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A Casa del grande Alberto Sordi

A Casa del grande Alberto Sordi

Alberto Sordi viene all’unanimità riconosciuto come la più grande espressione della romanità nel mondo, ma è fuor di dubbio che lui sia stato ed è il simbolo della italianità nei suoi pregi e nei suoi difetti.
Ha rappresentato l’italiano nelle sue mille sfaccettature: l’italiano colto, ignorante, verace, falso, sagace, sciocco, furbo, ingenuo, moralista, anticonformista, arrivista, modesto, ricco, povero e tanto di più.

A Casa del grande Alberto Sordi

Questo articolo parla della casa di Alberto Sordi. Sordi è lo specchio della storia del 1900, ha espresso nei suoi film i cambiamenti che hanno caratterizzato il secolo scorso come la guerra, il voto alle donne, il divorzio, l’aborto.
In occasione dei 100 anni dalla nascita, nel marzo 2020 causa Covid viene aperta e chiusa la mostra alla sua Casa Museo, per poi essere riaperta a vicende alterne. E’ un’occasione straordinaria per vedere una delle ville più belle di Roma, dove ogni oggetto parla di lui, di questo uomo immenso.

Alberto Sordi nasce il 15 giugno 1920 e trascorre i primi anni di vita a Via di San Cosimato, 7 a Trastevere, sono questi gli anni in cui cresce all’oratorio e fa il chierichetto nella Basilica di Santa Maria in Trastevere.
La famiglia poi si trasferisce prima alla Garbatella e successivamente nel 1941 a via delle Zoccolette, dove per uno scherzo del destino divenne vicino di casa di Carlo Verdone, che poi diventerà l’erede artistico di Alberto Sordi. Da bambino Carlo tirava sassi alle finestre di casa Sordi, irretendo Aurelia che gli gridava “A’ ragazzì, basta, la voj piantà” .

A Casa del grande Alberto Sordi

Nel 1953 compra questa villa di Via Druso per 80 milioni poche ore dopo averla vista.  Anche De Sica la voleva, ma aveva perso una bella fortuna la sera precedente e non aveva la liquidità necessaria per acquistarla.
Sordi amava questa villa, che vedeva su questa altura  passeggiando con la Bianchi extra, ma era perennemente chiusa, in quanto i proprietari vivevano a Milano, e credeva addirittura che fosse un convento.

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Una volta a conoscenza della vendita, la compra e la riadatta alle sue esigenze, ad esempio da 11 piccole stanza crea un ampio salone, la rimessa la trasforma in teatro, poi costruisce una terrazza ed amplia la piscina.
I lavori li fece fare allo stesso architetto che aveva costruito la villa alla fine degli anni ’20, ovvero  Clemente Busiri Vici, di antica stirpe di architetti dal XVII secolo. Il doppio cognome deriva dagli architetti francesi Beausire, il cui capostipite aveva lavorato per il Re Sole, e da quelli italiani Vici di Arcevia, che avevano lavorato alla Reggia di Caserta.
Busiri Vici progetta la villa adattandosi all’orografia del terreno, creando vari corpi di fabbrica, che unisce tra di loro a formare una L.
Nel 2011 è nata la Fondazione Alberto Sordi, creata dalla sorella Aurelia, la quale, seguendo le volontà del fratello, volle creare un luogo aperto a tutti coloro che lo amavano.
Sulla casa esistono vincoli della Sovrintendenza, sia perché la struttura è di Busiri Vici, ma anche per le opere contenute all’interno, come ad esempio i quadri di De Chirico.
Nello Statuto Aurelia ha voluto che fossero tramandate la vita e le opere del fratello come memoria perpetua. Sappiamo che ci fu una lunga disputa sulla sua eredità, dopo la morte di Alberto vennero fuori ben 35 parenti e non c’era nulla di scritto sulla volontà di Sordi. Alla fine si diede ragione ad Aurelia, chi meglio di lei avrebbe potuto conoscere la volontà di Alberto?

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Per questa mostra sono stata presi in esame 30 progetti di giovani architetti della Sapienza e ne sono stati scelti tre, che hanno creato due padiglioni di 800 metri quadri. Al termine della mostra diventerà un Centro di Studi per coloro che studiano cinema.
Ciò che salta all’occhio è il colore rosso della villa, che richiama il laterizio di epoca romana.

A Casa del grande Alberto Sordi

Entriamo nella Villa, la casa di Alberto Sordi, con il rispetto che si deve al grande Alberto, sentendoci dei fortunati a poter varcare una soglia che fu di pochi privilegiati.
Alberto ne ha curato ogni dettaglio di questa casa. Scrisse che non solo aveva avuto il piacere di comprare una casa così bella, ma anche quello di arredarla.
In questo lavoro di arredo, venne aiutato dall’antiquario Fabrizio Apolloni, amico di infanzia, ma era proprio Sordi a scegliere gli oggetti ed i progetti.
Cosa vediamo entrando? Un luogo magico: il teatro!

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Il progetto fu quello di Gino Severini, un pittore cubo-futurista.
Concepito a volta ribassata, ha un palco con un grande telone in cui ci sono le soubrette. Al centro del palco c’è un pianoforte Beckstein, di grande pregio, amato da grandi compositori come ad esempio Wagner, e li si metteva a suonare Piccioni, autore di molte composizioni.
Era pieno di poltroncine azzurre, che ospitavano i suoi amici più intimi, che qui si divertivano, provavano le parti, si esibivano.
Non è solo un teatro, ma anche una sala cinematografica, in cui vedevano le prime dei film.

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Nelle nicchie troviamo le opere di Spadini, lo scultore delle dive, che aveva una vetrina da Tiffany. Troviamo le 7 arti fatte in terracotta invetriata, tecnica che risale al ‘400 con Luca della Robbia. Spadini è anche l’autore dei 35 ovali con il fondo blu.

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Nella sala si possono ammirare le foto giovanili di Alberto con la sua famiglia, era il più piccolo di 4 fratelli. Il padre era un musicista, la madre un insegnante, Alberto era il cocco di casa, specialmente di Aurelia.
Il teatro era la vecchia legnaia, lo volle lì perché era la parte più silenziosa.
Proseguiamo verso la palestra e sulla destra guardiamo gli abiti sartoriali di Saraceni, era un uomo decisamente elegante.

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La palestra era fornita di cyclette, pallone, sbarra e di un toro meccanico, con cui gareggiava con Anna Magnani e lei vinceva sempre!

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In tutti i luoghi troviamo telefoni e libri, perché lui lavorava in tutte le stanze della casa.

Altre stanze della Casa di Alberto Sordi

Andiamo nel salotto, dove si possono ammirare gli splendidi oggetti di cui si circondava, abbiamo la fascia da sindaco, di cui fu onorato per un giorno, il 15 giugno del 2000.

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Notiamo il ritratto fattogli da Rinaldo Geleng, che era un suo coetaneo, il ritrattista degli attori con una straordinaria capacità di cogliere la vera essenza del soggetto. Vediamo Alberto seduto su questo trono di cuoio con chiodi di ottone, l’espressione sorniona ed ironica di Sordi, ma gli occhi mostrano una certa malinconia.

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Vi sono oggetti dell’artista romano Bartolomeo Pinelli, che faceva soprattutto incisioni ed acquerelli, di lui ci rimane una Roma che non c’è più, un medioevo distrutto.
Pinelli nell’ultimo periodo della sua vita riproduce in scultura i temi che aveva già affrontato in pittura. A casa Sordi vediamo una scultura rappresentante una coppia di innamorati.
Sordi aveva una grande passione per gli animali, ebbe cinque cani con angoli della casa solo per loro.
Conobbe De Chirico al Caffè Greco, che voleva fargli un ritratto per tenerlo al suo studio. Alberto rifiuta, però compra 3 quadri, che ritroviamo in casa.

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Abbiamo il Trovatore ed Ettore ed Andromaca, che fanno parte della corrente metafisica, l’altro è I cavalieri nel paesaggio, che si rifà al ciclo cavalleresco cinquecentesco.
Quando De Chirico venne a trovarlo, rimase stupito di vedere le sue opere esposte alla vista di tutti e non in cassaforte. Sordi le esponeva per il suo piacere personale e voleva godersele.
Le opere di Giorgio De Chirico sono datate 1931, ma in realtà sono degli anni ’50, l’autore amava retrodatarle.
Abbiamo questi manichini tipici della Metafisica, senza volto, che fanno riferimento alla disumanizzazione della guerra. Gli elementi geometrici sono un omaggio al padre ingegnere, che al momento della nascita di Giorgio viveva in Grecia.

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Saliamo attraverso la scalinata, lungo la quale ammiriamo dipinti e l’orologio settecentesco in bronzo dorato.
Abbiamo il salone e la sala da pranzo, che si può solo intravedere, ma non è visitabile. Non ci resta altro che immaginarlo lì, magari con Aurelia in semplici sere d’inverno, oppure con un po’ più di fantasia vederlo seduto lì a desinare e ridere con Monica Vitti o con Carlo Verdone.

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Non bisogna tralasciare i dettagli della villa, come ad esempio le porte e le sovrapporte, vi è una cura meticolosa dei particolari, con uso di stili diversi.
Entriamo nel suo studio, un luogo emozionante, un luogo in cui possiamo figurarci il grande Alberto a leggere i copioni, analizzarli, divorarli, ma anche dove incontrava i registi. D’inverno si metteva a sedere vicino al camino. Lo studio, come tutta la casa, è un posto pieno di luce, circondato da moltissime finestre. L’arredamento è rimasto intatto, siamo a casa di Alberto esattamente com’era.
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Vi è una lampada a forma di tuba, un omaggio al padre.
Lo studio è ricco di scaffalature con tantissimi libri e foto con personaggi illustri, come ad esempio foto con il Papa. Sordi aveva una profonda religiosità, vera, non di apparenza.
Notiamo il vaso di fiori di De Pisis e qui c’era anche uno dei tre dipinti di De Chirico.
Si passa poi alla camera da letto, con stile ottocentesco, sobrio, ma con qualche caratterizzazione di colore, si nota infatti il rosso della poltrona, della lampada, del tappetto, che richiama le opere di Boetti, vi sono il telefono e la radio, da cui ascoltava le partite.
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Bellissima è la barberia, che era anche un camerino, si vedono gli specchi, che sono anche armadi. Vi è il telefono, perché qui riceveva registi, attori, a dimostrazione di ciò vi sono infatti dei divanetti.
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Questa è la parte più intima della casa, qui conosciamo Alberto.
La villa è molto grande sono 4 piani sopra ed uno sotto ed è divisa in 4 zone, la zona di rappresentanza, che è quella del salone, quella dei servizi, che non vediamo, la zona della camera da letto e poi quella del tempo libero.
La piscina non è visitabile, ma era già esistente al tempo in cui Sordi acquistò la casa, solo che ha pensato di raddoppiarla e c’è una grande stanza con vetrata che si affaccia sulla piscina.
Anche la cucina non è visitabile, ma quello era il regno di Aurelia, che conosceva i gusti di Alberto, che amava il pollo con i peperoni, la crostata di ricotta e visciole.  A casa c’erano come personale fisso il maggiordomo e una donna tutto fare.

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Sordi investì spesso nel mattone, prima di diventare famoso, negli anni ’50, aveva comprato una casa a Formia, frequentata da Vip, come ad esempio Marcello Mastroianni.
Poi nel ’53, acquista questa villa, in cui vi andrà ad abitare nel ’55 dopo i lavori.
In seguito, nel 1959 durante le riprese de “L’ultima guerra” ad Udine, compra una villa da quelle parti, ma li vi morì la sorella Savina e così decise di venderla per acquistare a Castiglioncello, la meravigliosa Villa Corcos a picco sul mare, appartenuta al pittore Vittorio Corcos, in cui vi girarono anche delle scene de “Il sorpasso” di Dino Risi.
Mentre era qui a Castiglioncello, muore il fratello Giuseppe ed Alberto decide di venderla.
Acquisterà una casa a Parigi, un appartamento a Roma per la sua segreteria.
Vediamo i due padiglioni dove vi sono gli oggetti di Alberto.

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Alberto Sordi è sempre passato come un avaro, ma in realtà non fu così. Fino al 1953 faceva teatro, film, doppiaggio, radio, era impegnatissimo e non lo si vedeva mai a cena fuori. Si creò una fama non veritiera di avaro.
Fino a 10 anni era nel coro delle voci bianche alla Sistina, durante le scuole medie comincia a recitare ed a 16 anni decide di lasciare la scuola, con dolore della madre maestra, prenderà il diploma serale.
Decide di andare a Milano a 17 anni, dove farà qualche comparsata ed incide un disco di fiabe e con questo denaro si iscrive all’Accademia dei Filodrammatici, dove però non venne apprezzato per la sua cadenza romana.
La grande occasione la ebbe con il Teatro nel 1944 e dopo la guerra con la radio e con il doppiaggio, dove doppiò Cary Grant, Robert Mitchum e Mastroianni.

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La radio gli da tanto, Sordi va da Sonego, direttore radiofonico, chiedendo un programma suo, ma gli viene risposto che era prematura.
Accadde però che a Sonego cadde l’orologio in mare ed Alberto si tuffò a riprenderlo, tanto da riuscire a sficcare a Sonego l’opportunità di fare alla radio 15 minuti a settimana alle 21.05, programma che ebbe un grandissimo successo.
Arrivò a commentare il giro d’Italia facendo il “compagnuccio della parrocchietta”, personaggio che prendeva in giro quei giovani dell’oratorio con una religiosità apparente, ma che poi sono furbi e cercano di scavalcare gli altri.
Il 1953 è l’anno dei Vitelloni, che lo consacra al grande pubblico. Nel 1954-1955 girò 20 film. Nel 1959 fece “La grande guerra” e da allora tantissimi film fino a che morì la sorella Savina e cominciò a riflettere sulla sua vita frenetica.
Lui inventa una comicità nuova, riprende la gente comune, i tic, le fissazioni, le manie
“Nestore l’Ultima corsa” è una grande riflessione sulla vecchiaia e sugli animali, lo segnò moltissimo e dopo questo film salvò 7 cavalli dal macello e donò dei terreni a Castel di Guido per fare un ricovero per cavalli.

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Sappiamo essere stato un uomo molto generoso, a Trigoria ha donato i terreni per il Campus Biomedico e per il Centro per la Salute dell’Anziano.
Ha fatto tantissima beneficenza al Divino Amore, al Messaggero, i soldi non li voleva senza sudarseli
L’ultimo film è con Valeria Marini, ma non incontra il successo aspettato.
Alberto non si sposò mai: la prima donna con cui ebbe una relazione lunga 10 anni fu Andreina Pagnani, di 14 anni più grandi di lui, per intenderci la doppiatrice della Garbo e della Davis.

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Ebbe tante donne, ma il suo vero grande amore, mai finalizzato, fu quello con la straordinaria Silvana Mangano.

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Ammiriamo i costumi di scena dei suoi film più famosi, il Marchese del Grillo, In viaggio con papà, Un borghese piccolo piccolo.

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La visita alla Casa Museo è una bella esperienza per conoscere meglio un mostro sacro della nostra cinematografia.
Siamo tutti un po’ il bulletto filoamericano Nando Moriconi, l’irriverente e burlone Marchese Onofrio del Grillo, il giovane brillante e preparato Guglielmo Bertone con il difetto di essere “dentone”, l’arrivista medico della mutua divenuto il senza etica, avido e cinico Prof. Guido Tersilli.
Potrei citare decine di altri personaggi interpretati magistralmente dal grande Alberto, ma nessuno sarà mai Alberto Sordi!

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