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KLIMT. LA SECESSIONE E L’ITALIA: VIAGGIO TRA LE OPERE DI UN ARTISTA RIVOLUZIONARIO

KLIMT. LA SECESSIONE E L’ITALIA: VIAGGIO TRA LE OPERE DI UN ARTISTA RIVOLUZIONARIO

“Klimt. La secessione e l’Italia” è una mostra antologica che vuole analizzare il rapporto di Gustav Klimt con l’Italia e soprattutto la nascita della Secessione. 

KLIMT. LA SECESSIONE E L’ITALIA: VIAGGIO TRA LE OPERE DI UN ARTISTA RIVOLUZIONARIO

Le opere dell’artista austriaco arrivarono a Roma all’interno dell’Esposizione Universale di Roma del 1911, dove Klimt presentò 8 dipinti e quattro disegni, tra questi ricordiamo il celebre “Il bacio”.

Ad accogliere la mostra di Klimt è Palazzo Braschi, che sorge sulle ceneri dell’antico Palazzo quattrocentesco degli Orsini, demolito nel 1791. L’anno seguente Papa Pio VI commissiona la costruzione del nuovo Palazzo per il nipote Luigi Braschi Onesti.

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È un palazzo neoclassico, come si evince dalla scalinata e dagli arredi interni, che divenne nel 1871 la sede del Ministero degli Interni, quando la famiglia Braschi lo vendette allo Stato Italiano.

Durante il periodo fascista fu la sede del Partito Repubblicano Fascista e questo suo legame con il fascismo farà sì che alla fine della guerra verrà depredato ed occupato dagli sfollati.

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Negli anni ’50, Palazzo Braschi viene ristrutturato e diviene la sede del museo di Roma.

Inoltriamoci all’interno della mostra, in cui veniamo accolti dall’immagine di Klimt con caftano, ovvero l’abbigliamento che utilizzava nel suo atelier di Vienna, dove principalmente si circondava di gatti e di modelle.

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Gustav Klimt aveva un carattere schivo, era un uomo solitario, abitudinario e che non amava stare in compagnia. Nonostante ciò, era molto amato dalle donne.

La Vienna in cui vive Klimt è una Vienna in piena trasformazione: l’Imperatore Francesco Giuseppe fa abbattere le mura che la circondano per realizzare la Ringstrasse, un grande viale pensato per il passeggio, e cominciano a sorgere nuove costruzioni monumentali.

Vigono, però, ancora edifici classici e si continua a ripetere uno stile che si rifà al passato, che entra in crisi proprio grazie alla presenza di artisti come Klimt e dell’architetto Otto Wagner.

Klimt nasce in un sobborgo di Vienna nel 1862 da una famiglia in cui si respirava e si amava l’arte: il padre era un orefice boemo, la madre era una donna che si intendeva di musica di lirica. Erano otto figli, di cui i due maschi diventeranno anche loro pittori.

Le sue grandi capacità artistiche si paleseranno da bambino e la sua formazione comincia proprio andando a studiare presso la Scuola di Arti e Mestieri, il luogo dove apprenderà le basi e le tecniche dell’arte.

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Con il fratello Ernst, anch’egli pittore, e Franz Matsch fonderà la Kunstler-Compagnie, che diventerà molto nota a Vienna e durerà fino al 1892, quando muore Ernst.  

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La morte del fratello gli creerà una specie di blocco, da cui ne uscirà fuori solo qualche anno più tardi, quando, nell’aprile del 1897, Gustav Klimt insieme ad altri 18 artisti decidono di essere innovativi e di staccarsi dall’Accademia di Belle Arti, fondando la SECESSIONE VIENNESE, che terminerà nel 1905. 

Questo movimento durerà otto anni, in cui verranno fatte 23 mostre.

Nella prima mostra viene realizzato il MANIFESTO, ovvero la pubblicità che viene realizzata intorno alla mostra. 

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Il Manifesto della prima mostra viene mostrato qui in due versioni: IL PRIMO MANIFESTO porta la firma di Gustav Klimt e rappresenta Teseo che combatte contro il Minotauro, Nella parte alta troviamo la scritta Ver Sacrum. Accanto vi è la figura di Atena, che controlla l’esito di questa lotta. Atena è la dea della ragione, della saggezza, sta lì a voler dire che è la ragione che aiuta nella vittoria, ma anche nella vita.

Questo Manifesto  viene censurato in quanto mostra i genitali maschili di Teseo, che, invece, vengono coperti nel SECONDO MANIFESTO.

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La Secessione decide anche di farsi il suo Palazzo per realizzare le mostre, un palazzo decisamente diverso dallo stile viennese e viene realizzato da Olbrich in tempi piuttosto brevi tra il 1897 ed il 1898, anche se la prima esposizione non fu realizzata qui.

Il PALAZZO DELLA SECESSIONE ha una forma cubica, al suo interno è bianco in modo da far risaltare le opere, con la cupola dorata e traforata, composta da migliaia di foglie di alloro.

Si comincia ad intravedere l’uso dell’oro che farà Clint poi negli anni successivi.

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Sulla trabeazione vi è il motto della secessione: “A ogni epoca la sua arte, all’arte la sua libertà”, che vuol dire che l’arte deve essere libera ed ogni tempo deve avere la sua arte, quindi non si possono stare sempre lì a rifare le cose precedenti.

La Secessione era solo per uomini, ma in realtà vi era anche la moglie di uno dei pittori della Secessione, anche lei artista.

Klimt fu sicuramente l’artista più fulgido della Secessione, in essa si realizzeranno due correnti, la corrente “stilista” di cui parte Klimt, ma anche Wagner, e la corrente “naturalista”, a cui aderiscono altri artisti che rimarranno legati a qualcosa di più realistico, che si ispira ancora all’arte ottocentesca.

Ad un certo punto queste due correnti si dividono e nascerà il “Gruppo Klimt”, in cui si realizzeranno delle mostre su Klimt e siamo nel periodo dorato.

“VER SACRUM”, “la Sacra Primavera”, è il titolo della rivista fondata dai secessionisti. Secondo la tradizione romana, chi nasceva in primavera era destinato a fare grandi cose, a fondare nuove città, quindi “Ver Sacrum” è l’auspicio per gli artisti di creare qualcosa di nuovo, una nuova arte e lo si faceva attraverso le riviste.

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La Secessione è stata importante anche nel campo del design, in mostra vi sono degli oggetti molto particolari, ricordiamo che Klimt si forma all’interno della Scuola di Arti e Mestieri, il laboratorio in cui si formavano tutti gli artisti.

Grazie all’architetto Joseph Hoffman, al pittore Moser ed ad un banchiere, nasce nel 1903 l’Officina Viennese, legata al mondo del design, che arriverà ad avere 100 dipendenti, che realizzeranno delle opere straordinarie di design.

In questa mostra si possono ammirare delle opere di design molto particolari di Hofmann.

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Torniamo al grande artista viennese in una sala in cui vengono mostrate una serie di cartoline, che ci parlano di viaggi di Klimt in Italia.

Klimt non amava viaggiare, ma venne in Italia alcune volte, visitando Venezia, due volte Ravenna, dove rimase abbagliato dai mosaici.

Queste cartoline sono indirizzate all’unica donna che probabilmente Klimt avesse amato, Emilie Floge, entrata nella vita dell’artista dopo la morte del fratello.

La sorella di Emilie aveva sposato il fratello di Gustav e divenne la sua compagna di vita, la sua modella e fonte di ispirazione.

L’opera più importante della mostra è senza dubbio “GIUDITTA I”, dipinta da Klimt nel 1901.

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Giuditta I costituisce un grande cambiamento nell’arte di Klimt, che comincia a dare scandalo, rappresentando questa donna nuda ed in atteggiamento voluttuoso. 

Per dipingere Giuditta Klimt utilizza un formato rettangolare e stretto.

Giuditta è il personaggio biblico, che liberò gli israeliti dalla dominazione straniera, e viene rappresentata con la testa di Oloferne, che però è a metà.  

Dipinge Giuditta mezza nuda, con un volto ricco di carica sessuale e con il corpo coperto da un velo sottilissimo, che fa risaltare ancor di più le nudità.

Troviamo l’utilizzo della tecnica della foglia d’oro, ricordando che Klimt nei suoi due viaggi a Ravenna era rimasto folgorato dall’oro dei mosaici bizantini di San Vitale.
Con Giuditta comincia il suo “periodo d’oro”, che durerà fino al 1909.

Klimt lavorerà per le famiglie più importanti della borghesia viennese, come i Bloch-Bauer, e diviene famoso per i suoi ritratti femminili, ritratti unici in cui riesci a percepire la personalità di queste donne.

Abbiamo il ritratto di Amalie Zuckerkandl ed il Ritratto di Signora in nero, dalla collezione del Belvedere di Vienna-

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Il vero scandalo avverrà quando creerà i PANNELLI PER LE FACOLTA’ DI FILOSOFIA, MEDICINA E GIURISPRUDENZA dell’Università di Vienna.

Fu il Ministero dell’Istruzione austriaco a commissionare a Gustav Klimt e Franz Matsch la realizzazione dei Pannelli per decorare il soffitto dell’Aula Magna dell’Università di Vienna. Il progetto era “La vittoria della luce sulle tenebre”.

A Matsch spettò il pannello della Teologia.

Le opere di Klimt furono altamente criticate dai committenti, poiché non esaltavano la razionalità, ma poi furono acquistate da due suoi committenti e sostenitori.

Durante il periodo nazista, queste opere vennero collocate nel Castello di Immendorf e purtroppo andarono perse a causa dell’incendio, che nel maggio del 1945 distrusse il Castello con tutti i suoi arredi.

Hanno cercato di ricostruire i pannelli attraverso le fotografie e le critiche che furono avanzata, ma l’unica colorata è quella della medicina.

Il primo Panello che realizza è quello della Filosofia nel 1899 e cominciano subito a piovere critiche.

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Nella parte sinistra abbiamo queste donne nude fluttuanti nel vuoto, che rappresentano la nascita, la fecondità e la morte; nella parte destra emerge una figura di Sfinge, ovvero l’enigma del mondo, che guarda indifferente le sofferenze   in basso la testa della Sapienza, che guarda verso l’esterno, ovvero la Filosofia poggia sulla conoscenza.

Deciderà di esporre la Filosofia all’Esposizione Universale di Parigi, dove invece riconosceranno il carattere innovativo e lo fregeranno della Medaglia d’oro alla migliore opera straniera.

L’anno dopo realizza quello per la Medicina e successivamente quello della Giurisprudenza.
Anche nel pannello della Medicina vi è un fluttuare di figure femminili, che sembrano essere inserite nel liquido amniotico dell’utero della donna.

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La Medicina si regge sulla figura di una donna, abbiamo l’esaltazione di essa con questa figura mitologica di Igea, la dea della salute, che sembra non avere a che fare con tutto ciò che avviene dietro.

Nel Pannello della Giurisprudenza il protagonista invece è un uomo anziano, legato da una piovra e contornato da tre figure giudicatrici, che sembrano quasi andare ad insediare quest’uomo.

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In alto le figure della Giustizia, della Legge e della Verità sono completamente separate da quella dell’uomo, insensibili alle sue sofferenze.

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Nel 1902 all’interno del Palazzo della Secessione, Gustav Klimt realizza su 3 pareti il FREGIO DI BEETHOVEN, l’occasione è la sedicesima esposizione degli artisti della Secessione Viennese.

Parliamo di 34 metri di lunghezza per 2 metri di altezza. Il fregio viene realizzato pensando alla Nona Sinfonia di Beethoven.

Parte da queste figure che volano, “L’anelito alla felicità”, che si scontra con le “forze Ostili” per poi trionfare con L’inno alla gioia.

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I mali arrivano ed incontrano questo cavaliere medievale fatto di questa foglia d’oro, che è accompagnato dalla passione, ovvero le due figure che lo sovrastano.

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L’anelito alla felicità continua il suo viaggio ed incontra il gigante Tifeo, una figura di scimmia, che ha prodotto come figlie le 3 Gorgoni, Malattia, Morte e Follia, e dall’atra parte le atre 3 figlie di Tifeo, ovvero l’Impudicizia, la Lussuria ed Intemperanza.

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Nella terza parete il Cavaliere dopo la battaglia con Tifeo si spoglia ed incontra in un abbraccio la Poesia.

Troviamo le figure femminili, che rappresentano le Arti che ti conducono in un regno di gioia, è un coro che canta L’inno alla gioia del Nona Sinfonia di Beethoven.

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La Felicità viene rappresentata da questo bacio degli amanti, la passione.

Vi è una foto che lo ritrae con la sua compagna Emilie in un abbigliamento particolare, sicuramente non conforme ai canoni dell’epoca, Emilie era a favore dell’abolizione del busto.

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Emilie era sarta ed aveva un atelier bene frequentato a Vienna dagli artisti della Secessione, che decise di tenere aperto anche dopo la morte di Gustav.

Nel 1910 Klimt manderà 20 opere alla Biennale di Venezia, ci sarà una vera e propria sala dedicata a lui e qui ritroviamo un’opera “LE AMICHE“, che però a Venezia era affiancata dall’opera “LE BISCE D’ACQUA”.

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Vi è poi la sala del rapporto di Klimt con i Pittori romani della Secessione, il più conosciuto è Duilio Cambellotti.

Klimt muore nel 1918 a causa di un ictus, lasciando delle opere incompiute tra cui “LA SPOSA”, che troviamo nell’ultima sala. E’  vestita di blu ed ha un carattere sognante, accanto c’è la figura dello sposo, vestito di arancione, e vi sono una serie di figure femminili, che non sono altro che il sogno erotico della sposa, che culmina con la figura di destra, il piacere fisico, una figura femminile le cui parti più intime sono coperte da un velo, ma si scorgono anche riferimenti fallici.

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L’ultima opera è il RITRATTO DI SIGNORA, appartenuta al facoltoso Ricci Oddi, che alla sua morte la dona al Comune di Piacenza.

Nel 1996, una studentessa fa una scoperta eclatante: Klimt la dipinge sopra un precedente ritratto di donna,  ne toglie il cappello, modifica l’abito, ma la posa resta la medesima.

Nel 1997 viene trafugata dalla Galleria Ricci Oddi in maniera rocambolesca e verrà ritrovata in maniera ancora più incredibile nel 2019 in un sacco di plastica, durante i lavori di giardinaggio lungo le mura del Palazzo.

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E con questo capolavoro perduto ritrovato, vi lascio alla Mostra di Klimt ed alle sue immortali opere.

Qui è il link per prenotare la tua visita alla Mostra “Klimt. La Secessione e l’Italia”. Klimt. La Secessione e l’Italia | Museo di Roma

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