattore e per il beneficiario.

Era uno scrittore di successo, la sua opera più celebre è la “Storia di San Michele”, che è stata tradotta in più di quaranta lingue e gli ha portato la fama internazionale.

Era un uomo contemporaneo, di larghissime vedute: quando Oscar Wilde uscì dal carcere dopo aver scontato due anni per sodomia, mentre il mondo lo scherniva ed evitava, Munthe invitò Wilde, insieme al suo partner Lord Douglas, a soggiornare a Villa San Michele. Munthe non accettò mai l’idea comune per l’epoca che l’omosessualità fosse una malattia.

Era dotato nelle arti musicali, suonava il piano ed aveva una voce da baritono.

Munthe era un abile costruttore: curò personalmente la costruzione della Villa e la sua sistemazione con ogni dettaglio.

Ogni casa parla del suo proprietario, delle sue abitudini, dei suoi costumi, i suoi gusti, i modi di pensare e di agire e per comprendere meglio Axel Munthe, entriamo nella sua Villa.

VILLA SAN MICHELE

Nel 1895 acquistò a Capri da un falegname una casa con annessi i ruderi di una chiesa. Negli anni seguenti, comprò i terreni circostanti con i resti del Castello Barbarossa, chiamato così dal soprannome del corsaro algerino Kheir ed-din, che lo espugnò nel secolo XVI.

Entrando nella Villa, si attraversano alcune stanze, che ci danno l’idea di come vivesse.

Partiamo dalla SALA DA PRANZO, alla cui entrata sul pavimento si nota un mosaico raffigurante un teschio con boccale di vino e brocca d’acqua, il messaggio era: goditi la vita, perché la morte arriva quando meno te lo aspetti. Pare infatti che fosse ossessionato dall’idea della morte.

Nella sala troviamo pregiati mobili in legno del Rinascimento bolognese ed utensili provenienti dalla Svezia.

Annessa alla sala c’è LA CUCINA, il regno di Maria e delle sue due sorelle, ragazze locali a cui Munthe aveva insegnato a leggere a scrivere. Non dava loro uno stipendio, ma avevano tutto ciò di cui avessero bisogno ed erano così devote a lui che una delle sorelle rimase ad accudirlo sino alla morte.

La cucina è ricca di utensili in rame, che testimoniano come si cucinasse sempre in Villa, anche se prediligeva una cucina sana e naturale, con prodotti locali, che offriva a qualsiasi ospite di qualsiasi rango. Consigliava a chiunque avesse raggiunto i cinquant’anni di non mangiare più carne, di mangiare frutta, verdura, pesce e pare che lui stesso andasse pazzo per i friarielli.

Dalla cucina si accede nell’ATRIO, in cui vi sono molti pezzi di epoca romana, che trovò durante la costruzione della Villa, sicuramente appartenenti alla Villa di Tiberio ivi costruita. Campeggia al centro un pozzo romano per raccogliere l’acqua piovana.

Salendo le scale, si giunge prima nella sua CAMERA DA LETTO e poi si passa nello STUDIO DI MUNTHE. L’occhio viene attratto da una testa di Medusa, che è una copia romana proveniente dal Tempio di Venere a Roma, l’originale è un’opera greca. Munthe disse di averla rinvenuta, mentre ammirava il mare dal suo vigneto.

Dato che giaceva in mare a 30 metri di profondità, a meno che fosse dotato di occhio bionico, risulta difficile credere alla sua versione. Però, in una casa da sogno in un’isola magica con un personaggio fiabesco, gli diamo il beneficio del dubbio.

Dagli appartamenti si esce in quello che è il pezzo forte della Villa: lo straordinario GIARDINO, ricco di statue antiche, ed il PORTICATO, da cui si ha una delle viste più incredibili di Capri sul Golfo di Napoli e Marina Grande.

“Voglio vivere così, col sole in fronte e felice canto beatamente, voglio vivere e goder l’aria del monte, perché questo incanto non costa niente” è la sensazione che ho provato io di fronte a tanta bellezza.

Non puoi non indugiare su questa balconata per osservare i colori di un mare che va dallo smeraldo all’azzurro e lo sguardo si perde in un infinito che ha le forme della baia di Napoli, Marina Grande e del borgo di Capri.

È qui che tutti scattano foto come se non ci fosse un domani, ma il panorama è talmente mozzafiato da meritare di essere immortalato per sempre.

Procedendo verso la parte alta della tenuta, si attraversano meravigliosi giardini di fiori. Munthe era un appassionato botanico ed ornitologo, tanto che nella sua tenuta sono stati fatti studi sugli uccelli migratori.

Nel verde dei giardini spicca il bianco della CAPPELLA SAN MICHELE del X secolo. Quando Axel Munthe mise piede su questo suolo, non c’erano altro che rovine. La storia di questa cappella è avventurosa. Viene saccheggiata dall’ammiraglio turco detto Barbarossa nel 1535. Torna ad essere cappella per poi variare nuovamente la sua destinazione d’uso e diventare polveriera durante la guerra tra Francia ed Inghilterra.

Munthe la trovò distrutta e sebbene inizialmente avesse pensato di fare qui la sua abitazione, decise invece di far sorgere la sua biblioteca, ma anche una sala concerti, in cui amava dilettarsi al piano, cantando le canzoni napoletani e suonando il suo compositore preferito, Schumann.

Appena fuori dalla Cappella, posta sul parapetto del portico troviamo la SFINGE, risale al XIII secolo a.C. sotto il regno di Ramsete II e sulla sua origine le leggende si sprecano, la più bella la narra lui stesso.

Ne La Storia di San Michele, Munthe scrive: “Tutto quel che avvenne è troppo strano e fantastico per essere tradotto in parole scritte, e poi non mi credereste mai se tentassi di farlo. Non so bene io stesso dove il sogno finisse e dove avesse principio la realtà..”.

Considerando che afferma di averla ritrovata in campagna dopo un sogno premonitore, ha ragione lui a dire che non si sa bene dove finisca il sogno ed inizi la realtà. Insomma, se a noi comuni mortali sono concessi sogni un po’ più “banali”, del tipo cadere nel vuoto oppure ti cadono i denti, a lui la notte ha portato buon consiglio e Morfeo in sogno gli ha fatto dono delle coordinate per scoprire un capolavoro, la Sfinge. Ecco perché ci si innamora di Munthe, è un essere speciale.

Chiosava dicendo “interrogate la grande Sfinge di granito, che sta accovacciata sul parapetto della cappella di San Michele. Ma domanderete invano. La Sfinge ha mantenuto il suo segreto per cinquemila anni. La Sfinge manterrà il mio”.

E con questo mistero della Sfinge ci appropinquiamo a lasciare un sogno, il suo, per ritornare alla realtà, la nostra.

Se ti ho incuriosito almeno un po’, prenota il tuo viaggio a Capri e vieni a scoprire Villa San Michele, te ne innamorerai.

Grazie per aver letto il post e ti aspetto al prossimo!

Maria Pia Maghernino